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Roma, 21 mag – Quattro anni fa era salito agli onori delle cronache per aver soccorso gli immigrati respinti dalla Francia sugli scogli di Ventimiglia, oggi si scaglia contro “il multiculturalismo che annacqua le radici cristiane dell’Europa” e l’accoglienza a tutti i costi, visto che “tra i doveri di uno Stato c’è anche quello di governare i flussi migratori con umanità, verità e senso delle proporzioni”. La lettera di don Antonio Suetta e la successiva intervista rilasciata a Quotidiano.net assomigliano molto ad una marcia indietro, per quello che anni fa venne indicato come “vescovo no border”.

Il titolare della diocesi di Ventimiglia-Sanremo non ritiene di aver cambiato posizione, e alla domanda sul che fine abbia fatto il vescovo “eroe dei no border”, Suetta risponde così: “Non ho cambiato idea sulla solidarietà verso chi si trova in una situazione di bisogno immediato, come nel caso degli immigrati sugli scogli nel 2015, ma già allora nutrivo perplessità sul multiculturalismo, su una società ridotta a semplice sommatoria di culture ed etnie, senza un’identità forte”. Parole che lo avvicinano molto di più al pensiero di Benedetto XVI che a quelle di Papa Francesco: “Ho sempre apprezzato e condiviso profondamente gli interventi e la lucidità di pensiero di Ratzinger. Ritengo che papa Francesco non sia da meno nel denunciare le gravi derive del nostro tempo, lo ha fatto più volte con parole molto chiare. Poi ognuno ha le sue priorità in ragione della sua provenienza e della propria storia”.

Contrario all’accoglienza a ogni costo

Il vescovo di Ventimiglia non sembra nemmeno troppo contrario alla politica dei porti chiusi di Salvini: “Premesso che quando le tesi si portano avanti con degli slogan si rischiano incomprensioni, ritengo che un conto sia aiutare il prossimo nell’emergenza, un altro è organizzare in maniera stabile un’attività di soccorso in mare. Nell’ottica di una redistribuzione dei migranti fra i Paesi dell’Unione è comprensibile che si chieda di indirizzare le navi anche verso altri porti europei o comunque di condividere l’accoglienza con altre nazioni. Anche perché non tutti i profughi vogliono restare in Italia”.

Suetta non sembra sposare la linea anti Salvini di buona parte del mondo cattolico, anche in merito all’accusa di “blasfemia” per aver invocato i santi e baciato il crocifisso in piazza Duomo: “Le reazioni possono essere variegate: chi parla soprattutto per slogan e in contesti pubblici lo sa bene. Dal mio punto di vista non trovo nulla di blasfemo o irrispettoso nel gesto del ministro che si professa credente. Parlava di Europa, ha baciato il rosario e invocato la benedizione di Dio e dei santi. È perfettamente compatibile con i convincimenti che dice di avere, poi ognuno è libero di considerare il tutto come crede, ricordando che è sempre impossibile valutare la profondità delle intenzioni”.

Infine il vescovo pronuncia parole chiare sul dogma dell’accoglienza a tutti i costi e sul multiculturalismo: “Sono certo che la Chiesa ha fatto e fa molto con grande umanità e retta intenzione. Rimane il rischio che alcune realtà ‘solidali’ possano utilizzare il fenomeno migratorio per altri scopi: impoverire l’Africa per lasciarla alla mercé di certi potentati; favorire uno stravolgimento dell’identità europea attraverso l’approdo di masse umane disomogenee. L’Occidente non deve vergognarsi della sua storia”.

Davide Romano

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