“Conosci te stesso”
Roma 2 mar – L’utilizzo delle macchine ha cambiato la Storia. Dall’uso della forza muscolare nell’agricoltura e nell’artigianato, con tempi lunghi di lavoro e fatica fisica all’utilizzo di strumenti meccanici che hanno – di fatto – sostituito i lavoratori. Le macchine migliorarono la qualità del lavoro e facilitarono la vita degli operai, ma il loro monopolio ha talvolta determinato lo sfruttamento e l’ingiustizia sociale. Quel possesso dei pochi che ha creato disuguaglianza e miseria di molti.
Capitalismi e terza via
La teoria marxista espressa nella pratica ha sottratto la proprietà dei mezzi di produzione ai privati per passarla allo Stato, determinando un forma di capitalismo ancora più spietato, quello comunista. La rivoluzione sociale e nazionale avvenuta nella prima metà del Novecento italiano scelse una terza via di partecipazione agli utili dei lavoratori. Ma il pericolo che la socializzazione rappresentava per il grande capitale determinò la fine dell’esperimento.
Tutto tornò come prima. La proprietà delle macchine restò nelle mani dei padroni privati, che fanno le leggi del mercato, svalutando il valore del lavoro importando oggi manodopera a basso costo con l’immigrazione selvaggia.
Dalla filanda ai computer
Anche la cosiddetta Intelligenza Artificiale è nelle mani di concentrazioni capitalistiche. Società non certo filantropiche, dedite al guadagno senza scrupoli morali e spirito sociale. Le cosiddette Big Tech, giganti della tecnologia, proprietà di privati formano un oligopolio mossi da interessi esclusivamente economici, senza pensare al benessere dei cittadini.
Dal possesso del telaio della filanda settecentesca ai super computer, lo spirito del capitalismo è lo stesso, creare plusvalore e di conseguenza sfruttamento. I capitalisti figli dell’etica protestante, come ha scritto Max Weber, rincorrono solo la ricchezza ed il potere, senza preoccuparsi minimamente del benessere degli altri.
Il nodo dell’Intelligenza Artificiale
L’intelligenza è un caratteristica squisitamente umana, fatta di emozioni, di intuito e perspicacia, di processi di astrazione che nessuna macchina per quanto perfetta potrà mai eguagliare. Si deve parlare di tecnologia, frutto dell’unica intelligenza possibile quella prodotta dai milioni di neuroni della corteccia cerebrale umana.
Intelligenza – dal latino intelligere ovvero comprendere – esclude che uno strumento tecnologico, un macchinario, possa capire se non creato ed attivato dalla mente umana. Molti strumenti tecnologici, utili per accelerare i processi produttivi, sono meccanismi che depotenziano la coscienza, ne riducono le capacità e inducono uno stato di passività della mente.
Recenti studi clinici hanno evidenziato che la scrittura a mano e la lettura dei libri aumenta il potenziale cerebrale, mentre la videoscrittura e leggere sui tablet e sui pc non ha lo stesso effetto.
La tecnologia? Deve servire l’uomo
Le prime tavolette di argilla che attestano documenti scritti hanno circa cinquemila anni, incise dai Sumeri e nello stesso periodo in Cina e nel Centro America. Risalenti a quarantamila anni fa, invece, le prime forme di protoscrittura recentemente scoperte in una grotta tedesca. Questa invenzione ha consentito la registrazione delle informazioni segnando il passaggio dalla Preistoria alla Storia ed è prodotto dell’unica vera intelligenza, quella umana.
Le tecnologie dell’Intelligenza Artificiale – se mal utilizzate – non solo limitano le capacità cerebrali, ma provocano diminuzione della memoria, dell’attenzione e della vigilanza. Come succede con l’abuso o l’uso improprio degli strumenti digitali. Macchine nate dall’intelligenza umana devono servire i loro ideatori senza sostituirli. Il superamento dell’umano è piuttosto da ricercare nel divino, nell’acquisire con il lavoro iniziatico i poteri che avvicinano gli uomini agli dèi.
Roberto Giacomelli