Roma, 1 lug – A 65 anni dalla morte di Louis-Ferdinand Céline, vale la pena tornare a una delle testimonianze più intense e significative sui suoi ultimi istanti e sul suo funerale: quella di Lucien Rebatet. Autore del best seller della Collaborazione Les Décombres, pubblicato nel 1942 e rivaleggiante per asprezza con i pamphlet céliniani, Rebatet fu uno degli intellettuali francesi più vicini a Céline, prima e durante la guerra — indimenticabile il suo ritratto dello scrittore a Sigmaringen — e sino alla morte di Louis-Ferdinand Destouches, avvenuta il 1° luglio 1961.
La morte di Céline nel ricordo di Lucien Rebatet
Lo testimonia il seguente passo:
«Siamo appena tornati dal funerale di Céline. È morto sabato verso le 6 di sera, d’una congestione cerebrale. Sin dalla mattina, si sentiva ancor più malmesso, aveva i nervi scoperti. Si era steso un istante dicendo a Lucette:
– Sto per morire.
Al che Lucette gli rispose con la sua aria serena:
– Lo dici sempre.
– No, questa volta lo sento proprio che sto per morire.
Poco dopo perse conoscenza, e, in venti minuti, fu tutto finito. Non sono venuto a conoscenza della sua morte che ieri sera grazie a una telefonata di Robert Poulet. Lucette ci teneva assolutamente che questa notizia rimanesse segreta il più possibile, che le orde di giornalisti non fossero allertate. E ha fatto bene. Non eravamo, quel mattino, che una trentina di amici (per la cronaca, Roger Nimier, Marcel Aymé, Robert Poulet, Claude Gallimard e io). E questo funerale semiclandestino è stata una straordinaria pagina céliniana. Il feretro era stato posato nella sua camera da letto, a lato della sala da bagno grande, aperta. Si vedeva il lavabo, gli asciugamani, e girando la testa dall’altra parte, gli stracci di Louis-Ferdinand, le sue cinque o sei canadesi sdrucite, appese le une sulle altre su di un attaccapanni.
Lucette avrebbe voluto una messa (Céline se ne fregava, avrebbe voluto la fossa comune), ma il curato di Bas-Meudon si era rifiutato. Aveva rifiutato persino di inviare una religiosa per l’ultima vestizione. Siamo andati allora direttamente al cimitero di Vieux-Meudon. Proprio in quell’istante, si è messa a cadere una pioggerella sottile, come per un’illustrazione di Morte a credito. Fu veramente stupefacente, ed eravamo appena usciti dal cimitero che il sole riapparve su questa banlieue eteroclita. Tutti noi avevamo giudicato come se fosse perfettamente nell’ordine delle cose di questi tempi che il più grande scrittore francese d’oggi fosse seppellito così, clandestinamente, da un pugno di amici, molto più miseramente che una lavascale».
Il brano è tratto da Louis-Ferdinand Céline. Un profeta dell’Apocalisse. Scritti, interviste, lettere e testimonianze, a cura di Andrea Lombardi, con prefazione di Stenio Solinas, pubblicato da Bietti Edizioni.
La Redazione