
A dettare la linea sono quei galantuomini dell’opposizione siriana. Salem al Meslet, portavoce della delegazione dell’Alto comitato dei negoziati nel quale sono raggruppati alcuni dei gruppi chiave dell’opposizione, ha dichiarato: “Noi speriamo che i negoziati comincino con discussioni sull’organo di transizione, che avrà tutti i poteri compreso quello del presidente della repubblica. Non ci sarà alcun ruolo in questo organo per coloro che hanno commesso dei crimini, compreso Bashar al Assad”. Nei giorni scorsi il negoziatore capo dell’opposizione Mohammed Allush ha affermato che questo periodo di transizione deve iniziare “con la caduta o la morte di Bashar al Assad”.
Sulla questione è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni. Sulla Siria, ha detto, c’è “grande speranza”, ma “da parte del regime di Damasco non tutti gli impegni sono stati mantenuti” e ci sono ancora “zone sotto assedio”. Ci vuole una prospettiva politica, ha sottolineato il titolare della Farnesina: “Non è possibile immaginare una transizione in Siria e un nuovo contesto pluralistico e pacifico con ancora Assad alla guida”. Insomma, la Siria, par di capire, sta commettendo due peccati capitali: combatte ancora i terroristi e intende decidere da sé da chi farsi governare. Ma chi si credono di essere, questi siriani? Uno stato sovrano?
Giorgio Nigra
2 comments
gentiloni, altro perfetto esempio di “servo dei servi”… oltre che di incompetenza, naturalmente.
Gentiloni non è migliore della Bonino, né di Terzi di Sabt’Aagatha.
Occorre ricambiare.