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Uno sguardo sull’India: attese, aspettative, equilibri di una nazione composita  

by La Redazione
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India

Roma, 20 lug – L’India  è la nazione più popolosa al mondo e una delle economie a più rapida crescita globale, nonché un importante membro del BRICS. La sua  importanza è indubbia sia da un punto di vista strategico, sia per le sue caratteristiche  e peculiarità e per il suo posizionamento nello scacchiere mondiale.

L’India non è spesso sotto i riflettori dei mass media e certamente l’Italia non brilla per  una  informazione interessata ai temi internazionali, se non legati ad eventi di particolare importanza. Quindi rari sono gli aggiornamenti e ancor più gli approfondimenti sulla  situazione politica, economica, sociale, di quello che è un subcontinente, perché in realtà tale è l’India, per dimensioni, per varietà di caratteristiche, idiomi, storia, pur in una unitarietà che è, per certi aspetti, millenaria. Una realtà oggi ancor più interessante perché si trova a essere un crocevia di diverse politiche o comunque architetture geopolitiche e geo-economiche di primaria importanza. L’India non è semplicemente una grande economia emergente, ma è una potenza sistemica in costruzione con mezzi e dimensioni globali, con forti tensioni interne strutturali e per comprenderne la postura geopolitica è necessario conoscerne la sua architettura interna.

Un’analisi approfondita sull’India

Nel 2014, il sistema politico indiano è entrato in una fase di forte centralizzazione sotto la guida del Primo Ministro Narendra Modi  e del Bharatiya Janata Party  BJP. Il Bharatia Janata Party è considerata la più grande organizzazione politica al mondo per numero di iscritti. Il BJP ha stretti legami ideologici e organizzativi con il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), letteralmente ‘Unione Nazionale dei Volontari’ o ‘Corpo Nazionale dei Volontari’  che è l’organizzazione madre e la colonna vertebrale ideologica del Bharatiya Janata Party. Il BJP è nato storicamente come braccio politico dell’universo associativo dell’RSS  e la stragrande maggioranza dei leader del partito,  inclusi il Primo Ministro Narendra Modi e l’ex Premier Atal Bihari Vajpayee,  si è formata come militante a vita (pracharak) all’interno dell’RSS . Il Rashtriya Swayamsevak Sangh è statofondato il 27 settembre 1925, lo stimolo iniziale dell’organizzazione era fornire formazione al carattere e instillare la “disciplina indù” per unire la comunità indù e fondare una Hindu Rashtra (nazione indù). La formazione dell’RSS negli anni ’20 e ’30 coincise con l’ascesa del Fascismo in Europa. Il leader dell’Hindu Mahasabha, B.S. Moonje, mentore del fondatore dell’RSS, K.B. Hedgewar, ammirava apertamente l’Italia di Mussolini. Moonje credeva che la società indù dovesse essere militarizzata per affermare il proprio dominio. La sua visita in Italia nel 1931 si rivelò cruciale. Incontrò Mussolini, visitò istituzioni giovanili e militari fasciste come l’Opera Nazionale Balilla e gli Avanguardisti, tornò convinto che organizzazioni simili fossero necessarie in India per costruire una società indù disciplinata e combattiva Dopo essere tornato dall’Italia, Moonje contribuì a fondare la Bhonsala Military School a Nashik, concepita per addestrare i ragazzi indù sia ideologicamente che militarmente. Hedgewar fu profondamente influenzato da queste idee e modellò l’RSS su principi simili: esercitazioni quotidiane, uniformi, disciplina e una rigida gerarchia. L’obiettivo era quello di combinare l’addestramento fisico con l’indottrinamento ideologico, creando non solo cittadini disciplinati, ma soldati leali di una nazione indù. Questa visione militarizzata divenne centrale per l’identità dell’RSS.. I consolati italiani nell’India coloniale, soprattutto a Calcutta e Bombay, promuovevano attivamente la propaganda fascista. Finanziavano pubblicazioni locali favorevoli al regime di Mussolini e coltivavano contatti tra gli intellettuali indiani. La visita di Moonje fu accolta con favore dai funzionari italiani, che vedevano nei nazionalisti indù potenziali alleati contro gli inglesi. Sebbene non vi fosse un finanziamento diretto dell’RSS, la sua influenza ideologica e morale fu forte . Inoltre l’RSS considerava il nazionalismo inclusivo di Mahatma Gandhi una minaccia alla sua visione settaria. I suoi leader credevano che la vera battaglia non fosse contro il dominio britannico, ma contro quelli che consideravano nemici interni: musulmani e cristiani. Invece di aderire al movimento nazionale, l’RSS si concentrò sulla formazione di quadri indù disciplinati in grado di plasmare la futura politica indiana. Sia Hedgewar che il suo successore MS Golwalkar credevano in una rivoluzione culturale, non politica: l’idea che cambiare la mentalità degli indù fosse più importante che combattere il potere coloniale. Dopo l’assassinio di Gandhi, l’RSS fu brevemente bandito, ma presto riemerse con un’immagine più moderata, presentandosi come un’organizzazione culturale. Tuttavia, la sua ideologia di base – il sogno di una nazione induista e di un’identità induista uniforme rimase intatta. L’organizzazione si è diversificata in ambiti quali l’istruzione, il lavoro e la religione, creando una vasta rete che continua a influenzare la politica indiana. La lingua potrà anche essere cambiata, ma la convinzione fondamentale in una società maggioritaria e militarizzata persiste. Il percorso storico dell’RSS, dall’incontro di Moonje con Mussolini alla sua attuale influenza politica, riflette il modo in cui i metodi fascisti europei sono stati adattati al contesto indiano, dando vita a uno dei movimenti ideologici più potenti della storia moderna dell’India

