Roma, 14 gen – A Genova non c’è alcun “clima avvelenato” né un generico rischio di tensioni. C’è una minaccia pubblica, esplicita e reiterata, diffusa sui social dalla rete di Genova Antifascista, che annuncia violenze in occasione della festa del tesseramento di CasaPound prevista per sabato 17 gennaio. Il messaggio è pubblico e inequivocabile: “Occhio che magari piove di nuovo qualcosa dall’alto o esplode qualcosa dal basso”. Non una metafora, ma un richiamo diretto a modalità operative già praticate.
La violenza spudorata di Genova Antifascista
Ormai non si tratta più di parole isolate o di provocazioni estemporanee. I precedenti sono noti e documentati. Il più recente risale al 22 novembre scorso, sempre in occasione di una mobilitazione antifascista contro CasaPound, Genova è stata teatro di una vera e propria azione coordinata di violenza: lanci di bottiglie, sanpietrini, tondini metallici e petardi contro le forze dell’ordine, otto agenti feriti, mezzi danneggiati, quartieri messi sotto pressione. La procura ha aperto un’inchiesta ipotizzando reati gravi. Lo schema è chiaro e ripetuto: cortei annunciati come “punitivi” che sfociano in tentativi di assedio fisico, con gruppi travisati e attrezzati che passano all’azione. Alla luce di questo quadro, l’attenzione istituzionale dovrebbe essere concentrata su un unico punto: la gestione dell’ordine pubblico e la responsabilità politica di chi legittima, anche solo tacendo, questo tipo di pratiche. E invece il dibattito cittadino viene deviato altrove.


Faccetta nera al winter park scandalo nazionale
Negli stessi giorni in cui circolano minacce di esplosioni e lanci dall’alto, la scena politica genovese viene occupata dalla polemica sulla diffusione di Faccetta nera da un’attrazione del Winter Park. Un episodio immediatamente elevato a emergenza civica dal sindaco Silvia Salis, che parla di “gravità assoluta”, invoca sanzioni, richiama i contributi pubblici ricevuti dalla manifestazione e pretende prese di posizione morali da tutta la città. Qui non è in discussione il brano o l’opportunità della sua diffusione, già condannata dagli stessi organizzatori del Winter Park. Il punto politico è un altro: la totale sproporzione tra ciò che viene considerato intollerabile e ciò che viene sistematicamente normalizzato. Una canzone diventa scandalo istituzionale. Una minaccia pubblica di violenza resta sullo sfondo, priva di una condanna politica netta, priva di una presa di distanza chiara, priva di conseguenze sul piano del discorso pubblico.
Genova è ostaggio di una rete antagonista
Da anni a Genova esiste un problema preciso e riconoscibile: una rete antagonista antifascista che con impunità ideologica pratica di intimidazione territoriale, cortei a pressione, assedi fisici e violenti. Non è un’opinione, ma un dato ricorrente, verificabile, registrato dai verbali delle forze dell’ordine e dalle inchieste giudiziarie. Eppure, da parte dell’amministrazione comunale, non esiste mai una condanna esplicita delle violenze di Genova Antifascista. Mai una parola su chi pratica odio ricorrente, sistematico, tangibile. Mai una voce sulle aggressioni annunciate e organizzate. Il risultato è una città governata da una narrazione ideologica a senso unico, in cui l’ordine pubblico viene letto non in base ai fatti, ma all’identità politica dei soggetti coinvolti. Chi minaccia, assedia e colpisce viene tollerato perché antifascista. Chi organizza iniziative politiche lecite diventa invece il problema da contenere, sorvegliare, isolare simbolicamente.
Salis non vuole vedere
Finché il sindaco non sarà in grado – o non vorrà – riconoscere dove nasce il vero rischio per l’ordine pubblico, la città resterà ostaggio di chi usa la violenza come strumento politico, contando sull’impunità garantita dal silenzio delle istituzioni. Genova è ostaggio di una gestione politica che baratta la sicurezza reale con una liturgia antifascista permanente, che scambia l’amministrazione con la propaganda, la spazio pubblico con la mafia ideologica di sinistra.
Vincenzo Monti