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Roma, 2 mar – La Guerra Italo-Turca fu la prima vera e propria prova di coraggio e di valore cui i nostri soldati furono sottoposti prima di partire per il fronte nel 1915. Una particolare battaglia fu quella combattuta nei pressi di Bu Msafer, nei pressi di Derna in Libia, una battaglia favorevole per i nostri soldati ma non senza rilevanti perdite.

L’artigliere da montagna

Michele D’Angelo nacque a Rionero in Vulture il 30 ottobre 1868. Il Risorgimento era appena terminato ma l’amor patrio non veniva meno nei nuovi nati all’interno del Regno d’Italia. Per questo motivo, D’Angelo decise di arruolarsi nel Regio Esercito nella sezione di Potenza per poi venir inviato a Modena. Ivi, il giovane eroe frequentò la Regia Accademia. Dopo alcuni anni, tuttavia, D’Angelo scelse la “specializzazione” e si fece trasferire a Torino per seguire i corsi di Artiglieria e Genio.

Nel settembre 1892 ottenne la nomina a sottotenente di artiglieria per poi passare di grado due anni dopo ed essere assegnato alla sezione artiglieria da montagna. Con il reparto montano, D’Angelo passò all’incirca 10 anni finché, nel 1907, non ottenne la nomina a capitano e venne posto a capo del 14° reggimento artiglieria.

La guerra in Libia

La 12° Batteria venne posta sotto il comando del capitano D’Angelo nel 1910. Sempre al soldato venne impartito l’ordine di addestrare al meglio i suoi soldati e di tenersi pronto per la prossima chiamata alle armi. Il 15 gennaio 1912, alle prime luci dell’alba, il piroscafo Verona attendeva il manipolo di italiani, pronto a trasportarli in Libia. D’Angelo sbarcò in Africa, più precisamente a Derna, e venne posto a capo delle difese della città.

Caduto sul Bu Msafer

La mattina del 3 marzo 1912 erano appena cominciati i lavori quando un colpo di fucile segnò l’inizio delle ostilità. Le truppe ottomane, infatti, attaccarono ferocemente i soldati italiani presi alla sprovvista. Gli attacchi furono rapidi e mirati mentre alle spalle dei turchi, l’artiglieria nemica ne proteggeva l’avanzata. Gli italiani resistettero con soli colpi di baionetta e non abbandonarono la loro postazione e attesero i rinforzi. Il generale Luigi Capello giunse nel pomeriggio e riuscì ad accerchiare i nemici. Una volta chiusi nella morsa italiana, gli 800 fanti e cavalieri ottomani perirono sotto i colpi della nostra artiglieria.

Michele D’Angelo, mentre cercava di raggiungere delle truppe di rinforzo, venne colpito mortalmente all’addome. Il corpo esanime cadde suolo sabbioso di Bu Msafer ma il suo sacrificio non fu vano. In suo onore gli venne conferita una medaglia d’oro al valor militare: “Esemplarmente intrepido e sereno, diresse l’azione della sua batteria a protezione di fanteria in avamposti respingendo violenti attacchi del nemico, che era riuscito a portarsi a brevissima distanza dai pezzi, sostenne eroicamente il combattimento finché cadde colpito a morte in mezzo alla batteria”.

Tommaso Lunardi

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