Il rapporto tra RSS e BJP si sviluppa su dinamiche storiche ben definite Innanzitutto esiste tra loro una condivisione Ideologica e Strutturale caratterizzata da aspetti ben definiti:

l’agenda dell’Hindutva, condividendo l’obiettivo comune del nazionalismo indù, volto a preservare e promuovere l’identità culturale e civile indiana. Poi l’nterscambio di quadri. Infatti l’RSS distacca regolarmente i propri funzionari chiave all’interno della struttura organizzativa del BJP (in particolare nel ruolo strategico di Segretario Generale dell’Organizzazione) per garantire il coordinamento tra la base sociale e il partito politico. Infine il Supporto elettorale, dove l‘immensa rete di volontari radicati nel territorio dell’RSS costituisce la macchina organizzativa fondamentale per mobilitare gli elettori del BJP durante le campagne elettorali. Perfettamente definita è l’ Autonomia Politica rispetto alla Guida Culturale. L’RSS si definisce un’organizzazione strettamente culturale e sociale. Non partecipa direttamente alle elezioni, lasciando al BJP la gestione della politica attiva. I leader dell’RSS, come il capo spirituale (Sarsanghchalak) Mohan Bhagwat, ribadiscono regolarmente che l’organismo fornisce pareri e orientamenti di massima, ma che le decisioni governative finali spettano esclusivamente alla leadership politica del BJP.

Tuttavia, nonostante la profonda simbiosi, il rapporto ha vissuto periodi di forte dialettica interna legati a dinamiche specifiche. Infatti l’RSS predilige storicamente la leadership collettiva e diffida dei culti della personalità, un aspetto entrato talvolta in frizione con la forte centralizzazione politica attorno alla figura di Narendra Modi. Inoltre il necessario Pragmatismo politico, utile al BJP  per espandere la propria coalizione di governo, ha spesso determinato l’esigenza di accogliere leader provenienti da altri partiti laici o rivali, suscitando il malumore della base più purista dell’RSS. Infine a seguito dei risultati delle elezioni generali del 2024, in cui il BJP ha perso la maggioranza assoluta e ha dovuto allearsi alla coalizione NDA, avviando, così, intensi tavoli di coordinamento per definire  la cooperazione sul territorio e la scelta dei vertici di partito.

Nonostante le fisiologiche divergenze tattiche, i vertici di entrambe le organizzazioni definiscono pubblicamente il legame come una “questione di famiglia”, confermando che gli obiettivi strategici a lungo termine per il Paese rimangono totalmente sincronizzati.

