Roma, 29 ago – Spesso abbiamo parlato del calcio inglese in termini positivi. Come modello di attaccamento e di concetto di comunità al seguito della squadra. Ma, in parallelo a questo, è impossibile non constatare come, soprattutto a livello di Premier League, con l’arrivo capillare di proprietà straniere assolutamente non legate al territorio, si è passati molto rapidamente dal considerare il tifoso come un semplice cliente da spremere come un limone.
Tifosi e consumatori
E, se l’appassionato locale ha dei limiti fisiologici legati ad un certo budget limitato, così non lo ha il consumatore che arriva dall’estero (spesso da paesi economicamente ricchi e con poca o nessuna tradizione “pallonara”) per vivere un’esperienza. Magari di un singolo giorno. Più simile a quella che ci si può aspettare a Disneyland che non su una gradinata da stadio.
Però il tifoso inglese è spesso abbonato da una vita e mai lascerà il suo sudato abbonamento. Anche a costo di non indifferenti sacrifici economici. Quindi che fare, si sono chieste le proprietà forestiere? Semplice, troviamo un modo legale per far perdere allo sventurato questo suo diritto. Ecco per ciò che il Manchester United ha pensato bene di convertire alcuni posti di Old Trafford in sky box: posti che per decenni erano stati occupati da veri appassionati del club, ora sono finiti magari in mano ad arabi disposti a spendere qualsiasi cifra per una singola partita.
Calcio, le problematiche modello inglese
Ovviamente però esiste un limite a quanti posti si possano ottenere in questo modo. Quindi andava trovato un sistema per privare più persone possibili del proprio season ticket. Cori del tutto normali in un contesto come quello dello stadio vengono ora considerati razzisti, sessisti, omofobi. A chi li intona viene stracciata l’agognata tessera stagionale. E poi ecco giungere in aiuto il web, il Grande Fratello eterno della nostra società: l’Arsenal da anni allontana sistematicamente dall’Emirates Stadium chiunque sui social network osi esprimere pareri particolarmente piccati nei confronti della proprietà.
E poi è degli ultimi giorni notizia di altri due eclatanti casi che arrivano da Liverpool e da Manchester. Un supporter del Liverpool si è visto diffidare a vita dalla propria squadra (sia ad Anfield Road che in trasferta), in quanto, su un forum di tifosi, ad una persona che chiedeva se qualcuno avesse un biglietto in più per una partita aveva detto che aveva a disposizione il suo. Semplicemente quel giorno non poteva essere presente allo stadio ed era disposto a venderlo. Nessun tipo di frode o bagarinaggio. Ma per il club della Merseyside ciò è stato motivo sufficiente per liberarsi di lui per sempre.
Sponda Manchester United invece un tifoso è stato privato dell’abbonamento in quanto per pagare i biglietti per le partite in trasferta usava due carte di credito diverse. La cosa è stata bastevole per considerare le sue attività sospette e privarlo del suo diritto acquisito e pagato profumatamente.
Meri pretesti per lucrare (ancora di più)
È evidente come attività simili siano solo dei meri pretesti per rientrare in possesso di biglietti da vendere di volta in volta a peso d’oro a chi si possa permettere, oltre all’ingresso allo stadio, di consumare un lauto pasto nei ristoranti ufficiali. E di spendere cifre da capogiro all’interno dello store. Pagando repliche di maglie da calcio di qualità sempre più scadente eppure che, di stagione in stagione, costano sempre di più. Ed è anche questa una delle ragioni per cui sempre più tifosi, anno dopo anno, abbandonano il calcio patinato della Premier League per calcare le gradinate delle società di Non League, dove si respira ancora l’atmosfera di un calcio più pulito.
Dall’Inghilterra all’Italia
I primi sentori di tutto ciò ovviamente li stiamo sentendo anche in Italia. Milan e Inter che hanno iniziato a mettere nella black list tifosi privi di qualsivoglia pendenza a loro carico, ma considerati scomodi. Il risultato è poi vedere situazioni come quella di Milan-Atalanta della scorsa stagione. Con i rossoneri sotto per 3-0, le telecamere inquadravano esotici forestieri vestiti di tutto punto con i colori del diavolo che esultavano felici come se nulla stesse accadendo sul rettangolo di gioco.
Roberto Johnny Bresso