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No, caro Gravina: non è una banale lite di campo ad aver rovinato l’immagine del calcio italiano

by Emanuela Volcan
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Roma, 22 dic – “Un solo sconfitto: il calcio”. Così parlò Gabriele Gravina – presidente della FIGC – a seguito della lite verbale tra l’allenatore del Milan Massimiliano Allegri e Gabriele Oriali, collaboratore di Antonio Conte, allenatore del Napoli, in occasione della semifinale di Supercoppa italiana disputatasi la scorsa settimana in Arabia Saudita (a proposito: questa si che è l’ennesima sconfitta, ndr).

I mali del pallone italiano

Ebbene si, il vertice del mondo pallonaro tricolore ha sentito forte l’esigenza di condannare questo atteggiamento mentre tace sulle vere sconfitte di tutto il movimento da lui stesso guidato dall’ormai lontano 2018. Il moto di sdegno, infatti, si dovrebbe imputare proprio alla terza gestione Gravina, e ad i suoi predecessori, che da oltre un decennio sono complici del declino di questo sport che ci ha sempre visto sul tetto del mondo.

I burocrati, infatti, sproloquiano solo quando si tratta di sentenziare su diverbi tra panchine, sugli sfottò delle tifoserie, e via discorrendo. Ma questo è il sale, senza se e senza ma, del calcio in ogni latitudine e in ogni epoca; qui in Italia, invece, sempre per il diktat del politicamente corretto, buono per ogni stagione, è diventato “il male da combattere”.

Eh no, il male del calcio è proprio la gente come Gravina e compagnia cantante che da dodici anni (non sappiamo ancora se riuscirà l’impresa dei play off per il 2026) hanno contribuito all’assenza della nostra Nazionale alla competizione mondiale, partendo dalla mancanza di tutela proprio dei calciatori italiani a fronte di una invasione di stranieri nelle squadre di club, che la metà sarebbe bastata.

Da Gravina a Gattuso

D’altronde il calcio non può discostarsi di molto da quello che succede in Italia. Le aziende più importanti e prestigiose sono ormai in mano a stranieri, quando non chiuse definitivamente, e questo è accaduto anche alle società di calcio dove i proprietari italiani si contano sulle dita di una sola mano. Vi ricordate il Decreto Crescita varato dal Governo Conte? Legge italiana che offriva enormi vantaggi fiscali (sgravi fino al 70% dell’IRPEF) rendendo di fatto più economico per i club ingaggiare stranieri. Levate di scudi? Qualche tiepida protesta e nulla più.

Avete invece sentito il prode Gattuso, c.t. della Nazionale, scagliarsi contro i tifosi in contestazione dopo il 2-0 sulla Moldavia. Ci permettiamo di ricordare a Ringhio, ex calciatore azzurro, che proprio ai suoi tempi (tra l’altro Campione del Mondo nel 2006), la Moldavia, ma soprattutto la Svizzera (che ha eliminato l’Italia agli ottavi dell’Europeo 2024), la Norvegia (qualificatasi al Mondiale del 2026, mentre gli azzurri dovranno fare i play off) e ne citiamo solo alcune, erano impegni “amichevoli” per la nostra Italia, ora ridotta a fare i conti pure con la Macedonia del Nord (24 marzo 2022 a Palermo, ricordate?).

Una Caporetto continua

Si può sempre obiettare: vabbè c’è sempre una Caporetto nella storia dello sport più amato nello Stivale! Ma qui ormai è un’abitudine! E allora mister Gattuso non se la prenda coi tifosi ma con i vertici della sua Federazione che non tutelano per nulla i calciatori italiani: per riuscire a formare una rosa dovrà andare a pescare in serie B o anche più giù?

Parliamo con cognizione di causa e con i numeri, impietosi, proprio della nostra serie A. Nel campionato in corso il 32% sono italiani (188), il 68% stranieri (400). I nostri connazionali non sono trasferiti all’estero perché solo in 13 giocano, o meglio fanno panchina, fuori dall’Italia.

Il Lecce con l’88%, il Verona e il Torino (87%), sono le squadre con la maggiore presenza di stranieri. Seguite da Udinese (83%), Milan (79%), Parma, (76%) e così via. Quella con meno stranieri è il Cagliari: gli isolani sono fermi al 26%. Sconfortante! Se ancora abbiamo un Pio Esposito, un Leoni, un Pisilli, che riescono ad emergere è puro miracolo. Dunque caro Gattuso, caro Gravina guardate ai veri problemi del calcio italiano! Che non sono le liti a bordo campo e nemmeno la coreografia “Juve m….” della Fiesole, per non parlare degli “andate a lavorare” degli ultras azzurri! Se il calcio italiano è costretto a vergognarsi è quando non riesce più ad andare ai Mondiali. E questo, purtroppo, accade già da anni…

Emanuela Volcan

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