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Roma, 23 nov – Al ministero dell’Economia c’è una talpa. Una consigliera che, evidentemente non paga della sua posizione al dicastero oggi retto da Pier Carlo Padoan, incassava laute commissioni per rivelare segreti fiscali ad Ersnt&Young, società di consulenza aziendale per la quale aveva lavorato in passato. Il corrispettivo per il “servizio”? Almeno 220mila euro che, stando alle indagini condotte dalla Procura di Milano, inchioderebbero Susanna Masi – questo il nome della consulente – alle sue responsabilità.



Una laurea in economia conseguita all’Alma Mater di Bologna nel 1994, abilitata l’anno successivo all’esercizio della professione di commercialista e revisore contabile, la Masi farà carriera presso Ernst&Young, una delle quattro società di consulenza e revisione contabile – le cosiddette “big four” – che si spartiscono gran parte del mercato, per poi arrivare in quel di via XX Settembre. Dal 2012 al 2013 è segretaria particolare di Vieri Ceriani, viceministro del governo Monti, mentre con il cambio di esecutivo diventa consulente fiscale sia di Saccommani che di Padoan, per poi finire, nel 2015, nominata nel consiglio di amministrazione di Equitalia.

Le accuse riguardano tutto il periodo passato al ministero dell’Economia, vale a dire dal 2013 al 2015. Nel corso in questi anni, stando a quanto hanno ricostruito gli inquirenti sulla scorta di intercettazioni telefoniche e mail sequestrate in seguito all’arresto per riciclaggio del barone svizzero Filippo Dollfus De Volckesberg, la Masi avrebbe passato al suo ex datore di lavoro numerosi documenti riservati relativi alla discussioni in corso in materia fiscale, offrendo dunque ad Ernst&Young un illecito vantaggio. Conoscendo in anticipo le mosse del governo, la società avrebbe infatti potuto orientare le scelte dei propri grandi clienti sulla scorta di quanto si andava delineando in termini di politiche fiscali. Non solo: l’attività della Masi, spiegano sempre i pm titolari dell’inchiesta, sarebbe stata a doppio senso di marcia, con la consulente impegnata anche a “suggerire” modifiche calibrate proprio sulle esigenze specifiche dei clienti di E&Y.

I capi d’imputazione sono pesanti: rivelazione di segreti d’ufficio e false attestazioni sulle qualità personali (non avrebbe dichiarato il suo potenziale conflitto d’interessi) per la Masi, mentre in carico ad Ernst & Young ed al suo rappresentante per l’Italia Marco Ragusa pende l’accusa di corruzione.

Filippo Burla

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