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Quentin, nel silenzio omertoso la licenza di uccidere un fascista non scade mai

by Tony Fabrizio
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Roma, 14 feb – Alla fine c’è scappato il morto. Anzi, alla fine si è cercato il morto. Perché Quentin, il 23enne francese che ha difeso la libertà di parola di alcune ragazze contro la deriva islamista e comunista, è stato cercato, fatto cadere a terra e preso a calci. Fino a sfondargli il cranio. Come Cecchin. O come Ramelli. Quentin si è rialzato e ha provato a tornare a casa. Ma è crollato a terra esanime per una emorragia cerebrale. Come Paolo Di Nella, il cui quarantatreesimo anniversario è trascorso solo da qualche giorno.

Chi soffia sul fuoco?

Reminiscenze degli anni di piombo italiani iniziati proprio soffiando sul fuoco, per attizzarlo e farlo diventare un incendio che uccide. Come a Primavalle. Oggi come allora, gli antifascisti hanno la licenza (e l’impunità) di uccidere. Possono tranquillamente, pubblicamente rivendicare azioni terroristiche o omicidi tanto non succederà nulla. Anzi, nella migliore (per loro) delle ipotesi, dalla militanza politica passano alla politica attiva. Impegnata. Impregnata.

Si veda il caso dell’onorevole Salis il cui “onore” è quello di essere stata eletta al Parlamento Europeo per scampare a un processo, dopo aver fracassato il cranio a un giovane musicista. In gruppo. Tanti contro uno. Perché aveva la colpa di non pensarla come loro. Premiata con un posto a Bruxelles. Dove parla esprimendosi come in un centro sociale qualunque e dove va alle sedute parlamentari in tuta, mentre i suoi degni compagni affollano i tribunali e abitano le celle, ungheresi però.

Il culto dell’assassinio

Ecco cosa succede a tentare di ammazzare un fascista. Niente. È quello che succederà anche a Lione per l’assistente parlamentare della sinistra radicale – una specie di Potere al Popolo della Marianna – riconosciuto dalle militanti del Collettivo Nemesis tra gli aggressori di Quentin. Come successo in Italia per Ugo, per Carlo, per Stefano e Virgilio, per Franco, Francesco e Stefano, per Alberto, per Miki, per Nanni, per Francesco, per Paolo…

Non solo nessuno ha mai pagato. Dopo aver tentato di riscrivere le sentenze, specialità di Soccorso Rosso militante che redigeva veri e propri pamphlet, libri-guida per i giudici, ma rivendicavano pure i loro gesti di morte. Loro potevano e possono ancora.

La supponenza morale di cui sono intrisi li eleva a esseri intoccabili. Invece di creare un culto della morte, hanno creato un culto dell’assassinio. Sbraitano sul Fascismo perché possano ammazzare. Non ci sarà galera, ma un atto di giustizia proletaria. Libertaria. Democratica. La stessa democrazia che, in nome dell’antifascismo, censura gli altri, si permette e si vanta di occupare aule istituzionali. Dove improvvisare un festival di starnazzi inventati e post-datati. Dove democrazia diventa sinonimo di censura, pure se vivono scollegati dalla realtà. Così, come mafiosi, la parte onorevole del paese fornisce le direttive d’odio affinché, poi, la parte ben poco onorevole, compia il lavoro.

Per Quentin nessuno griderà allo scandalo

Boldrini, Fiano, Bonelli, Frantoianni, Salis, Cucchi & compagni vari che poi sono pronti a “condannare il gesto riprovevole” sono i mandanti, i veri colpevoli di fatti come quello di Lione, di Torino, di Genova. Dove si continua a sfilare brandendo chiavi inglesi e inneggiando cori alla “uccidere un fascista non è reato”. Ma non si registra lo scandalo della parte finto-colta della Nazione, né inchieste giudiziarie o polveroni dei giornali come quello alzato un paio di giorni fa da Bari da chi non ha saputo nemmeno leggere una sentenza.

È meglio, dunque, minacciare di morte, passando spesso e volentieri, con una facilità estrema dalle parole ai fatti che poter vivere una commemorazione di ricordo. È più colpevole un bosco di braccia tese per un fratello caduto che una mano armata che l’ha freddato. È fuorilegge una mano aperta e portata al cielo e non una mano che impugna un martello che ti spacca la testa.

Ma un’Idea vale più di una vita. Ce l’ha dimostrato Quentin. E poiché questa Idea è immortale, Quentin continuerà a essere presente! Il suo grido è quello di chi non ha piegato la testa al metodo mafioso, all’omertà di chi oggi si chiude in un silenzio complice: nemmeno rifugiati nel Parlamento possono nulla contro questa gioventù. La migliore gioventù: che si ribella, che incarna. Che non muore.

Tony Fabrizio

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