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“Guerrieri”, giochiamo a fare la guerra?

by Roberto Johnny Bresso
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Guerrieri

Roma, 20 lug – Sono ormai quarantacinque anni che uno dei film più iconici della storia del cinema usciva nelle sale di tutto il mondo. Oggi parlerò di quel fenomeno culturale che risponde al nome de I guerrieri della notte (The Warriors in originale).

Guerrieri, The Warriors

Alla base di tutto dobbiamo risalire niente meno che al IV secolo a.C. ed all’Anabasi dell’autore greco Senofonte. Senofonte racconta l’impresa che aveva vissuto in prima persona nei Diecimila, un’armata di mercenari assoldata da Ciro il Giovane per usurpare il trono di Persia al fratello Artaserse II. La battaglia venne vinta, ma Ciro morì sul campo, lasciando quindi senza guida e senza scopo i soldati ormai esposti in territorio nemico. L’opera racconta quindi il loro tentativo di rientrare a casa tra mille insidie e pericoli. Nel 1965 lo scrittore statunitense Sol Yurick decise di riproporne la struttura ambientando però la trama nella New York contemporanea. Nacque così The Warriors.

Arriviamo poi al 1979, quando il regista Walter Hill decise di trasporre il romanzo in una sorta di western metropolitano. La trama è ormai nota a tutti: siamo al 13 luglio 1979 e Cyrus (chiaro riferimento al testo di Senofonte), il leader della più grande banda giovanile di New York, i Riffs, indice una tregua tra tutte le gang cittadine per riunirsi in un parco del Bronx ed illustrare la sua strategia per prendersi la città, sottraendola alla criminalità legalizzata della polizia. Ad un certo punto però Luther, psicopatico leader dei Rogues, uccide Cyrus per poi dare la colpa a Cleon, capo dei Warriors, che viene immediatamente linciato. L’arrivo della polizia disperde tutte la bande, ma ormai il danno è fatto: tutti pensano che i colpevoli siano i Guerrieri di Coney Island, i cui otto superstiti, guidati ora da Swan, inizieranno una vera e propria odissea per poter ritornare a casa, braccati da tutte le altre gang e dalla polizia.

Un film che non invecchia

Tutto nella pellicola risulta assolutamente iconico e perfetto anche a distanza di quasi cinquant’anni e in gran parte lo si deve alla scelte del regista: quasi tutto il film è infatti girato per le strade di New York nei reali luoghi dello svolgimento della trama. Consideriamo poi che la città e la sua metropolitana a fine anni ’70 erano luoghi veramente pericolosi, tanto che la troupe ebbe anche problemi, per esempio nel Bronx vennero presi a sassate. Inoltre, per rendere la scena del raduno ancora più realistica, vennero usati come comparse veri appartenenti alle gang, mischiando tra loro anche poliziotti in borghese onde evitare il peggio. Altrettanto riuscita fu inoltre la scelta di utilizzare come protagonisti attori poco noti, di modo da dare ancora più credibilità al tutto.

Iconica è anche tutta la colonna sonora, a partire dal tema del film, fino alle canzoni dance lanciate alla radio dalla dj, vera radiocronista di questa notte senza legge: da Nowhere to Run a In the City, pezzi che accompagnano la disperata fuga dei nostri anti eroi fino all’agognata e catartica alba sulla spiaggia di Coney Island.

I guerrieri della notte, distribuito senza una vera e propria campagna pubblicitaria, divenne però un immediato successo tra i giovani americani che corsero a riempire le sale. Un po’ ovunque negli Stati Uniti scoppiarono risse tra vere gang davanti ai cinema e si registrarono persino tre morti. Come conseguenza su nessun giornale si fece più riferimento alla pellicola, che comunque continuò ad incassare molto bene. Ovviamente i critici dell’epoca non la compresero minimamente, stroncandola in quanto dipingeva un mondo che non conoscevano e del quale volutamente ignoravano l’esistenza. Anche in Europa divenne presto un cult, contribuendo al fiorire un po’ ovunque delle sottoculture giovanili. In Italia venne particolarmente apprezzata nell’ambiente ultras, che ne riprese slogan e stilemi.

Concludiamo con alcune curiosità: la gang del Baseball Furies venne creata da Walter Hill abbinando le sue due grandi passioni, il baseball e la band dei Kiss. La celebre frase “Guerrieri, giochiamo a fare la guerra?” (“Warriors, come out to play”) venne improvvisata dallo stesso attore che interpretava Luther. In originale la pellicola doveva chiamarsi Streets of fire, ma il titolo non piacque alla produzione. Da anni si parla di un possibile remake, come lungometraggio o serie tv, ma per ora non se ne è mai fatto nulla. E per fortuna, mi viene da dire. “Guarda che posto di merda! E abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci”.

Roberto Johnny Bresso

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