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Genova, si masturba in spiaggia: l’immigrazione è (anche) un fatto sessuale

by Tony Fabrizio
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Roma, 29 giu – Genova, pubblica spiaggia di Pegli: una risorsa boldriniana, in attesa di pagare le pensioni agli italiani e pensando di dare una grossa mano al lavoro autoctono, si denuda totalmente e si masturba davanti a intere famiglie, bambini compresi, che avevano deciso di passare la giornata al mare. L’attenzione dei genitori viene richiamata dalla voce di una bambina “Mamma, vieni!” che, dal video girato con gli smartphone, si vedrà essere vicina all’“intellettuale annoiato”.

Immediatamente scattano video e chiamata alle Forze dell’Ordine che interverranno e potranno solo denunciare l’uomo che risulta essere addirittura un regolare. A testimoniare che non è la condizione di legalità o meno che muove questa gente. Monta la rabbia di turisti e residenti che, spiegano ai cronisti, si sono limitati a documentare e non a intervenire fattivamente. Perché hanno paura della magistratura che lega le mani a cittadini e poliziotti e protegge chi alle mani dovrebbe avere le manette. Rabbia e indignazione, però, che si sono concretizzati in una raccolta firme da parte dei cittadini esasperati dall’insicurezza dilagante degli ultimi mesi da consegnare al sindaco Silvia Salis per chiedere «interventi urgenti per la sicurezza, il decoro e la vivibilità della delegazione di Pegli». Eppure, stando ai sogni distrubati della Prima Cittadina il problema di Genova dovrebbe essere il fascismo e la sede di CasaPound alla Foce.

Non è la cronaca dell’ennesimo prode atto – che non è il primo e non sarà l’ultimo – di cui si fregiano i trasbordati intercontinentali, ma il momento propizio e improcrastinabile per una cruda riflessione che porti a chiamare le cose con il proprio nome.

Chiamiamo le cose col proprio nome

Non si può più sentire la pappardella infarcita col pietismo fluo secondo cui “loro non sanno che in Italia non si può fare”. Lo sanno eccome! Lo sanno e lo fanno perché attraverso l’aspetto sessuale affermano il dominio. Affermano la loro legittimità a essere qua e a esserci da padroni.

Solo qualche anno fa qualcuno si interrogava sulla portata “culturale” del fenomeno del rapper ghanese Bello Figo che molto poco accademicamente invitava a scopare fighe bianche. Ci siamo: dalle canzoni ai fatti. Lo stupro umilia, sottomette e afferma di forza e prepotenza e lo stupro etnico – su cui sarebbe ora di interrogarsi seriamente, una volta messo da parte gessetti colorati e pensiero politicamente corretto che porta a sentirsi eternamente colpevoli persino per essere nati nella parte fortunata del mondo – è il modo più immediato per affermare che esiste un’occupazione di un determinato territorio. È successo con la colonizzazione, si ripete con le guerre e nella contro-colonizzazione in atto sta succedendo esattamente la stessa cosa.

Il capolavoro della rieducazione

Siamo difronte a un fenomeno di cui solo i coraggiosi, in primis di non essere tacciati di razzismo, parlano: l’ebanizzazione delle bianche. Roba da fare scattare i blocchi di una semplice ricerca su Google, eppure il desiderio di “melaminizzare” eroticamente una persona bianca o il desiderio di questa di essere sottomessa e posseduta da partner di colore è realtà viva. È la risposta a quel turismo sessuale femminile (e femminista) che vede ogni anno seicentomila persone occidentali, di cui il 5% italiane, compiere viaggi verso i Paesi del Terzo Mondo alla ricerca del “big bamboo” ed è la risposta portata a domicilio. Perché fare spostare un numero così copioso di donne quando l’oggetto dei loro desideri può essere comodamente spedito delivery? E con tanto di slogan propagandistico e dal simpatico gioco di parole, per meglio farlo entrare in mente: “once you go black you’ll never go back” (una volta provato il nero non tornerai più indietro). È la sostituzione, anzi la cancellazione della formula soddisfatti o rimborsati. È il capolavoro della rieducazione di casa nostra.

L’accoglienza è donna

D’altronde, la netta preponderanza di manovalanza femminile nel settore dell’accoglienza, dell’assistenzialismo, dei servizi sociali e della sanità non può non avere una connotazione sessuale. Non intesa solo come genere. Opportunamente indottrinate verso la svirilizzazione dell’uomo bianco, incentivato e quasi colpevolizzato se non direttamente omosessuale, le donne ritroverebbero la loro naturale identità se c’è chi le fa sentire crocerossine di giorno e “femmine” di notte.

E qui ci sarebbe da aprire un’altra profonda riflessione sulla parità dei generi da parte di chi la predica, ma non la pratica. Se non a proprio uso e consumo. È un caso che a Genova, mentre l’intellettuale continuava a masturbarsi pubblicamente, in pieno giorno davanti a una spiaggia assiepata, tra le minacce e l’arrivo della forza pubblica, c’è stata una donna che ha prese le difese dell’energumeno allogeno?

Remigrazione e Riconquista come soluzione

Davvero si può ridurre e dobbiamo continuare a sorbirci fatalisticamente il giustificazionismo farlocco secondo cui le differenze, le scusanti, le difese di simili comportamenti sono riconducibili solo a un fattore “culturale”? Veramente dobbiamo continuare a foderarci gli occhi e le orecchie di prosciutto per far finta di non vedere che dietro al fenomeno migratorio ci sia una regìa che persegue il fine ben acuminato non della semplice sostituzione, ma della radicale cancellazione di una civiltà? Della Civiltà per eccellenza?

Genova come Ravenna solo per citare i cronici casi di cronaca della settimana appena conclusa. Che non saranno gli ultimi. La raccolta firma della popolazione popolare di Pegli si scontrerà col burocratichese che sarà la maschera della nolontà politica di Palazzo Tursi. Un grido d’aiuto pratico e fattivo contro questa emergenza non più procrastinabile della città. Dell’intera Nazione che si è unita intorno alle oltre centocinquantamila firme che martedì 30 giugno il Comitato Remigrazione e Riconquista depositerà in Parlamento per sostenere la riconquista della Nazione e la legittimità del suo popolo continuare a esistere.

Chissà se anche stavolta Boldrini & soci lasceranno le spiagge chichissime di Forte dei Marmi, il panfilo ormeggiato a Capalbio, gli attici di Gallipoli per occupare l’Aula e cantare Bella ciao. Stavolta alle donne stuprate che ormai non si contano più. All’Italia. All’Europa.

Tony Fabrizio

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