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Parma, 4 nov – Doveva diventare un Cas, un centro d’accoglienza straordinario, con i primi otto richiedenti asilo in arrivo entro la settimana prossima. Ma di ospiti a San Michele Cavana, frazione del comune di Lesignano de’ Bagni, almeno per non ora, non ne arriveranno, visto che la struttura, un ex caseificio, è stata data alle fiamme.



L’incendio, molto probabilmente di origine dolosa (ma sulle indagini vige per ora il più stretto riserbo), si è sviluppato la notte fra il 2 e il 3 novembre. Le fiamme, che non hanno compromesso comunque l’agibilità dello stabile, hanno tuttavia distrutto tutti i lavori di ristrutturazione appena conclusi.

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Da tempo il venturo centro d’accoglienza era finito sotto i riflettori: poche settimana fa, a lavori in corso per l’allestimento, si era già verificato un atto vandalico senza però gravi conseguenze. Si tratta comunque della prima volta che, nel circondario, una struttura inserita nel circuito Sprar viene colpita così pesantemente. Segno che, nella provincia fra le prime in regione per numero di profughi (o sedicenti tali) – sono circa 1500, ma i numeri variano ogni giorno – rispetto alla popolazione, il malcontento dei residenti, spalleggiati anche da molti sindaci che fino ad oggi sono riusciti a impedire gli arrivi nei propri comuni, cresce e rischia di sfociare in atti clamorosi. Tanto più che la gestione dei clandestini è tutto tranne che cristallina: stando agli ultimi dati della prefettura, sono almeno 450 gli “ospiti” letteralmente dispersi, molti dei quali finiscono spesso nelle mani della criminalità organizzata, fra cui principalmente la mafia nigeriana.



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