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Roma, 29 gen – Ormai da tempo ci si interrogava su dove Matteo Renzi avrebbe deciso di candidare il suo Ministro di fiducia, ora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio uscente, Maria Elena Boschi. Si era discusso dei collegi toscani, ma rischiare di candidare la Boschi in un terreno in cui avrebbe dovuto affrontare una campagna elettorale incentrata sul tema banche era un azzardo. Così è spuntato fuori un collegio anomalo per la Boschi: Bolzano. Che il PD se ne fregasse di candidare persone fedeli e rappresentative nel territorio era scontato, ma a tutto dovrebbe esserci un limite. Il collegio uninominale dovrebbe infatti essere uno spazio in cui l’elettore esercita la propria scelta votando una persona vicina al proprio territorio, da poter consultare per quanto riguarda le problematiche locali. Tutti infatti ricorderanno il grande impegno della Boschi a Bolzano (nessuno). D’altronde la Boschi si giocava il seggio con Delrio, altro “ grande “ rappresentante del Trentino.
Ma perché la Boschi candidata proprio a Bolzano? Perché negli ultimi anni il governo ha riservato trattamenti speciali al Trentino (forse non a caso) assicurandosi il seggio: dall’affidamento dell’A22 alla Regione fino al salvataggio delle Casse Raiffeisen dall’accorpamento col gruppo nazionale. A rendere sicuro quel collegio si aggiunge l’appoggio dell’SVP. Il seggio bolzanino sarebbe sicuro per la Boschi, ma ci sono comunque cinque paracadute nei listini proporzionali. In questi giorni i giochi di spartizione dei seggi si sono allargati a livello nazionale, accendendo dibattiti all’interno del partito. Renzi aveva infatti promesso di distribuire i collegi sicuri in base alla rappresentanza congressuale delle diverse correnti. Aveva assicurato 40 seggi per Orlando e 20 per Emiliano, ma come si sa il segretario PD ha problemi a gestire il suo ego e il potere che si trova tra le mani. E le ripartizioni cambiano.
Tant’è che si è aperta una polemica tra Renzi e Orlando, che tal proposito se n’è uscito così: “Va bene ora lo stop a polemiche, ma non è vero che non ci sono stati veti. Ci sono stati veti e mortificazioni che potevano essere evitate. Se c’è una cosa che invece è vera è che Renzi non ha fatto come Bersani nel 2013, perché ha fatto molto peggio”. Non sono tardate ad arrivare le critiche da ogni parte, ma Orlando ha rincarato la dose: “Minoranze rispettate? Renzi non offenda l’intelligenza altrui”. La direzione del Pd si è conclusa ieri alle 4 del mattino dopo trattative e ripensamenti all’ultimo. E i risultati sono che i più noti del partito appaiono svariate volti nei listini. Parliamo di Franceschini, Fassino, Orlando, Fedeli, Rosato, Cerno, Orfini, Fiano, Martina, Gentiloni. Mentre il Pd gioca a distribuire seggi sulla base di simpatie e antipatie, i problemi dell’Italia rimangono gli stessi, e a vedere come si sta evolvendo la campagna elettorale, viene il remoto dubbio che il futuro del partito di Renzi sia ancor meno roseo. Ma almeno i bolzanini possono stare tranquilli, la Boschi anche se sarà eletta nel loro collegio è una garanzia, nel senso che a Bolzano non metterà piede.
Dario Dedi



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4 Commenti

  1. Il nipote di Silvio sta creandosi un partito di adepti ubidienti per poi unirsi con il grande intenditore di pucchiacca (nonno Silvio). Con la benedizione del grande panzone dall’alito pezzato Juncker.

  2. Orrore…..la sfilza di nomi in fondo all’articolo ci mostrano come i più rinominati film horror siano nulla di fronte alla marmaglia parziale piddina che il fonzie renzino ci sta riproponendo…….non so chi potrà votarli , ma come disse a suo tempo il rimpianto onorevole…… ne ha assunti più il pd con l’aiuto della cgl che andreotti con le raccomandazioni democristiane………incredibile.

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