Roma, 10 giu – È bello il verde, meno il giallo. Un’altra volta discuteremo del forcaiolismo espresso dai grillini al governo e dal ministro della giustizia, perché oggi ci interessa quel magnifico eretico che è il ministro della famiglia, Lorenzo Fontana. All’unisono con Salvini, ha ribadito che la pacchia è finita, e non solo per i clandestini afro-islamici che ormai considerano questo paese come una terra di nessuno ove ognuno può piantare la propria bandiera. La pacchia è finita pure per gli imbonitori e i maramaldi dalla lingua di legno, col doppiopetto stretto tanto che soffoca, i Saviano, i priori, la crème de la crème di questa società di cartapesta che fino ad oggi si è sorretta sul precario equilibrio di un odioso politicamente corretto, ovvero la nuova frontiera della censura di regime.
Ogni tanto fa bene prendere esempio da ciò che accade oltre i nostri confini. Ebbene Trump non più di qualche mese fa ha marciato assieme a Melania contro l’aborto e la strage degli innocenti che da decenni miete vittime, e fu un suo consigliere, uno splendente libertario d’estrema destra, a consigliargli che è giunta l’ora di infrangere a suon di mazzate l’ipocrita vetrina della correttezza politica. Guardiamo e prendiamo esempio, facciamo come il ministro Fontana. Le leggi non si limitano ad indirizzare i nostri comportamenti verso la via giusta, ma creano anche cultura, valori, priorità. Ora, la legge sull’aborto nessuno ha intenzione di toccarla, ma il concetto che sta dietro quella legge può essere messo in discussione, eccome! Il principio di realtà vuole che se stiamo morendo per denatalità, si debba fare di tutto per incentivare le nascite di bambini e per dare alle donne incerte e insicure la possibilità di prendere in considerazione l’ipotesi di divenire madri. E magari ricordar loro che l’aborto è nei fatti l’uccisione di un essere vivente che sta crescendo dentro di lei per poi venire alla luce facendo sì che il ciclo vitale ricominci, non si arresti, non arresti la nostra civiltà. Niente vi frega di quella creatura e una legge ve lo permetto: nessuno fa il moralista, ma almeno la storia vera dovete conoscerla e sapere che il frutto di una vostra sbadataggine finirà nei rifiuti ospedalieri, probabilmente reparto “organico”. Un aborto non è una vittoria, ma semplicemente il trionfo di un diritto, e dove nasce un diritto muore una libertà. Quest’ultima, se intesa in senso assoluto, finirà per ledere quella dei più deboli.
Lorenzo Fontana a questo si è limitato ma potremmo aggiungere che il mondo femminista, che oggi sventola la bandiera “anche uno sguardo è violenza” e straparla di quote rosa, di leccatine indesiderate vent’anni dopo e di ghigliottina preventiva (che non mozza solo le teste), cade nell’ipocrisia più assoluta quando decide di disinteressarsi della vita e del diritto di nascere del miliardo di esseri viventi che sono stati uccisi nel nome della rivoluzione femminista. Che somiglia, per modi e delicatezza, a quella dell’ayatollah Komeini.
Si indignano nei loro circoli esclusivi dove i racconti del marchese De Sade sono stati aboliti per eccessivo erotismo: eppure la figa pare piaccia molto anche a quelli di sinistra. Harvey Weinstein docet. Ma un insieme di personaggi insopportabili, dall’appassionata animalista vegana al sacerdote dell’omosessualità come virtù, di appassiti commedianti e assatanati comunisti privi di proletariato, veicola un messaggio fondamentalmente insensato ma propagandato con una forza eccezionale: il falso altruismo, la falsa bontà, l’inverosimile preoccupazione per gli altri. E chiunque ammetta di non essere così interessato a spendere il proprio tempo per una battaglia non condivisibili viene recluso tra i pazzi e i pericolosi. Noi difatti siamo una via di mezzo tra il razzista-fascista e lo psicopatico. Perché solo un folle, così dicono, potrebbe affermare che una coppia formata da due uomini non ha il diritto di avere un figlio, operando così un’assurda discriminazione. Lo notate? La questione viene immediatamente posta in modo tale che l’obiezione risulti una violenza, un attacco alla libertà, la mutilazione dei diritti. Quando invece è tutto molto più semplice, come ci ha ricordato il ministro Fontana: se la natura vuole che un essere umano possa nascere soltanto dall’incontro dello spermatozoo con l’ovulo, significa che quell’uomo e quella donna rappresentano le due colonne portanti della vita di quel futuro bambino. E allora Fontana è un retrogrado, Dolce e Gabbana meritano il boicottaggio e Barilla la chiusura della sua azienda, e tutto questo nel nome dell’avanzamento del progresso, della società apertissima, vivacissima, nuovissima, dove tutti siamo uguali e i diritti vengono prima di tutto. Il presidente Enrico Rossi ha esortato chiunque a portare i bambini al Toscana Pride che si terrà a Siena. Anche in questo caso, capite, l’ideologia è stata elevata a verità assoluta, ed egli è talmente fazioso che ritiene giusto inculcarla nelle menti di coloro che devono ancora formare la propria coscienza, la propria personalità, la propria cultura. E non sta scritto da nessuna parte che quest’ultima debba coincidere con quella di Rossi, della signora Luxuria, della senatrice Cirinnà e di tutto il cascame della sinistra che si sta strozzando con le proprie mani. Ci siamo rotti le palle della narrazione delle famiglie arcobaleno come luoghi di apertura mentale e bontà e, al contrario, delle famiglie tradizionali come tetri luoghi di costrizione. Ce le siamo rotte perché queste loro opinioni hanno la caratteristica di non ammettere il parere contrario, e in tutto questo loro si autoproclamano democratici.
Avete presente quando, nel film Carnage, un cinico Cristoph Waltz risponde alla sua interlocutrice politicamente corretta che le sue battaglie sul benessere degli africani gli aveva fatto venire voglia di iscriversi al Ku Klux Klan? Ecco, vale la stessa identica cosa.
Lorenzo Zuppini

5 Commenti

  1. Va supportato. C’è ancora qualcuno “non femmineo”, qualcuno con la schiena dritta che ci ricorda cosa è naturale e cosa non lo è.

  2. …articolo troppo ”arruffato” ..Mischiare l’omosessualità con l’aborto è come i cavoli con le rose…Purtroppo l’aborto molte volte, se non sempre, è l’estrema soluzione ai problemi che una ragazza o coppia devono affrontare…mancanza di lavoro, mncanza asseoluta di aiuti alla maternità, infanzia ( assenza di asili nido ….cure pediatriche..) Occorre fare leggi ,seguite da fatti, perché tali problemi siano risolti,: altrimenti sono solo chiacchiere da tromboni…

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