Roma, 13 dic – A Macerata il dibattito culturale torna a scivolare sul terreno dello scontro ideologico. Al centro della polemica c’è ancora la Rassegna Letteraria Esplicita ospitata allo Sferisterio e la contro-rassegna organizzata dagli ambienti della sinistra antagonista, con accuse, pressioni e richieste di esclusione che hanno riacceso il consueto allarme antifascista.
FdI Macerata risponde alle polemiche
Sulla vicenda interviene Fratelli d’Italia Macerata. In un comunicato firmato dal coordinamento cittadino, il partito critica duramente le contestazioni rivolte alla rassegna, parlando di una pericolosa confusione tra dissenso culturale e reato. «Confondere il dissenso con un illecito penale è un abuso grave del linguaggio e della realtà», si legge nella nota, che denuncia il ricorso a strumenti definiti “tipicamente antidemocratici” come liste di proscrizione, pressioni morali e tentativi di esclusione dallo spazio pubblico. Secondo FdI, il copione è ormai noto: una parte della sinistra, incapace di sostenere un confronto sul piano culturale, ripropone un antifascismo giudicato anacronistico e lo utilizza come leva per giustificare forme di censura ideologica. Una censura che, soprattutto quando è priva di fondamenti legali, viene definita una vera e propria deriva autoritaria. «La storia insegna che ogni censura, anche quando nasce per una presunta buona causa, finisce sempre allo stesso modo: con meno libertà, meno cultura e meno democrazia».
Togliere spazio in nome della democrazia
Nel comunicato si evidenzia inoltre come oggi si chieda di “togliere spazio” a chi non rientra nei perimetri dell’ortodossia dominante, mentre domani potrebbe bastare un’opinione sgradita per finire nel mirino. Un meccanismo che, secondo FdI, mina alla base la libertà di espressione e impoverisce il dibattito pubblico. «In una società democratica le idee si discutono e si confutano, non si eliminano con campagne di isolamento», è la linea ribadita dal partito. Nel comunicato si respinge anche l’etichettatura indiscriminata di direttori di giornale, scrittori ed editori come “fascisti”, ricordando che in Italia l’unica fattispecie penalmente rilevante è l’esaltazione del fascismo finalizzata alla sua ricostituzione, e che nei casi citati non risultano denunce o condanne. Nel mirino finiscono anche le evidenti disparità di giudizio rispetto a episodi di violenza avvenuti in passato sotto il Palazzo Comunale di Macerata, allora minimizzati in nome dell’antifascismo.
Una prova per la cultura di Macerata
La presa di posizione si chiude con una domanda rivolta alla città: è questa la Macerata culturale che i cittadini vogliono? Una città che risponde ai libri con le scomuniche o una comunità capace di affrontare il confronto delle idee senza ricorrere alla censura.
La Redazione