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Firenze, 25 set – Professori in corruzione, verrebbe da dire. Perché se le accuse fossero tutte confermate l’Università italiana ne uscirebbe a pezzi, mostrandoci un volto decisamente vergognoso dei suoi massimi rappresentanti. Accademici che impartiscono lezioni di vita agli studenti di tutta Italia ma che in realtà agiscono come i peggiori malviventi? Un’inchiesta della Guardia di Finanza di Firenze sui concorsi truccati e l’assegnazione di cattedre ha portato all’arresto di 7 docenti universitari per reati corrutivi. Le misure sono scattate a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, disposta dal gip su richiesta dei pm fiorentini Luca Turco e Paolo Barlucchi. Altri 22 docenti sono stati interdetti dalle funzioni di professore universitario e da quelle connesse ad ogni altro incarico accademico per la durata di 12 mesi. Nell’inchiesta, che riguarda tutto il territorio nazionale, risultano indagate complessivamente 59 persone.



Tra i docenti accusati figura anche Augusto Fantozzi, ex ministro del Commercio con l’Estero del primo governo Prodi. Lo stesso Fantozzi fu poi, su indicazione del quarto governo Berlusconi, commissario straordinario di Alitalia e dal 2009 rettore dell’Università di Benevento. Ai domiciliari sono finiti inoltre Fabrizio Amatucci, docente alla Federico II di Napoli, Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino), Adriano di Pietro (Università di Bologna), Alessandro Giovannini (Università di Siena), Valerio Ficari (Università di Roma 2), Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese), Guglielmo Fransoni (Università di Foggia). In base a quanto spiegato dagli inquirenti le indagini sono partite dal presunto tentativo da parte di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore, candidato al concorso per l’abilitazione scientifica nazionale all’insegnamento nel settore del diritto tributario, a ritirare la propria domanda, allo scopo di favorire un altro ricercatore, in possesso di un curriculum notevolmente inferiore, promettendogli in cambio l’abilitazione nella tornata successiva.

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Secondo la Guardia di Finanza le indagini hanno consentito di rilevare “sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario”, – alcuni dei quali pubblici ufficiali poiché componenti di diverse commissioni nazionali nominate dal Miur -, finalizzati a rilasciare abilitazioni “secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori”, per soddisfare “interessi personali, professionali o associativi”. Gli agenti della GdF hanno eseguito questa mattina oltre 150 perquisizioni domiciliari in uffici pubblici, abitazioni private e studi professionali. Dalle intercettazioni è emerso inoltre che i vincitori del concorso nazionale per l’abilitazione scientifica all’insegnamento nel settore del diritto tributario venivano selezionati con una “chiamata alle armi” tra i componenti della commissione giudicante. Senza quindi che venissero adottati criteri di merito come previsto ovviamente dalla legge.

Alessandro Della Guglia

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