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Roma, 27 nov – Il secondo conflitto mondiale è finito da ormai più di settant’anni ma c’è chi, sulle macerie della guerra civile, continua a mangiare. Stiamo parlando delle associazioni partigiane, una pletora di sigle che ormai da decenni ad ogni finanziaria ricevono lauti contributi pubblici. L’anno 2018 non farà eccezione, con nientemeno di circa 3 milioni e mezzo di euro messi a disposizione da ministero della Difesa e ministero dell’Interno.



È vero, si tratta di stanziamenti destinati a tutti i sodalizi di ex combattenti. Ma fra questi la parte del leone la fanno, neanche a dirlo, proprio le associazioni partigiane e antifasciste. A rivelarlo è un’inchiesta de Il Giornale a firma di Giuseppe De Lorenzo e Marco Vassallo.

Si va dai 23.500 euro per lAssociazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti in Spagna ai 55mila dell’Associazione Italiana Federazione Partigiane, passando per 115mila euro all‘Associazione nazionale Reduci della Prigionia dell’Internamento e della Guerra di Liberazione e i 41.800 alla consorella (almeno per lunghezza, e forse per avere più parole nel nome che iscritti) Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione Inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate. Non poteva ovviamente mancare l’Anpi che, superata la paura per il taglio dei fondi stante il “No” al referendum costituzionale, staccando un assegno da 107mila euro, stabile rispetto a due anni fa e decisamente in aumento rispetto ai 93mila del 2014. Più della storica sigla fa però l’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, che a fronte di 3643 soci ottiene la bellezza di 202mila euro: più di 55 euro a tesserato.

Come dite? Ci sono forse più sigle di associazioni partigiane che ex combattenti? Probabile, d’altronde per arginare l’emorragia di aderenti praticamente tutte hanno aperto le porte anche a chi non ha mai imbracciato (o fatto finta) un fucile e “ognuno – si legge nell’inchiesta – si è fatto il suo comitato: i partigiani, i militari, i deportati, i volontari all’estero e chi più ne ha più ne metta”. Risultato? “In totale negli ultimi 6 anni l’intera galassia dei gruppi partigiani ha drenato 4 milioni di euro dalle casse dello Stato“, contributi elargiti quasi sempre “a pioggia, con metodi di ripartizione dei contributi slegati dalle reali attività svolte e senza trasparenza: per cinque anni la Commissione Difesa ha chiesto i rendiconti annuali degli enti beneficiari, ma li ha ottenuti solo quest’anno e solo per 27 associazioni su 47″.

Nicola Mattei

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3 Commenti

  1. dei partigiani dell’epoca saranno rimasti quattro vecchi centenari, non è giusto che le varie associazioni continuino a prosperare. non ha senso l’immortalità di queste associazioni succhiasoldi

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