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Foggia, 10 feb – Ad oggi la bellezza racchiusa a Foggia fatica ad essere percepita, nonostante un ricco passato testimoniato dalla nomina a città imperiale per volere di Federico II di Svevia in persona. Bisogna però aspettare l’avvento del ventennio fascista  se si vuole ripercorrere un altro periodo particolarmente florido e rivoluzionario per la città. È durante il regime infatti che sorgono le strutture cittadine che la caratterizzano: l’Opera Nazionale Combattenti (oggi Palazzo della Bonifica), la fontana del Sele, il Palazzo degli uffici statali, i monumenti ai caduti, la Chiesa di San Michele Arcangelo, il Palazzo degli Studi, il Palazzo dell’Acquedotto pugliese, la stazione ferroviaria e il sorprendente Palazzo del Podestà, oggi Palazzo di Città. Quest’ultimo, voluto fortemente da Mussolini, è il simbolo assoluto d’un intero territorio allora in forte rinascita sociale ed economica. In continuità coi palazzi imperiali federiciani, il centrale Palazzo del Podestà segna l’avvento d’un nuovo Impero.
Realizzato tra il 1928 e il 1933 da Armando Brasini, architetto romano progettatore anche del Ponte Flaminio e del Complesso del Buon Pastore, il Palazzo a forma di emme si affaccia solidamente sul centrale Corso Garibaldi. L’edificio è moderno e funzionale, tanto da ospitare ancora oggi il Municipio cittadino, ma allo stesso tempo non tradisce il gusto classicheggiante con le sue regolari geometrie evidenti negli archi a tutto sesto e nella imponente coppia di scalinate laterali che conducono al corpo centrale del complesso.
I veri tesori del Palazzo, tuttavia, son rappresentati dai due singolari gruppo scultorei posti a specchio in ciascun corpo laterale della struttura. Entrambi omaggiano la figura di Benito Mussolini: due episodi artistici miracolosamente reduci dall’iconoclastia del dopoguerra e soprattutto degli ultimi mesi (vedasi l’epilogo del bassorilievo di Bolzano). Le sculture di Foggia non sono semplici feticci per nostalgici, piuttosto sono capitoli significativi e autentici di storia nazionale, che piaccia o no, siccome con ogni probabilità quelli nella città pugliese sono tra gli ultimi bassorilievi rimasti in Italia raffiguranti il Duce distintamente, senza nessun tipo di danneggiamento o “depotenziamento”.
Le figure sono opera del modenese Ermenegildo Luppi. Da una parte è presente un Mussolini a cavallo riverito dal popolo per la provvidenziale bonifica integrale del tavoliere delle Puglie, dall’altro lato invece il Duce dona l’acqua rigeneratrice alla cittadinanza e a una selva di braccia tese: una testimonianza indelebile degli acquedotti, delle fognature e delle fontane erette in questi anni.
Entrambi i bassorilievi presentano figure forti e composte. Il marmo con cui sono scolpite fuoriesce vistosamente dallo sfondo, queste infatti sono così gettanti da ambire quasi all’altorilievo. Mentre in Germania Arno Breker modella corpi muscolosi ma slanciati, a Foggia Luppi realizza dei personaggi massicci, tanto da richiamare per le proporzioni e per le pose le robuste figure giottesche della Cappella degli Scrovegni, ma anche per alcuni cenni la più austera scultura romanica.In sostanza, l’iconografia offerta è un monumentale cursus che superato il retaggio della Magna Grecia affonda le radici nella romanità, passa per il Basso Medioevo preludio del Rinascimento per poi sfociare nella forma finale ed emancipata del primo novecento. L’arte del Fascismo dopotutto è capace proprio di questo: guardare al passato, pensare al presente e ambire al futuro.
Alberto Tosi
Foto di Andrea De Palma – https://fascismoinmostra.it/



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