Roma, 4 ago – La battaglia sulle cifre di Ceuta, ingaggiata in tutta Europa dalla sinistra, non è servita soltanto a cercare di ridimensionare ciò che è successo ma soprattutto a impedire che qualcuno ponesse la domanda decisiva: che cosa è realmente accaduto alla frontiera tra Spagna e Marocco? Per giorni il dibattito italiano è rimasto imprigionato nella caricatura imposta dal Partito Democratico e campo largo: da una parte i responsabili difensori della verità, dall’altra una destra isterica che avrebbe scambiato una città africana per una porta spalancata nel cuore dell’Europa. Nel frattempo, però, i nuovi elementi emersi dalla Spagna rendono sempre meno credibile la rappresentazione di un fenomeno spontaneo, disordinato e politicamente irrilevante.
Ceuta, tra gli immigrati c’erano agenti marocchini
Secondo quanto riferito da El Español, fonti della Guardia Civil avrebbero riconosciuto attraverso il sistema di videosorveglianza della frontiera alcuni appartenenti ai servizi d’informazione marocchini entrati a Ceuta insieme agli immigrati. Se la loro presenza non dimostra automaticamente che Rabat abbia organizzato l’intero assalto, né consente di stabilire quali incarichi stessero svolgendo, è altrettanto vero che ciò rappresenti un fatto di sicurezza nazionale incompatibile con la narrazione della semplice “fuga collettiva” verso condizioni di vita migliori. Anche le ricostruzioni più prudenti descrivono un quadro inquietante. Fonti d’intelligence citate da Reuters ritengono che il Marocco possa avere consentito l’ondata attraverso un allentamento dei controlli, pur senza averla necessariamente pianificata in ogni dettaglio. Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha accusato apertamente Rabat di avere favorito gli ingressi, mentre la Commissione europea ha ricordato che l’immigrazione non può essere utilizzata come strumento di pressione politica.
È precisamente questa possibilità che la propaganda della rassicurazione ha cercato di rimuovere. Un ingresso simultaneo di decine di migliaia di persone attraverso una frontiera presidiata non deve necessariamente essere coordinato come un’operazione militare per assumere il carattere di una azione ostile. È sufficiente che uno Stato scelga di non impedire ciò che potrebbe impedire, lasciando che la pressione demografica produca conseguenze territoriali, diplomatiche e politiche sul vicino.
La rivendicazione su Ceuta non nasce oggi, ma Google Maps lo conferma
La crisi si inserisce, ovviamente, in una disputa sulla sovranità che non è affatto nuova. Il Marocco considera Ceuta e Melilla territori occupati, mentre la Spagna le ritiene parte integrante del proprio territorio nazionale. È interessante notare però alcune aperture inaspettate dopo anni di “quiescenza”: lo scorso marzo, per esempio, Michael Rubin, ricercatore dell’American Enterprise Institute ed ex funzionario del Pentagono, aveva invitato Rabat a organizzare una nuova “Marcia Verde” verso le due città, sul modello dell’operazione con cui nel 1975 il Marocco rivendicò il Sahara occidentale. Allo stesso modo, Yair Netanyahu, aveva invitato su X gli arabi ad impegnarsi in una vera guerra di liberazione, indicando quindi Ceuta e Melilla come obiettivi realistici. Sarebbe scorretto parlare di un piano congiunto tra Washington, Tel Aviv e Rabat. Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorare che settori influenti del mondo politico e strategico americano e israeliano stanno offrendo una legittimazione internazionale alle rivendicazioni marocchine.
Persino la cartografia digitale ha legittimato questa ambiguità. Google e Apple rappresentano il confine di Ceuta con una linea tratteggiata, convenzione normalmente utilizzata per i territori contestati. Una scelta che riflette il clima che, almeno dal 2023, aleggia su quel quadrante di Mediterraneo. Se Madrid considera la città indiscutibilmente spagnola, le grandi piattaforme hanno già incorporato nella rappresentazione geografica la pretesa marocchina.
L’Europa non considera Ceuta un problema così lontano
La sinistra italiana ha insistito sulla collocazione africana di Ceuta e sul suo regime speciale all’interno di Schengen, quasi che bastasse l’esistenza del mare per dimostrare l’inesistenza di qualsiasi rischio europeo. Eppure le reazioni degli altri governi europei raccontano una storia diversa. L’Italia ha reintrodotto temporaneamente i controlli sui collegamenti con la Spagna, mentre 22 Stati hanno chiesto un rafforzamento coordinato delle frontiere esterne. La Commissione europea ha convocato il confronto tra i ministri dell’Interno e Ursula von der Leyen ha proposto di aumentare il sostegno a Rabat per il controllo dei confini. Forse anche i governi europei ignorano che Ceuta si trovi in Africa? Oppure hanno compreso ciò che il Pd e i suoi epigoni fingono di non vedere: una pressione concentrata su una frontiera esterna dell’Unione riguarda inevitabilmente l’intera Europa, anche quando l’accesso immediato alla penisola iberica è sottoposto a controlli.
I “rimpatri” celebrati dalla sinistra
Resta infine il capolavoro propagandistico dei presunti 48mila rimpatri realizzati da Sánchez in poche ore. Gli stessi commentatori che avevano denunciato come razzista e allarmistica la definizione di “invasione” hanno immediatamente celebrato l’efficienza spagnola nel rispedire gli immigrati in Marocco. Peccato che la maggior parte di quei movimenti sia consistita in ritorni volontari attraverso una frontiera terrestre confinante. Molti erano rimasti senza cibo, riparo o possibilità di proseguire e hanno semplicemente percorso la strada inversa. Non sono 48mila decreti di espulsione, 48mila identificazioni e 48mila rimpatri coercitivi paragonabili alle procedure italiane. Ma la distinzione è scomparsa non appena è diventato utile contrapporre il “decisionismo socialista” spagnolo all’inefficienza del governo Meloni.La traiettoria propagandistica rimane però una delle più sorprendenti degli ultimi anni: prima hanno negato l’emergenza, poi hanno rivendicato come un successo la risposta straordinaria resa necessaria proprio dalla sua gravità, abdicando di fatto al dogma dell’”accoglienza assoluta”.
Ora sappiamo che migliaia di persone si trovano ancora a Ceuta, che i centri sono al collasso e che tra gli entrati sarebbero stati individuati anche uomini dell’intelligence marocchina. Non basta ancora per dimostrare l’esistenza di un’unica regia. Basta, però, per seppellire definitivamente la favola della pacifica escursione raccontata dalla sinistra italiana.
Vincenzo Monti