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Siena, 3 nov – Ricordate quando la Finlandia chiedeva ad Atene, in cambio dell’aiuto europeo, di ipotecare niente meno che il Partenone? A Helsinki non ha detto molto bene, visto che il Paese – in origine fra i “virtuosi” – è poi sprofondato in una crisi nerissima. Il precedente non ha però, evidentemente, fatto scuola, visto che l’Ue ora rilancia. E lo fa puntando dritto sull’inestimabile collezione d’arte del patrimonio di Monte dei Paschi.



Proprio così. Dopo aver imposto, per rispettare i (discutibili) parametri comunitari di solidità, una ricapitalizzazione precauzionale miliardaria da concludersi nell’arco di pochi giorni a fine 2016 e che ha costretto lo Stato ad intervenire, ora Bruxelles mette perfino le mani avanti e chiede la svendita del patrimonio artistico della storica banca senese. Oltre 30mila pezzi, opere di artisti come Pietro Lorenzetti, Sano Di Pietro e Francesco Bartoli, frutto di donazioni e acquisti fatti nel corso dei decenni. Parliamo di una collezione alla quale è difficile dare un valore reale, ma che a bilancio è iscritta per 121 milioni di euro.

collezione arte monte dei paschiUna cifra non indifferente, tanto da essere finita nel mirino dell’occhiuta Commissione Ue: la sua cessione è infatti inserita all’interno delle varie clausole del piano di ristrutturazione di Monte dei Paschi che prevede, fra le altre cose, anche l’uscita graduale dello Stato dall’azionariato e la vendita delle partecipate estere. Clausole accettate passivamente dal governo – che va detto: ha salvato MontePaschi con soldi pubblici, senza alcun intervento comunitario – senza avanzare alcuna rimostranza.

La Soprintendenza di Siena prova a gettare acqua sul fuoco, spiegando di aver emanato immediatamente “un nuovo vincolo per quanto riguarda i beni di interesse storico artistico di proprietà della Banca Monte dei Paschi, facenti parte della storica Collezione Chigi Saracini, vincolandoli come collezione indivisibile e pertinenziale al Palazzo Chigi Saracini in Siena”. Analoga procedura di tutela “è in itinere – prosegue la nota – per tutti gli altri beni di interesse storico artistico che costituiscono i vari gruppi collezionistici presenti nelle varie sedi della Banca Monte dei Paschi. Anche questi beni a seguito di valutazione, saranno vincolati come nuclei collezionistici indivisibili, legati alla storica città di Siena”.

La Fondazione Mps, da parte sua, ha fatto richiesta al ministero dell’Economia (che ad oggi detiene il 70% circa della banca) perché stralci la clausola “affinché – ha spiegato il presidente Marcello Clarich – venga salvaguardato il prezioso patrimonio artistico-culturale dell’istituto bancario, accumulato in così lungo tempo, che contribuisce a rendere unico e distintivo l’intero patrimonio artistico-culturale di Siena e di tutto il territorio”. Un accorato appello che fa sorgere più di qualche preoccupazione in merito all’effettiva utilità dei vincoli posti dalla soprintendenza: basteranno?

Filippo Burla



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