Roma, 17 mag – Sul Covid in Corea del Nord si potrebbe quasi scrivere la trama di un film. Dai contorni estremamente ambigui, come tutta l’evoluzione della sceneggiatura.

Covid e Corea del Nord, la fase “zero positivi” ma milioni di vaccini richiesti

Dagli inizi del 2020 fino allo scorso autunno, in Corea del Nord praticamente non esisteva il Covid, stando alle dichiarazioni ufficiali. Non solo, nel settembre del 2021 il governo di Pyongyang rifiutava le forniture dei vaccini esprimendo un secco “facciamo a modo nostro”. Appena due mesi dopo, alla fine del novembre 2021, nuovo mutamento nelle dichiarazioni ma anche negli intenti: sì ai vaccini, ma senza positivi. Pyongyang si faceva rifornire di 4,7 milioni di sieri, ma sostenendo di avere contagi zero. Il che è un po’ bizzarro visto che il contagio zero è, praticamente, impossibile, al netto del delirio della gestione di un virus molto meno pericoloso di quanto si è comunicato. Poi, è palese che vaccino – in teoria – sia anche prevenzione, e così aveva motivato la scelta il governo di Kim Jong Un.

Il “jet lag” coerano del coronavirus

Ora, dopo oltre due anni dallo scoppio del Covid a livello mondiale, la Corea del Nord sperimenta improvvisamente positivi e decessi. Il tutto mentre nel resto del mondo il virus viene considerato (pare) nella sua fase terminale (nonostante alcuni “allarmi” ancora da definire). Un “jet lag” a tutti gli effetti. Come riporta l’Agenzia Nova, il governo di Pyongyang ha segnalao altri 269.500 casi e sei decessi. Ad oggi i morti da Covid riconosciuti dal governo sono 56, mentre il bilancio dei contagi è calato dal 14 maggio, da quando sono iniziati i bollettini ufficiali.  Per la Korean Central News Agency (Kcna), 1,48 milioni di nordcoreani hanno accusato febbre dalla fine di aprile, e 819mila sono guariti.

Stelio Fergola

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