All’universo associativo  dell’RSS  appartiene anche il Bharatiya Mazdoor Sangh (BMS) il più grande sindacato indipendente dell’India. Fondato nel 1955 da Dattopant Thengadi, il sindacato promuove l’armonia tra lavoratori e datori di lavoro attraverso i valori tradizionali indiani, respingendo le classiche idee occidentali di lotta di classe.  I principi fondamentali del  BMS sono sintetizzati da tre regole base per aiutare i lavoratori. Innanzitutto nazionalizzazione del lavoro, mettendo gli interessi dell’India al primo posto. In secondo luogo sindacalizzazione dell’industria per proteggere tutti i diritti dei lavoratori. In ultimo, ma certamente non ultimo, indianizzazione del sindacato,  usando la cultura e le tradizioni indiane per risolvere i problemi sul posto di lavoro (ad esempio, promuovendo il dialogo invece dello scontro). Interessante su questo aspetto è l’intervento di Gianluigi Ferretti, capodelegazione della Unione Generale del Lavoro UGL, alla 21ª Conferenza Nazionale Triennale del .Bharatiya Mazdoor Sangh (BMS) “Oggi discutiamo dell’impatto della tecnologia e dell’economia sul lavoro. Come sappiamo, storicamente sia il capitalismo che il comunismo hanno fallito nel creare società armoniose. Spesso hanno approfondito le divisioni di classe e la frammentazione sociale. Per questo motivo, l’UGL e la Fondazione Dattopant Thengadi (DTF) percorrono sentieri paralleli radicati nella filosofia della “Terza Via“. Come scrisse Shri Dattopant Thengadi ji nel 1998, abbiamo bisogno di un approccio olistico che sia socialmente radicato, economicamente equilibrato e spiritualmente consapevole. Riguardo al cambiamento tecnologico, la nostra visione condivisa è chiara: lo sviluppo deve rimanere antropocentrico. Non possiamo permettere che la frammentazione del lavoro o le piattaforme digitali erodano la dignità del lavoratore. La tecnologia deve essere uno strumento di progresso, non un padrone che svaluta lo spirito umano. In Italia, l’UGL combatte per garantire che l’innovazione sia al servizio del bene comune, mantenendo l’anima etica della nostra economia. Per colmare il divario tra crescita industriale e benessere dei lavoratori, dobbiamo promuovere modelli di governance partecipativa. In Italia, stiamo sostenendo con forza l’attuazione della Legge sulla Partecipazione dei Lavoratori. Ciò si allinea perfettamente con la visione della DTF: crediamo in un ecosistema sinergico in cui il lavoratore sia co-partecipe dell’impresa. Quando i lavoratori partecipano ai processi decisionali, superiamo la lotta di classe verso un modello di responsabilità e prosperità condivise. Anche lo scenario ecologico richiede una prospettiva da “Terza Via“. Crediamo in un’economia che sia ecologicamente responsabile, ponendo la sostenibilità a lungo termine al centro. Tuttavia, la transizione “verde” deve essere una transizione “giusta”. Deve scaturire da un modello di cooperazione tra lavoro, industria e governo. Dobbiamo proteggere il nostro pianeta garantendo al contempo che il lavoro rimanga una fonte di benessere e dignità per tutte le famiglie”.

Questo inciso permette di comprendere meglio la realtà sociale e culturale indiana e la spinta rivoluzionaria che sottende il progetto politico del Primo Ministro Narendra Modim, del suo  BJP e che sta trasformando l’India, attraverso un processo rispettoso delle sue tradizioni, della sua cultura e dei suoi equilibri geopolitici.

Sotto la guida di Modi, il BJP ha ottenuto tre storiche vittorie elettorali consecutive nelle elezioni generali della Lok Sabha (la camera bassa del parlamento indiano) nel 2014, 2019 e 2024. In questi 12 anni  le scelte del Governo hanno permesso il rafforzamento l’esecutivo,  una maggiore personalizzazione della leadership, una riduzione del peso delle coalizioni regionali e un consolidamento dell’apparato di sicurezza. Ora questo è vero che abbia portato più consenso, ma è altrettanto vero che aumentato anche le aspettative, con ambizioni sempre più alte e quindi la conseguente possibilità di maggiore esposizione a critiche interne.

