Roma, 21 lug – Forza Italia è Mariastella Gelmini. Almeno, così eravamo abituati. Prima che il ministro degli Affari regionali si esprimesse con le parole che l’Agenzia Nova ed altri hanno riportato. Una svolta non priva di lati estremamente comici.

Forza Italia va via, la Gelmini “dissidente”: mondo al contrario o vento che cambia?

Se Forza Italia va da qualche parte, la Gelmini lo segue. Uno scenario ai limiti dell’imbarazzante a cui abbiamo assistito per vent’anni. O quasi. Qualche mese fa, si dirà, la prima “dissidenza” c’era stata in parte con Berlusconi, troppo ambiguo sulla guerra in Ucraina. Nel senso di “troppo poco anti-putiniano e filoucraino”. Che strano. La novella rivoluzionaria della politica italiana però non si scompone riguardo la crisi in atto, parlandone al Corriere della Sera:“Non ho preso alcuna decisione, non so cosa farò. Rifletto, ci penserò. Quello che è successo ieri è gravissimo. La crisi si era aperta a causa delle convulsioni del M5S: non era facile riuscire a prendersi la responsabilità di portare il Paese al voto in mezzo a una crisi senza precedenti, con l’inflazione ai massimi da quarant’anni, e una guerra. La FI che ho conosciuto in questi venticinque anni di militanza e di impegno politico, sarebbe stata dalla parte di Mario Draghi, che ha fatto un ottimo lavoro, è un convinto europeista, e che certo non è di sinistra”.

Le critiche al suo partito e alla Lega

La Gelmini che contesta Cavaliere e partito fa troppo ridere, diciamoci la verità. Sebbene la ragione sia palese, nella sua tristezza: “Lega e Fi il governo lo hanno sempre sopportato e non supportato. E già dalla settimana scorsa la Lega ha cominciato a mettere paletti, fino ad arrivare a prefigurare la richiesta di sostituire un ministro come Lamorgese (che non è dei 5 Stelle!), senza che da FI si alzasse una sola voce critica. La gestione di ieri è stata la rappresentazione dell’appiattimento acritico sulla Lega ed è stato il colpo definitivo di una storia ultra ventennale di battaglie liberali, riformiste ed europeiste. Avranno anche il consenso dei tassisti probabilmente, ma non quello di chi crede nelle riforme, nell’Ue, nel liberalismo e nella concorrenza. Non potevo restare un minuto in più in un partito che non riconosco”.

Il Gelmini show prosegue imperterrito nella sua verve comica, specialmente quando parla di “populismo salviniano” in cui Forza Italia si sarebbe “disciolta”. E poi: “La Fi che ho conosciuto non avrebbe avuto dubbi nello scegliere fra Draghi e le pulsioni sovraniste di Salvini, e non avrebbe permesso che il presidente Berlusconi, che ha fatto grandi cose per il Paese, e che ha pagato per questo un prezzo alto, si allineasse a questa destra. Ho provato a convincerlo, ma è evidente che ha fatto la sua scelta, e io ho fatto la mia. Continuo a nutrire per lui stima e affetto”.

“Fi ha continuamente messo i bastoni fra le ruote in Parlamento”. Insomma, questa Forza Italia è diventata addirittura un partito pericolosamente dissidente, per il ministro. Che aggiunge:  “Il buono che è stato fatto sulle riforme rischia di andare al macero. Chi voleva subito uno scostamento di bilancio per aiutare famiglie e imprese, ha affossato il decreto Aiuti che il governo stava predisponendo. Adesso se ne riparla dopo le elezioni… prima i voti, poi le famiglie…”. E chiudiamo qui. Come la più tribolata love story.

Stelio Fergola

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteDraghi non ha più la maggioranza. Cosa succede ora
Articolo successivoSperanza di non vedervi più
Classe 1981, nasce e cresce a Napoli, ed è giornalista professionista. Appassionato di storia moderna e contemporanea. Comincia come giornalista sportivo, prima di interessarsi di tecnologia e intrattenimento. Da anni si occupa di saggistica politica, pubblicando numerosi testi per svariate case editrici: suoi ambiti di studio principali sono la storia italiana, il multiculturalismo, la globalizzazione. Tiene corsi online sugli argomenti di storia contemporanea e storia dell'Unione Sovietica.

Commenta