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Roma, 25 set – I migranti vanno accolti e integrati, senza se e senza ma. Questa volta a pronunciarsi a riguardo non è Papa Francesco, è il presidente della Cei card. Gualtiero Bassetti: “Penso che la costruzione di questo processo di integrazione possa passare anche attraverso il riconoscimento di una nuova cittadinanza, che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica di quegli uomini e donne che sono nati in Italia, che parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sé“. Ecco quindi che a schierarsi a favore dello ius soli arriva direttamente il capo dei vescovi, giusto per rimarcare che la campagna pro immigrazione non è promossa all’interno della Chiesa soltanto dal Papa e dalla Caritas.

Anzi, le dichiarazioni di Bassetti sono la testimonianza che i vertici ecclesiastici sono decisamente compatti sul tema. Di più, non perdono occasione per spiegare perché secondo loro è necessario lo ius soli. D’altronde appare superfluo specificare quanto può essere conveniente, per chi fa del business dell’immigrazione un lucro quotidiano, aprire le porte dell’Italia agli extracomunitari. Addirittura però Bassetti parla di assunzione della “nostra memoria storica” da parte degli immigrati. Sarebbe interessante sapere a quale memoria storica si riferisce il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Nel corso della prolusione d’apertura della sessione autunnale del Consiglio autunnale permanente, riunito fino a mercoledì a Roma nella sede Cei di Circonvallazione Aurelia, Bassetti ha spiegato che il processo di integrazione “richiede, innanzitutto, di fronteggiare, da un punto di vista pastorale e culturale, la diffusione di una ‘cultura della paura’ e il riemergere drammatico della xenofobia”. Parole che sembrano uscite da un tipico dibattito antifascista promosso da un circolo Arci del Mugello. E invece no, è proprio il capo dei vescovi a pronunciarsi così, senza menzionare direttamente la legge sullo ius soli, nel tipico detto e non detto che caratterizza il linguaggio della Chiesa.

Ma davvero questa volta non c’è bisogno di leggere tra le righe, è l’ennesimo spot a favore della legge sulla cittadinanza ai nuovi immigrati. D’altronde lo stesso Bassetti a giugno era stato ancora più chiaro: “La Chiesa – spiegava l’arcivescovo – si impegna da sempre a sostenere uno sviluppo sinfonico della società. Uno sviluppo che adesso passa anche da una legge sullo ius soli che possa favorire integrazione e partecipazione, ospitalità e promozione della persona umana”. La Chiesa, ci ripetono sovente i suoi eminenti rappresentanti, non fa politica. In effetti siamo ben oltre il “fare politica”, siamo a pressioni dirette per indirizzare i politici a compiere scelte che possano convenire alla Chiesa. Nulla di nuovo anche in questo caso, di sicuro però adesso forse ci risparmieremo la cantilena del Papa impostore e dello scontro interno in Vaticano tra conservatori e cattocomunisti. Questa è la posizione ufficiale della Chiesa, tutto il resto purtroppo è noia.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. …..Una delle grosse cazzate che fece il duce fu il ”concordato”e ne pagò/ paghiamo le conseguenze….Questo ultimo è il risultato del concordato Renzi-vaticano ..L’unico modo modo per uscire da tali nefaste conseguenze e il distruggere qualsiasi tipo di accordo con i preti e l’eliminazione dello ”stato”vaticano..Mandiamoli a lavorare. cosi capiranno finalmente il vangelo…

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