Home » Squadrismo Summer Fest, ovvero la festa all’Italia di Vannacci

Squadrismo Summer Fest, ovvero la festa all’Italia di Vannacci

by La Redazione
0 commento

Roma, 29 ago – Lo Squadrismo Summer Fest di Treviso non è sicuramente l’impresa di Fiume. E il generale Vannacci, seppur comandante, non è esattamente Gabriele d’Annunzio. Certo, a Fiume c’era anche Guido Keller che si lanciava a petto nudo dagli aerei ancora in volo. Mentre a Vedelago, gli scritturati per le parti non ancora assegnate al massimo, nel frattempo, si lanciano a pietto ‘e palummo sulla carne alla brace. Ma la stampa nostrana non va tanto per il sottile: l’importante è parlarne. Meglio, se male. Anche male, purché se ne parli controbattono dalle parti di Futuro Nazionale, tra fiumi di birra e pezze che inneggiano all’idea firmate “razza Piave”.

La solita bollatura

Nessuna lettura della nuova Carta del Carnaro. Anzi, solo la seconda parte del programma che prevede la solita bollatura di “medievale” nell’accezione peggiore del termine da parte dei soliti possessori e dispensatori di patenti morali. Ignari del tutto – ma d’altronde sono odiatori di ogni aspetto italico – del fatto che l’età di mezzo sia stata una vera e propria epoca florida, per quanto riguarda il campo della Scienza, delle Arti, della politica e della cultura in generale.

Un’epoca in cui si sono gettate le basi per i progressi successivi in ogni campo. E in cui hanno visto la luce capolavori del tridente d’attacco della letteratura italiana formata da Dante, Petrarca e Boccaccio ancora ineguagliati. Della fioritura della scuola di medicina salernitana alla nascita delle università: come non ricordare quel poco di stupor mundi di Federico II di Svevia? Insomma, la ricostruzione in salsa rave della sinistra antifa fa acqua da tutte le parti.

Le lacrime degli antifa e le scuse dei vannacciani

Una festa normale è elevata quasi ad apologia. Immancabile il piagnisteo dell’Anpi a cui è bastata qualche maglietta nera, un po’ di musica d’area e qualche slogan per dire che “si vuole rifondare il disciolto partito fascista”.

E mentre invoca l’intervento del Prefetto, i deputati dem Rachele Scarpa e Piero Fassino preparano una interrogazione parlamentare. Più moderata, quasi democristiana, invece, la reazione dei padroni di casa: Christian Zamperoni, organizzatore della festa e da poco iscritto a Futuro Nazionale, respinge senza se e senza ma le accuse di apologie.

Mentre il primo cittadino di Spresiano Marco Della Pietra si barcamena tra smentite di una prossima – ormai da settimane – adesioni al partito di Vannacci e chiarimenti circa la sua presenza allo Squadrismo Summer festival è in via del tutto amichevole e non politica. Visto che una terminologia come squadrismo, camicie nere, camerati non gli appartiene. Eppure, “a occhio non si vede un Bottai né un Gentile” per dirla con una battuta di Buttafuoco.

Padroni e servi

Così, mentre il mainstream tenta di mettere fuori il gioco il Generale e i suoi “camerati futuristi” – leggi pure futuribili onorevoli – non si capisce ancora cosa si vuole fare con l’economia, ad esempio. Non apertamente contro l’euro, ma pronti a uscirne qualora l’Europa non ascolti di più le richieste italiane.

Una versione “cambiamo l’Europa dall’interno” con diritto d’autore della Lega riveduta e corretta perché Vannacci in Europa, a Bruxelles c’è stato e all’interno del Parlamento europeo. Così com’è stato in Russia, di stanza. Però per la Nato americana che ha decorato il Generale italiano. Ma che nella guerra russo-americana all’Europa si schiera contro il suo datore di lavoro e a favore dell’invasore. Non si combatte nemmeno da putinista, anzi se non si combatte proprio, è addirittura meglio.

Ma la stampa con Vannacci ci va a nozze e, di rimando, Vannacci con la stampa. Un matrimonio perfetto. Una necessaria sudditanza da filosofica dialettica del servo-padrone. Attraverso il loro rapporti, seppur di lavoro, la coscienza del servo scopre di essere autonoma, mentre il padrone scopre di essere dipendente.

Come non dimenticare, d’altronde, che il fenomeno Vannacci attraverso la presentazione del libro Il mondo al contrario, è stato lanciato dalle colonne – intese come righe e come forza, sostegno – di Repubblica?

Verrebbe, a dirla con i soliti malpensanti, che attraverso il quarto potere quasi si volesse dettare l’agenda ai lettori di destra. Si sa, che a pensar male fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E se anche non si perseguisse la verità, questa massima andreottiana fa molto politica. Questa politica. Che in assenza di ogni previsione del futuro e di idee dal sapore rivoluzionario si accontenta del semplice elettoralismo. Magari spacciato per programma politico fino a visione del mondo.

Quis contra nos

Che questo modo di agire di tutti possa far pensare che la non singola, e forse nemmeno singolare incoerenze del Generale, azzarderemo dire addirittura contraddizioni, potrebbe far tirare acqua al Mulino del Generale?

Significherebbe togliere consensi all’attuale governo che ultimamente pare uscirono in crescita, se non rinforzato. Soprattutto assicurando all’Italia il suo posto nel mondo che da tanto aveva perso. E in politica, “+1-1” è un’operazione che non dà come risultato zero.

Ma tanti sembrano ancora non averlo capito. Così come pochi sono quelli a cui è matematicamente chiaro che il Generale è una operazione. Resta da capire se “per gli italiani” sia effettivamente un complemento di vantaggio. O meglio, se il vantaggio sia per gli italiani o solo grazie agli italiani che lo voteranno.

Per adesso, l’ex (si è ex quando si viene sospesi?) parà sembra più la brutta copia di Quinto Fabio Massimo il temporeggiatore. Almeno per quanto riguarda problemi con la sicurezza e la soluzione che offre la remigrazione: dopo aver profuso urbi et orbi la parola – voce del verbo accalappiamento e intestazione del progetto, che aspetta solo di essere attuato – il leader di Futuro Nazionale ha detto di temporeggiare fin quando la sua formazione diventerà – qualora riuscisse – il primo partito d’Italia. Non più promesse, ma premesse.

Quasi estorsioni, democratiche e legalizzate. Per nulla segrete, come il raduno di Treviso, arrivato alla V edizione, senza che nessuno se ne accorgesse prima. Prima che Joe Formaggio pubblicasse in rete le foto dell’evento. Ma questo non è tempo di stare nascosti, questo è tempo di trincea: lo sa bene Guido Giacometti coordinatore del partito del Veneto, dove i primi sondaggi danno una forbice di voti tra il 10 e il 15%. “Chi vota vale!” potrebbe, dunque, essere il grido di battaglia dei vannacciani già leghisti dopo Vedelago. E persino quello del Pd la cui vittoria potrebbe essere solo una sconfitta del governo uscente. Magari proprio grazie a tutti i “figli” del Generale.

Tony Fabrizio

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati