Roma, 2 feb – “Everybody knows that the boat is leaking, everybody knows the captain lied” cantava Leonard Cohen nel 1988, lanciando una critica alla società contemporanea, fondata sull’ingiustizia sociale e su di un potere istituzionale che utilizza le bugie come strumento di repressione del dissenso. A distanza di quasi quarant’anni, le parole e i temi cari al cantautore canadese suonano ancora attualissime.
Il referendum sulla magistratura e la narrazione della sinistra
Ma cos’hanno in comune Bill Rawls di The Wire, il Grande Fratello di Orwell e la sinistra italiana capitanata da Schlein, Bonelli e Roberto Saviano? L’essere espressione di un sistema destinato a crollare, sconnesso dalla realtà, ma che ha capito una cosa fondamentale: il controllo della narrazione, la propaganda, le fake news, sono uno strumento formidabile per il mantenimento del potere. E allora ecco che Barbero, da studioso della storia medievale, si riscopre esperto giurista, lanciandosi in considerazioni errate, in giudizi manipolatori, non in totale malafede, sia chiaro, ma perché anch’egli vittima di un potere che, conscio della sua capacità mediatica, l’ha convinto che la riforma voluta dal governo e dal guardasigilli Nordio possa realmente minare l’indipendenza della magistratura. Così, in un attimo, la riforma si trasforma in una guerra simbolica di narrazioni, dove le analisi giuridiche si perdono, entrano in campo metafore, simbologie, affermazioni propagandistiche, che trasformano il dibattito politico nel bar sport di paese, tra reel di Instagram, post oscurati, spot pubblicitari, fact-checking e attribuzione della paternità della riforma a questo o quest’altro personaggio della storia d’Italia.
Il referendum è un attacco all’egemonia
Ed è in questo caos che emerge la paura di un’area non solo politica, ma anche culturale, di vedere minata la propria egemonia, di perdere progressivamente sempre più spazio non solo istituzionale, ma culturale e sociale; e si sa, con la paura arrivano gli errori. Così come non puoi fare una frittata senza rompere le uova, non puoi lanciarti in un metaforico bombardamento culturale senza commettere errori di superficialità, gaffes e soprattutto, senza che nessuno si accorga della tua disperata difesa dello status quo. In un attimo allora, dalle aule del Parlamento e dai talk-show si passa ai libri di scuola, dove ai ragazzi delle superiori si insegna che separare le carriere significa minare l’indipendenza della magistratura, e poi ancora si tirano in mezzo gli scrittori impegnati come Saviano, che afferma che il Sì alla riforma farebbe gioire le mafie, e tutto diventa lecito. Non importa più il testo del Referendum su cui i cittadini saranno chiamati a esprimersi né che la fiducia che gli stessi cittadini ripongono nella magistratura sia ai minimi storici, non importano i milioni di euro versati annualmente dallo Stato italiano per i casi di malagiustizia, né le testimonianze sulla marcescenza del sistema correntizio, non importa più, insomma, la verità.
La paura di perdere potere e spazio
Ma quando il dibattito si trasforma in farsa, quando la macchina del fango viene usata per mascherare la paura di perdere potere e spazio, quando la realtà viene del tutto dimenticata, allora, come nella fiaba di Andersen, basta un bambino che urli “Il re è nudo!” perché la verità emerga, spietata ed indiscutibile. E allora tutti sanno che la barca sta affondando e tutti sanno che il capitano ha mentito.
Edoardo Padovani