L’India è oggi una delle economie con crescite più dinamiche, tra le grandi potenze, specialmente nei settore IT, servizi digitali a livello globale, ha una  forte crescita nelle infrastrutture, è riuscita a creare e ad attrarre investimenti nell’ambito della supply chain. approvvigionamento e distribuzione In alternativa alla Cina, inoltre l’India è una delle poche nazioni, di grandi dimensioni che ha un un tasso di crescita demografica positivo, oltre a un mercato interno molto importante.

L’India presenta tuttavia un elevato tasso di disoccupazione giovanile, mentre il settore manifatturiero risulta essere ancora molto al disotto del target previsto dal Governo. Inoltre esistono ancora notevoli disparità regionali, tra un sud molto più dinamico rispetto al nord  molto più povero.

Ulteriore problemi, che l’India si trova ad affrontare, sono la dipendenza energetica, con conseguente necessità di approvvigionamento dall’estero, la vulnerabilità alimentare rispetto ai possibili shock climatici, in un continente dove   il clima è un elemento ancor più importante che altrove e gioca pesantemente sull’economia. Il sistema economico indiano non si può certo definire fragile , ma sicuramente squilibrato. Inoltre, in India, la variabile economica, che impatta più pesantemente, non è la crescita del PIL, ma è la distribuzione dei benefici, specie in una nazione in cui ci sono 28 stati, centinaia di lingue, comunità religiose diverse e identità etniche stratificate e dove, negli ultimi anni si è registrata anche una maggiore polarizzazione religiosa, una tensione sulla cittadinanza e sull’identità, con un marcato rafforzamento dell’identità indù nella narrativa pubblica. Questo ultimo aspetto determina certamente un consolidamento elettorale del BJP in alcune aree, ma ovviamente frizioni interne in altre. Conseguentemente  la stabilità indiana non è solo economica, ma è soprattutto determinata dall’esigenza di mantenere un equilibrio sociale interno.

Non sono poi da sottovalutare gli aspetti connessi con la sicurezza e il controllo del territorio.  Nel 2019 c’è stata la revoca dell’articolo 370 della Costituzione indiana. La storica decisione  ha cancellato lo Statuto Speciale di cui godeva lo Stato di Jammu e Kashmir dal 1947, provvedimento che ha ridefinito gli equilibri geopolitici e istituzionali dell’intera regione, già caratterizzati da tensioni con la Cina, nonché gli attentati e le minacce terroristiche. Lo Stato quindi ha reagito aumentando la capacità di cyber intelligent interna, il controllo comunicativo e la gestione dell’informazione, la sicurezza è diventata parte integrante della politica, cosa che, in precedenza, non era. Tuttavia questo è un trend che si riscontra anche a livello globale nell’ultimo decennio..

Interessante è poi evidenziare il  posizionamento strategico  dell’India, che è  contemporaneamente membro chiave dei BRICS, partner del QUAD (acronimo di Quadrilateral Security Dialogue) un’alleanza strategica informale che riunisce Stati Uniti, India, Giappone e Australia.  Inoltre è uno dei maggiori  acquirenti dalla difesa israeliana, grande investitore in Iran con il porto di Chabahar, negoziatore con l’Unione Europea, attore centrale nel settore  indopacifico. Si può quindi certamente affermare che l’India  è una nazione multi-allineata e la sua politica estera riflette la sua stessa complessità interna.

Recentemente, infatti, l’India ha siglato un importante accordo di libero scambio proprio con l’Unione Europea, questo non è certamente una novità, tuttavia questa volta si tratta di qualcosa di diverso. Infatti l’anno scorso UE e India hanno annunciato l’avvio di una nuova fase di cooperazione, collegata ad investimenti della Global Gateway che è la strategia dell’Unione Europea, ideata per sviluppare infrastrutture sostenibili, reti digitali, energia pulita e trasporti nei paesi in via di sviluppo e nei mercati emergenti. Viene considerata la risposta europea alla “Nuova via della seta” cinese, punta a mobilitare fino a 400 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati entro il 2027 con priorità  sul clima e sulla grande distribuzione. Nello scorso gennaio  c’è stato un summit tra Unione Europea e India da dove è scaturita una dichiarazione ufficiale relativa all’impegno di implementare progetti trilaterali sotto l’egida dell’India EU Administrative Arrangement del Trilateral Corporation, il cui focus sarà rappresentato da energia, resilienza climatica, green mobility, digitalizzazione. In realtà i paesi che ne beneficeranno maggiorante saranno Germania e a Francia. Gli altri paesi membri dell’Unione Europea avranno solo degli elementi positivi molto limitati. La Germania avrà un forte beneficio nell’ambito della Greentech cioè l’insieme di innovazioni, dispositivi e servizi progettati per ridurre al minimo l’impatto ambientale delle attività umane. Quindi la Germania, già primo esportatore verso l’India  per quanto riguarda  l’automotive premium e la chimica fine, con questo accordo,riesce a integrare ulteriormente i suoi scambi nel green e nel digitale, attraverso i settori chiave  delle macchine industriali, dell’automazione, della mobilità elettrica, della tecnologia ambientale. La Francia non avrà  gli stessi vantaggi della Germania, ma acquisirà una maggior cooperazione aerospaziale, nell’energia nucleare, nelle rinnovabili e nelle infrastrutture, settori di alto valore aggiunto e di forte interesse geopolitico.

Gli altri paesi dell’UE probabilmente ne beneficeranno poco. I Paesi Bassi avranno la possibilità di essere un hub di ingresso e potenzialmente poter attivare scambi nel settore agrotecnico e sviluppo negli scambi marittimo portuali, quindi principalmente benefici indiretti attraverso i flussi logistici, ancora concretamente non valutabili.

L’Italia, a parte alcuni settori di nicchia, quali la meccanica di precisione, macchinari, articoli di lusso e design, poi, nel settore agroalimentare, vino, formaggi etc non dovrebbe ricavare granché dall’accordo, così come le altre nazioni del Sud Europa. Il Nord Europa non dovrebbe ricavarne molto di più, forse qualche nicchia operativa nel settore della digitalizzazione o sviluppi di interoperabilità su progetti congiunti di smart city o green mobility, ma nulla di più.

Quindi  questo accordo serve essenzialmente a rafforzare l’IMEC, il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC) che è un ambizioso progetto infrastrutturale intermodale annunciato nel 2023. Esso mira a creare una nuova rotta commerciale globale composta da ferrovie e collegamenti marittimi, collegando l’India agli Emirati Arabi Uniti, all’Arabia Saudita, alla Giordania, a Israele e infine all’Europa.

Per quanto riguarda il Mediterraneo europeo, l’IMEC è considerato un’opportunità di sviluppo di primaria importanza per i Paesi dell’Europa meridionale. Il porto di Trieste è identificato come uno dei principali hub terminali nel Mediterraneo, da cui le merci possono poi raggiungere i mercati dell’Europa centrale e orientale attraverso i corridoi ferroviari balcanici, insieme al  Pireo (Grecia), principale porta d’accesso per la penisola balcanica e l’Europa centrale e infine a  Marsiglia (Francia): Hub strategico per lo smistamento delle merci verso i mercati dell’Europa occidentale. Quindi, da questo accordo con l’Unione Europea, indubbiamente ne beneficiano i paesi del Golfo, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi,che diventano uno snodo centrale e ovviamente l’India. Tuttavia l’India ha anche svariati partner e variegati interessi, come si è visto è nazione di riferimento nei BRICS, ha importanti investimenti e rapporti commerciali con l’Iran, con la Cina e con la Russia. Quindi esistono notevoli incognite sul futuro e la portata di questo accordo, che in prospettiva potrebbe essere un punto di svolta o semplicemente una scelta più che altro geopolitica, in cui l’interesse commerciale è marginale.

L’India,come si è già evidenziato, privilegia un effettivo multi-allineamento, che potrebbe anche apparire ambiguo, si destreggia nel panorama politico, economico, militare internazionale in continua evoluzione,anche per la sua posizione geopolitica, mantenendo un comportamento in cui equilibri sottili e abili tatticismi garantiscono la sua stessa sopravvivenza. L’India, infatti, è stata in passato il riferimento dei famosi “paesi non allineati”organizzazione internazionale, nata nel 1961, che raggruppa gli Stati che non si schierarono formalmente con o contro alcuna delle grandi potenze durante la Guerra Fredda , e questo è una ulteriore conferma di quanto è, possiamo dire storicamente, una caratteristica  costante della  politica internazionale indiana. Oggi il suo multi-allineamento tattico si sviluppa in quattro assi: sicurezza territoriale, principalmente rispetto a Pakistan e Cina, sovranità strategica, cioè non dipendere mai da una sola nazione per determinati servizi o materie prime o prodotti e quant’altro, crescita economica  focalizzata su investimenti, supply chain (la catena di approvvigionamento e distribuzione delle merci) energia e posizionamento, nell’ambito dello status globale, nel ruolo di, grande potenza,

I rapporto tra India e BRICS, IMEC, Unione Europea, Stati Uniti, Israele, Iran è essenzialmente strumentale, utile a perseguire i quattro obiettivi indicati.

La sua scelta strategica di essere una potenza mondiale multi-allineata si conferma attraverso i rapporti privilegiati con gli Stati Uniti, in funzione di un contenimento delle, sempre presenti, rivendicazioni territoriali cinesi e degli oggettivi interessi indiani in tutta l’area indopacifica, che ovviamente non deve essere dominata solo esclusivamente da Pechino. Come visto in precedenza l’India è membro del QUAD, perché in questo modo aumenta la sua deterrenza, migliora il suo accesso tecnologico, favorisce la cooperazione navale, ma l’India non è assolutamente interessata a trasformarlo in un’alleanza militare come è la NATO, lo usa semplicemente come piattaforma. Nuova Delhi  vuole contenere la Cina, ma non vuole creare una rivalità con la Cina stessa. L‘India continua a comprare armi russe, mantenere canali politici, gestire energia e forniture dalla Russia, anche se tutto questo determina  una costante  irritazione. da parte di Washington, altrettanto irritata per gli investimenti nell’ambito del porto iraniano del Chabahar, che, bypassando il Pakistan, permette all’India l’accesso all’Asia Centrale. Inoltre Nuova Delhi intesse storicamente forti rapporti commerciali con Israele, comprando droni, radar, missili e attivando nuove joint venture di coproduzione, in cui entrambi condividono diversi programmi di sviluppo nell’ambito delle nuove tecnologie per l’antiterrorismo e sviluppano asset critici nell’ambito infrastrutturale. Israele offre tecnologie avanzate ed esperienza nel settore, l’India offre mercato, scala e legittimazione in Asia, diventando il portale che accredita la tecnologia cyber e di difesa israeliana in Oriente. Tuttavia l’India non può scegliere tra Israele, i paesi del Golfo e l’Iran perché necessita di tutti e tre seppur in modo diverso. Con il Golfo ha ovviamente attività legate all’energia, le rimesse della diaspora, fortemente presente in quelle nazioni,gli hub logistici, l’IMEC, con Israele le tecnologie di difesa e cyber, l’agritech, la Watertechnology, cioè l’insieme delle innovazioni tecnologiche, digitali e ingegneristiche applicate alla gestione, al monitoraggio, alla depurazione e alla salvaguardia delle risorse idriche, in questo ambito è utile ricordare che la questione climatica dell’Asia è importante proprio nella gestione e nell’utilizzo dell’acqua.  Infine con Iran si è già citato l’hub logistico di eccellenza di Chabahar.

Questa triangolazione è veramente una sorta di capolavoro delle funamboliche capacità dell’equilibrismo indiano, ma ne evidenzia anche la sua intrinseca fragilità, perché l’India non può permettersi di spezzare questi equilibri in nessun ambito sia interno che, tanto meno internazionale.

Ettore Rivabella

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