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Torino, 04 gen – Chiara Appendino, il sindaco pentastellato di Torino, ha deciso di utilizzare i voucher per il pagamento di alcuni lavoratori del comune. La notizia circola da un paio di giorni ed è stata confermata dall’entourage del sindaco grillino. Vediamo bene di cosa si tratta. È ancora aperto – e lo resterà fino al 27 gennaio – il bando volto a selezionare cinquanta giovani al di sotto dei trenta anni che collaboreranno con i mediatori culturali del Comune di Torino e saranno pagati proprio con i voucher da 10 euro lordi (7,50 netti). A spiegare il motivo di questa scelta ci pensa l’assessore all’integrazione Marco Giusta spiegando che il bando deriva dalla delibera dell’amministrazione precedente (quella di Fassino). A detta di Giusta se la giunta avesse modificato quel bando avrebbe rischiato di perdere i trentacinque mila euro stanziati dalla Compagnia di San Paolo, partner del comune nel progetto “Giovani per l’integrazione” alla base del bando. L’amministrazione comunale, dunque,  pur condannando l’utilizzo dei voucher precisa che sarebbe stato altrettanto ingiusto rinunciare al finanziamento, precludendo ai giovani la possibilità di effettuare questo percorso. Certo sarebbe sbagliato attribuire la colpa di quanto prevede quel bando solo al sindaco Appendino. Non possiamo negare, però, le sue responsabilità. Vediamo perché.

Sangue di Enea Ritter

La Compagnia San Paolo – la fondazione bancaria che finanzia questo progetto – ha siglato accordi con ventiquattro comuni per un totale di 2,5 milioni di euro l’anno sotto forma di voucher da distribuire ad associazioni del terzo settore. Si tratta di una delle maggiori fondazione bancarie private d’Europa. Come tutte le associazioni legate al mondo della finanza, è molto affezionata ai migranti. Con i suoi bandi pur di integrare gli stranieri è disposta a far lavorare gli italiani come precari. Daniela Gregnanin, coordinatrice dell’aerea inclusione, voucher sono strumenti funzionali e costituiscono un modo per sostenere le persone svantaggiate, esprimendo anche l’intenzione di scrivere al ministro Poletti per informarlo che troppe restrizioni sui voucher potrebbero ledere le loro attività.

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Tornando alla vicenda che riguarda Chiara Appendino. Il sindaco avrebbe dovuto far sentire la propria voce invece che accettare supinamente i dicktat della Fondazione. Tutti ricordiamo gli strali che il M5S ha lanciato contro i voucher. Per Grillo: “I voucher hanno fatto sprofondare verso il basso il lavoro una volta tutelato dai contratti. Chi era in nero è rimasto in nero, ma lavoratori che sarebbero stati assunti con qualche contratto precario, si sono visti offrire gli ancora più convenienti, per le imprese, voucher”.

Insomma, dal movimento ci si sarebbe aspettato un comportamento simile a quello assunto nei confronti delle grandi opere. Se, infatti, un amministratore locale rinuncia a investimenti di svariati milioni di euro pur di lasciare a bocca asciutta gli speculatori, lo stesso può essere fatto per una cifra assai più inferiore. Cosa sono i trentacinquemila euro della San Paolo contro i milioni delle Olimpiadi? La risposta che ha fornito la giunta torinese sa tanto di vecchia politica, come direbbero i cittadini pentastellati.

Chiara Appendino, probabilmente in futuro sarà più attenta ad evitare questi spiacevoli compromessi. Intanto, questa vicenda ci insegna che sul tema dei migranti le politiche dei grillini non si differenziano da quelle del Partito democratico. Parafrasando lo slogan della campagna elettorale del sindaco di Torino: l’alternativa non è affatto “Chiara”.

Salvatore Recupero

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