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pogba 10Torino, 2 ago – Chiudete gli occhi e pesante al vostro primo idolo con le scarpe da calcio allacciate, lanciato in campo aperto accarezzando il pallone. Fatto? La generazione anni ’90, quella di cui fa parte chi scrive, in larga parte avrà pensato a Ronaldo, altri a Del Piero, qualcuno a Zidane, i più esotici a Yaya Touré, i collezionisti a Rijkaard, gli ossessionati dall’oltremanica a Vieira, i palati fini a Platini, i frequentatori di pub a Cantona e quelli che nei pub ci vanno, finendo le loro serata con proverbiali scazzottate, a Roy Keane. C’è un calciatore, nato a Lagny-sur-Marne, quartiere di Parigi, il 15 marzo 1993 che è la perfetta sintesi delle vostre icone, risponde al nome di Paul Pogba veste la maglia numero 10 della Juventus ed è capace di qualsiasi cosa sul rettangolo verde.



In un articolo su L’Ultimo Uomo, apparso in rete nel luglio 2015, si tessevano le lodi del francese: “I paragoni con giocatori tutti molto diversi tra loro testimoniano l’eccezionalità di Paul Pogba. È Rijkaard o Vieira, perché se gioca davanti la difesa, con le sue lunghe leve riesce a intercettare palloni e avversari come un mediano difensivo. È Yaya Touré, perché con la sua falcata copre tutto il campo, con il pallone e senza pallone. È Zinedine Zidane, perché è capace di danzare tra gli avversari e mettere i compagni in porta. Tira da fuori come pochi al mondo, di testa e in acrobazia è un centravanti, non ha alcun problema a lanciare lungo, dribbla sullo stretto, è devastante in campo aperto ed è capace come pochi di dare strappi alle partite”. Pogba è la quintessenza del giuoco del calcio, più nocivo del capitalismo per gli avversari, paralizza la manovra dei nemici, educa il pallone al suo volere e può colpire da ogni posizione. Come lo 80 cm Kanone in Eisenbahlafette, cannone ferroviario di fabbricazione tedesca utilizzato durante il secondo conflitto mondiale.

Negli assolati pomeriggi di agosto a Manchester, sponda United, hanno smesso di mangiarsi le mani per essersi fatti scappare, nell’estate 2012, un semidio del pallone e sono pronti a mettere sul piatto 110 milioni – a cui vanno sommati i 12 milioni di euro a stagione che percepirà il nazionale transalpino, più bonus, per cinque anni e i 23 milioni che finiranno in tasca al suo procuratore Mino Raiola – per assicurarsi i servigi del Polpo Paul. I puristi della spending review, orrori costruiti a Wall Street, sono in piedi sui tavoli a sbraitare contro le leggi del mercato. Ma allora Pogba vale 110 milioni di euro? La risposta è no, vale molto di più.

Partiamo dall’Adidas, sponsor ufficiale della Juventus. Nell’ultima annata la casacca del numero 10 della Vecchia Signora è stata venduta per 667mila volte – ottavo al mondo, unico tra i primi dieci proveniente dalla serie A – moltiplicando la cifra per 80, come gli euro che ci vogliono per sfoggiarla, nel volgere di un nulla si accumula un gruzzoletto di, oltre, 50 milioni di euro. Adidas è anche il finanziatore del Man Utd, le due parti hanno siglato un accordo nel 2014 che porterà nelle casse dei Diavoli Rossi 941 milioni di euro in 10 anni. Inoltre la formazione inglese è la terza compagine al mondo più ricca – fonte Forbes – con un valore di 3.32 miliardi di dollari, secondo solo al Barcellona, 3.55 mld, e al Real Madrid, 3.65 mld. Non è finita qui. Il calcio degli anni ’80, quello delle bandiere e dei tre stranieri per squadra – idolatrato dal sottoscritto – è una cometa che ha smesso di illuminare. Il pallone guarda al globo nella sua interezza. Serve avere un mercato negli States, in Asia, in Africa e in Oceania. Il Manchester United vende il proprio materiale da Londra fino ad Hong Kong continuando ad aumentare le cifre e con Pogba tra le proprie fila l’aumento del 32.1% registrato nel primo trimestre del 2015, ultimi dati disponibili, schizzerà verso le stelle. In pratica come recita Il Foglio: “Il costo del cartellino del giocatore originario della Guinea e parte del suo ingaggio verrebbero pagati dai fan dei Diavoli rossi”.

A questo punto si possono aprire migliaia di considerazioni, parlando di botteghini e stadio – per inciso i Red Devils hanno incassato 29.8 milioni di sterline nei primi tre mesi del 2016, solo per biglietti e pacchetti venduti – parlando del fatto che il Man Utd non disputerà la Champions League, che con Mourinho la rifondazione è alle porte, che il fantasma di Sir Alex Ferguson aleggia ancora all’Old Trafford e che Ibrahimovic vuole la corona che fu di Cantona. Intanto Pogba è già stato ripagato ancora prima di aver firmato con i Diavoli Rossi ed il pallone corre, mentre noi, bianconeri a parte, siamo fermi a Musacchio e i soldi dalla Cina che non arrivano, per non parlare dei mal di stomaco manciniani.

Lorenzo Cafarchio

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