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Agenzia delle Entrate dirigentiRoma, 29 mag – Dopo il fallimento dell’ultimo goffo tentativo di natura parlamentare, ma con la benedizione di una parte del governo, di sanare la posizione degli ex dirigenti incaricati decaduti, la situazione in Agenzia delle Entrate sta diventando sempre più caotica. Un caos, peraltro, acuito anche dal clima di smobilitazione dell’attuale management che lascerà il comando fra meno di un mese. E viene proprio da chiedersi cosa abbia fatto l’attuale dirigenza di vertice per risolvere il problema della carenza di dirigenti conseguente la sentenza della Corte Costituzionale. La risposta è semplice: si è ricorsi a soluzioni tampone o a rimedi che per molti versi hanno creato più difficoltà e dubbi di quanti ne avrebbero dovuti risolvere. Facciamo una veloce carrellata della situazione senza alcuna pretesa di esaustività.

Iniziamo dalle Pos, Posizioni Organizzative Speciali, cioè incarichi non dirigenziali assegnati a funzionari dopo che una parte degli uffici dirigenziali sono stati “declassati”. Una soluzione legittima, benché lasci perplessi che siano stati mantenuti, nella sostanza,  compiti e responsabilità dei precedenti uffici dirigenziali salvo diminuire l’indennità da corrispondere al prescelto. E un altro grosso problema sta proprio nei prescelti, o per meglio dire nelle diverse selezioni di questi ultimi che si sono svolte in più occasioni senza una modalità uniforme e sollevando parecchi dubbi amplificati anche dal Tar del Piemonte che, con l’ordinanza 214 del 2016, ha parlato di “sostanziale novazione nel rapporto di lavoro” e di creazione di una “nuova stabile area di middle management”, elementi questi che avrebbero richiesto ben altro tipo di selezione, oggettiva e trasparente, tipica dei passaggi di area. Oltre a tutto ciò sono pendenti diversi ricorsi in merito alla legittimità delle Pos presso il Tar del Lazio che dovrà pronunciarsi a breve.

Altro tasto dolente sono le Pot, cioè le Posizioni Organizzative Temporanee, funzionari chiamati a svolgere attività di dirigenti tramite deleghe di funzioni, ma con un’indennità molto più bassa. Anche in questo caso la trasparenza e l’uniformità delle selezioni hanno lasciato parecchio a desiderare ma ciò che più preoccupa è il fatto che, dopo il recentissimo ritiro degli emendamenti-sanatoria, siano state prorogate fino al giugno 2018. Una proroga che farà perdere sempre di più la caratteristica della temporaneità visto che ormai sono in vigore dal gennaio 2016. Peraltro, come per le Pos, anche le Pot sono sub judice da parte del Tar del Lazio.

Discorso a parte meritano poi gli incarichi dirigenziali veri e propri, a tempo determinato, previsti dal comma 6 dell’articolo 19 del D. Lgs. 165/2001, che possono essere assegnati a “persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell’amministrazione”. In realtà il Tar del Lazio, con sentenza n. 3670 del 3 marzo 2015, ha chiarito che tali incarichi possono essere assegnati anche a funzionari della stessa amministrazione e l’Agenzia delle Entrate ha colto la palla al balzo facendo rientrare dalla finestra una piccola parte degli ex incaricati usciti dalla porta. In questo caso senza alcun bando o avviso di selezione, conferendo gli incarichi scegliendo direttamente senza alcuna procedura. Si tratta di un piccolo gruppo di dirigenti a tempo, perché la norma che prevede queste figure dirigenziali stabilisce un limite numerico massimo nella misura del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia e dell’8 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia. Al primo febbraio 2017 erano 36.

