Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 27 giu – Il Sessantotto – non vi si insisterà mai a sufficienza – costituisce lo snodo decisivo, il tornante storico fondamentale per la riconfigurazione della tradizionale lotta contro il capitale in una nuova lotta per il capitale. Il nemico era ora identificato non più nel nesso di forza capitalistico (sfruttamento, ecc.,), bensì nelle forme etiche borghesi e proletarie di esistenza comunitaria, ossia in quelle che l’ens realissimum del capitalismo stesso aveva individuato come ostacoli alla sua dinamica di autoassolutizzazione post-borghese e post-proletaria: dai diritti sociali e del lavoro (elemento proletario), alla dimensione etica borghese (famiglia, Stato sovrano, istruzione classica, ecc.).

Da qui discende il mito fintamente emancipativo della liberalizzazione individualistica dei costumi e dei consumi: la quale emancipa, libera e rafforza solo il sistema del tecnototalitarismo globale nel suo nuovo assetto post-borghese, post-proletario e liberal-libertario, non più disciplinare ma permissivo, centrato sulla ridefinizione dei sudditi come consumatori.

Il capitalismo assoluto di Lennon

Una prova dell’alta compatibilità tra l’astratta emancipazione anti-borghese sognata dalla generazione del Sessantotto e la concreta deemancipazione promossa dal capitalismo assoluto di ispirazione sessantottina si rinviene, oltretutto, nel testo di Imagine di Lennon, del 1971, ossia della canzone che, forse più di ogni altra, ha inciso sull’immaginario dell’epoca. La promessa di emancipazione che essa cantava, prefigurando il futuro redento, è stata realizzata nel quadro del nuovo ordine cosmomercatistico a deeticizzazione completa; i cui tratti salienti sono, in effetti, quelli evocati da Lennon nel suo testo: no heaven, no religion, nothing to kill or die for, no countries, above us only sky.

Un tale immanentismo assoluto e dal cielo svuotato, privo di trascendenza e di ideali, di confini e di patrie, si è realizzato non già nel comunismo della società senza classi, bensì nell’iperclassismo proprio del cosmopolitismo capitalistico post-borghese e post-proletario: estintosi ogni ideale della redenzione futura, sopravvive soltanto l’edonismo aprospettico del life is now (living for today, nei versi della serenata mondialista di Lennon). Il mondo è, finalmente, unificato sotto il segno della forma merce e dell’unico mercato sconfinato: ancora con le parole di Lennon, and the world will be as one.

L’avvento dell’oltreuomo nel turbocapitalismo post-borghese

Il cosmomercatismo flessibile mira a liberarsi definitivamente dall’etica borghese e dalla coscienza oppositiva di classe, per imporre il nuovo profilo dell’individuo post-borghese e post-proletario (l’oltreuomo di un Nietzsche riletto in chiave postmoderna), mero atomo desocializzato e portatore individuale di volontà di potenza consumistica illimitata e coestensiva rispetto al valore di scambio disponibile.

La lettura – à la Vattimo o à la Deleuze – di Nietzsche come profeta del postmoderno, della trasvalutazione di tutti i valori, dell’avvento dell’oltreuomo e del valore emancipativo del nichilismo, non è altro che il tentativo ideologico di legittimare il passaggio dal “moderno” capitalismo borghese e proletario al “postmoderno” turbocapitalismo post-borghese e post-proletario, concepito come “gabbia d’acciaio” ineludibile ma con garantito il comfort del self-service generalizzato dei costumi e dei consumi (il nichilismo capitalistico trasformato falsamente in luogo dell’emancipazione).

Diego Fusaro

1 commento

Commenta