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immigratiRoma, 14 mar – La chiamano “etnicizzazione”: come se quella italiana non fosse un’etnia, in questo caso l’etnia soccombente rispetto alle dinamiche demografiche e sociali in atto. L’etnia sostituita da altre etnie sostituenti. Accade nelle città, ma accade anche nelle campagne e nelle montagne, cosa a cui gli immigrazionisti tengono in particolar modo, forse perché intaccando il tessuto vivo delle comunità rurali si accelera e rende definitiva a Grande Sostituzione più di quanto non accada facendo lo stesso nelle metropoli.

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Enrico Borghi, deputato Pd e presidente della commissione Ambiente e territorio, tempo fa si lasciò sfuggire un tweet eloquente: “Dati dicono immigrati si stanno integrando e sostituendo ad autoctoni nella filiera produttiva”. Ora a questa lenta ma inesorabile colonizzazione l’Università Bicocca di Milano, in collaborazione con la rivista torinese “Dislivelli”, ha dedicato un convegno dai toni apologetici, di cui dà conto un altrettanto entusiastico articolo sul Corriere della Sera, che ha il coraggio di titolare “I migranti salvano la montagna”. Come se la montagna non stesse bene anche per conto proprio, con o senza gli uomini, anzi, molto meglio senza che con. Tra le Alpi e gli Appennini, ci viene detto con sommo giubilo, la presenza straniera era, nel gennaio 2014, di oltre 350 mila persone.

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“Considerando il tasso di incremento medio annuo della popolazione italiana – leggiamo – si può dire che la tenuta complessiva della popolazione nei comuni delle aree interne è dovuta alla crescita della popolazione straniera, specificamente durante il periodo di crisi generalizzata”. Se la logica avesse un senso, si dovrebbe dire che l’arrivo degli immigrati non determina “la tenuta complessiva della popolazione”, ma il cambiamento di una popolazione con un’altra, a meno che al termine “popolazione” non si dia un’accezione puramente individualistico-burocratica. L’articolo prosegue tutto su questo tono estasiato, spiegando i vantaggi di rottamare gli italiani con una popolazione nuova.

En passant si cita “l’iniziale ostilità della popolazione locale nei confronti degli immigrati africani” e il fatto che “la presenza di numerose famiglie cinesi ha anche comportato difficoltà nella vita quotidiana e nella comunicazione”, ma gli inconvenienti sono stati superati grazie a “una scuola ad Asti che insegna a tessere, a cucire e a lavorare la ceramica”, a “iniziative di mediazione sociale e scolastica” e ad altri “percorsi di inclusione”. In altre parole, non c’è nessun meccanismo spontaneo, nessuna dinamica virtuosa, c’è un progetto deliberato, che incontra resistenze popolari e difficoltà oggettive ma che viene imposto con politiche ad hoc. Dei cui costi, ovviamente, si tace.

Giuliano Lebelli

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5 Commenti

  1. L’Ungheria pure ha problemi di natalità come l’Italia, però il governo si è mosso e dà 32 mila euro per il terzo figlio…e l’incentivo non si limita all’aspetto economico, ma è in generale un impegno a riscoprire l’importanza di una demografia sana e favorire le nascite, che sono il futuro di un paese. In Russia idem, i bambini sono ben visti ovunque.
    http://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/lungheria-difende-davvero-la-famiglia-altro-che-renzi-ed-alfano/

  2. Quando un tempo la bonifica della zona paludosa fù fatta da tanti Italiani dove sorse addirittura Littoria una provincia , poi fu cambiato in latina nel 1944 per eliminare la prova inconfutabile della forza buona del fascismo e di Mussolini
    Oggi dobbiamo assistere a queste cavolate per propagandare la sostituzione
    Era solo un esempio , per le nascite oggi finalmente Ungheria e Russia stanno provando a rifare come ai tempi di Mussolini
    Oggi si permette di far scappare giovani di cultura e non per lavoro fuori dall ‘Italia mentre si aiuta in tutti i modi chi di questo paese non conosce neanche la storia e che mai un un loro parente abbia mai dato ne la vita ne abbia servito in tempo di guerra per il nostro paese o abbia almeno svolto un misero servizio di leva a 4 lire
    Il pesce puzza dalla testa che comanda pure l ‘informazione

  3. Vorra’ dire che ricolonizzeremo l’Italia. Ci vorra’ un po’ di tempo, si dovra’ ricostituire un popolo apparentemente disinteressato, ma si fara’. La condizione preliminare, pero’, e’ la totale rimozione della classe dirigente, ove responsabile, sia a livello locale che centrale. La prima delle due cose e’ invero molto semplice. Bisogna rifuggire il pessimismo e mettersi al lavoro.

  4. E’ come un’infezione: se si localizza in un ascesso è relativamente semplice rimuoverla, se necessario anche cruentemente, per via chirurgica; se diventa sistemica, uccide chi la subisce. Esistono antibiotici specifici?

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