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Torino, 4 dic – Gli italiani sanno bene che tante denunce per fatti anche gravi vengono completamente trascurate dalle procure, ma con soddisfazione prendiamo nota che rapide ed efficienti indagini hanno fatto individuare otto giovani che hanno fatto il saluto romano al Cimitero Monumentale di Torino, in occasione di una commemorazione dei caduti della RSI. La notizia arriva mentre i media continuano a stressare la notizia dell’iniziativa di un gruppo di skinheads a Como, dove sono intervenuti con un documento critico ad una riunione di una associazione che si occupa di assistenza a migranti, e quando in parlamento si discute una nuova legge per limitare le espressioni in qualche modo riferibili all’estetica ed ai valori del periodo fascista.



Rimane l’evidenza di un metro di valutazione completamente diverso per fatti ben più aggressivi, come manifestazioni dei No-Tav e dei centri sociali o da ambienti di una certa sinistra antagonista come nella violenta manifestazione del 21 novembre alla Bicocca, così come viene normalmente accettata una sorta di asimmetria dialettica, come nella inopportuna uscita del Procuratore Capo di Torino, Armando Spataro, che è arrivato ad affermare una spericolata equazione tra xenofobia ed opposizione allo ius soli.

La cosa più strana però è che coloro che fanno riferimento ai valori dell’antifascismo cerchino oggi di impedire le espressioni culturali e valoriali che in qualche maniera vengono dal fronte opposto, espressione dei principi intangibili che tutelano la libertà di espressione del proprio pensiero. Fronte opposto, che proprio per questo potrebbe essere definito dei fascisti diversamente antifascisti, che oggi vengono a rappresentare i ribelli, quelli che sono contrari al conformismo di un sistema ormai inefficiente, quelli che in qualche maniera vogliono rappresentare un’espressione estetica e valoriale diversa dall’establishment, quelli contro il politicamente corretto… e come fai a dargli torto…

C’è da chiedersi come mai a ormai settant’anni dalla caduta del regime fascista ci sia tanta gente soprattutto tanti giovani che in qualche maniera fanno riferimento a quel periodo e si pongono con quei simboli e con quelle rappresentazioni anche un po’ di cultura di folklore antitetici al sistema. Viene in mente quella persona che partecipando quarantenne ai funerali di re Umberto II, intervistato da un giornalista che gli chiedeva come poteva essere monarchico così giovane non avendo certo vissuto il periodo della monarchia, rispondeva con chiarezza e con una certa allegria: “però ho conosciuto la Repubblica…!!”

E in effetti il diversamente fascista può affermare la sua scelta per alcuni aspetti di socialità e spirito comunitario che il ventennio ha senz’altro rappresentato, inverati nella legislazione sociale, nella creazione dell’Inps e dell’Inail e nello sviluppo dell’edilizia razionalista ma anche popolare e nella introduzione di tutele sociali (mutua; ferie, ecc. ) precedentemente impensabili e senz’altro innovative per l’epoca. E insieme il diversamente fascista rinuncia ed anzi respinge con vigore tutte le soluzioni legate alla violenza e alla antidemocrazia, posto che sulla propria pelle ha provato quanto aggressiva può essere la violenza democratica quando vuole tapparti la bocca ed ogni espressione culturale politica negli ambienti dell’università, della scuola e del lavoro.

E se poi dovessimo andare a verificare la tutela delle libertà fondamentali e della privacy tra il ventennio e oggi, sicuramente l’influenza delle nuove tecnologie mette più in pericolo oggi certi diritti: la rete ci scheda in maniera impalpabile ma implacabile e poi passa i nostri dati alla NSE americana e a mille piattaforme commerciali che poi ci perseguitano; senza dire della massa di intercettazioni cosiddette a strascico che la magistratura opera in continuazione, in situazioni di dubbia costituzionalità dietro l’usbergo di leggi sempre speciali.

Quindi sintetizzando abbiamo sotto gli occhi dei post fascisti che vogliono esprimere con vitalità una posizione critica verso il sistema e un sistema democratico e antifascista che si attrezza per impedire loro l’espressione di questi valori e di questa critica. Con il paradosso che rappresentato dal fatto che se mai venisse approvato il ddl Fiano, i giudici sarebbero chiamati ad applicarlo in forza di una norma del codice procedura penale tuttora in vigore e firmato da Benito Mussolini e da Dino grandi: una Repubblica antifascista che in forza di leggi fasciste vorrebbe perseguire la vendita non ha saputo dotarsi di norme autonome diversa da quella del precedente regime, salvo stravolgere queste con interventi a macchia di leopardo inefficienti e tali da mettere in dubbio le libertà sostanziali dei cittadini.

S.M.C.



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