E’ evidente, quindi, che le soluzioni sopra adottate negli ultimi 26 mesi sono soluzioni tampone, temporanee e perennemente sotto la spada di Damocle della giustizia amministrativa. La soluzione definitiva, anche alla luce del principio ribadito dalla Consulta con la sentenza n. 37, sarebbe stata il concorso ma qui le note dolenti aumentano a dismisura. Premesso che dal 2001 ad oggi non è stata portata a termine alcuna procedura concorsuale per dirigenti in Agenzia delle Entrate, il decreto legge n. 78 del 2015 aveva autorizzato quest’ultima ad annullare i due concorsi già banditi ma sospesi per giudizi davanti al Tar e di bandirne uno nuovo, per 400 posti, da concludere entro il 31 dicembre 2016. A metà del 2017 la situazione è sconfortante: il nuovo concorso non è stato neppure bandito, dei due vecchi concorsi solo uno è stato annullato in autotutela (quello da 403 posizioni) mentre la dirigenza dell’Agenzia sta tentando di mantenere in vita l’altro, già menomato da una sentenza dei giudici amministrativi nella parte in cui riconosceva punteggio agli incarichi dirigenziali dichiarati illegittimi, quello da 175 posti. Un concorso oltre tutto che dovrebbe svolgersi per “titoli e colloquio”, modalità irrituale rispetto alle forme tassativamente elencate dal Dpr 272 del 2004,  e che è stato sospeso dal Consiglio di Stato su ricorso di un gruppo di ex incaricati con un’ordinanza del 24 settembre 2016. A tutto quanto sopra si aggiunga che a Il primato Nazionale risulta che al ministero dell’Economia si stesse recentemente provvedendo alla redazione di un nuovo bando di concorso per dirigenti dell’Agenzia delle Entrate che, però, si sarebbe incagliato sull’opposizione da parte della dirigenza apicale della stessa alla previsione di un test preselettivo da svolgersi con la modalità del quiz a risposta multipla.

Da quanto sopra esposto, è evidente che si tratta di una situazione che rischia di avviare l’Agenzia delle Entrate al collasso organizzativo dopo due anni di totale inerzia e apparente mancanza di volontà di risolvere il problema, secondo le modalità indicate dalla Corte Costituzionale e previste dalla legge. Ma nonostante la situazione di emergenza e le indicazioni più che chiare sia da parte del governo che da parte della giurisprudenza della Suprema Corte il concorso rimane una chimera.

3 Commenti

  1. Chiudere l’ Agenzia Delle Entrate​, questa è la soluzione! Impedire che ne nasca un’altra, questa è prevenzione! L’Italia necessita di un’Entità fiscale pubblica e autonoma, legale e autorevole, efficiente e libera, per debellare non solo l’evasione fiscale, ma tutto ciò che dietro di essa si nasconde.

    Non avete citato DIRPUBBLICA, ma è lei che ha fatto emergere tutta questa complessa situazione eversiva che dovrebbe determinare una solenne punizione ai danni di chi ha violato la Costituzione, con perseveranza e tenacia.

  2. A questo punto (ed era una soluzione già da adottare) un prioritario e doveroso atto di giustizia è far scorrere,nella piena conformità e coerenza della pronuncia della Corte Costituzionale n 37/2015, di numerose altre sentenze e delle determinazioni di altri amministrazioni pubbliche, la graduatoria del concorso ordinario-aperto a tutti e non riservato agli interni-a 162 posti di dirigente nell’ex Ministero delle Finanze.
    Tra l’alto, i vincitori (impropriamente detti idonei) ancora in servizio, del richiamato concorso sono stati anche incaricati da oltre un decennio, mettendosi comunque in gioco nonostante il superamento di una legittima procedura selettiva.
    E cosa si pretende di più da un lineare percorso professionale di un funzionario pubblico?
    ALL’OPINIONE PUBBLICA L’ARDUA SENTENZA.
    Grazie per l’attenzione.

  3. Vergognoso che non si riesca a garantire il diritto che gli accertamenti fiscali diretti verso i cittadini siano gestisti da chi effettivamente abbia competenze e merito da garantirsi attraverso un trasparente concorso con prove multiple e non attraverso semplici colloqui discrezionali. Neanche un cameriere si sceglie con questi metodi.

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