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Viareggio, 19 feb – Il tempo è un concetto strano. Si dice che “voli”, nel senso che passa in fretta, e sovente è davvero così. Ecco. Il 2018, appena iniziato, è già al volgere del termine del mese di febbraio e il giorno 4 di marzo ci saranno le consultazioni elettorali. Per molti vi sono aspettative importanti. Appunto, sembra ieri… Lo scioglimento delle Camere e la corsa per la raccolta delle firme per presentare le liste; intanto avveniva lo scandalo della satira di Gene Gnocchi (quella pessima battutaccia su Claretta Petacci…); il Festival di Sanremo di Claudio Baglioni, ma il 27 gennaio, è partito il Carnevale di Viareggio (uno dei più conosciuti al mondo), con le sue sfilate di carri allegorici.



Satira e allegoria. Allegoria e satira. “La satira è libera”, si dice, e a volte si urla (in televisione) e “A Carnevale ogni scherzo vale”. Se nel secondo caso se ne può capire lo spirito  – lo “Spirito del Carnevale” – non è così (almeno secondo noi) per quanto riguarda la satira. Gli scherzi, infatti, hanno un limite: quello della Legge. Superato questo limite la si infrange (la Legge) e la musica cambia. Ma tutta questa libertà concessa alla satira non la concepiamo. Se un giornalista sbaglia può pagarla cara, differente il trattamento nel caso di chi faccia satira.

Al Carnevale di Viareggio, è abbastanza risaputo, i carristi sono per lo più “di Sinistra”. Quelli che vivono lì, nella località considerata “La Perla della Versilia”, e di Sinistra non lo sono, dicono proprio: “comunisti”. Va bene, però, non si può negare che l’allegoria espressa nelle sfilate sia tale e, così, tra i vari carri che hanno sfilato quest’anno, non ci sono solo quelli che scherzano i politici e i Capi di Stato come Kim Jong (pericoloso per la pace nel mondo), ma anche un carro che racconta le difficoltà di chi si trovi a lottare contro le barriere architettoniche (quello dei fratelli Breschi); un carro che denuncia ancora una volta che il fumo è tra i principali problemi di salute a livello mondiale (quello di Carlo Lombardi); un carro fiabesco (seppur dai forti significati), quello del Pifferaio Magico di Jacopo Allegrucci (che era il favorito per la vittoria); un carro ispirato all’opera di Samuele Beckett: “Aspettando Godot”.

Vince, però, Walt Whitman: il poeta e scrittore americano del tardo Ottocento, conosciuto per la sua raccolta poetica “Foglie d’erba”, ma, specialmente, per la frase. “O capitano! Mio capitano!”, che molti conoscono pur non sapendone la provenienza. Non c’è alcuna morte se l’erba cresce sulle tombe, questo il senso del suo pensiero… E così è per i fratelli Umberto e Stefano Cinguini, i carristi che hanno vinto con la loro creazione: “Papaveri rossi”. Se la guerra può avere differenti maschere il suo volto è uno solo: la morte. Ma sui campi di tutte le battaglie fioriscono i papaveri, simbolo dei caduti di ogni conflitto. Protagonista del carro è la morte che toglie e mette la maschera di Adolf Hitler. Tutto attorno alti papaveri rossi. Immerse tra i fiori altre maschere e tra queste: Stalin, lo Zio Sam, un Papa (forse Bonifacio VIII…). C’è anche Benito Mussolini, che sinceramente non capiamo perché “abbinato” agli altri, ma, d’altronde, la storia l’hanno studiata un po’ tutti così e cosa vogliamo fare… Ci vuole ancora un po’ di tempo.

Il maltempo non ha fermato il desiderio di divertimento dei viareggini e dei numerosi turisti, che nonostante una pioggiorellina fastidiosa e costante, si sono riversati sui viali in prossimità del mare per la festa finale. Unica nota stonata di questa bella festa il solito messaggio da ricondurre a una certa cultura. Le maschere del Carnevale di Viareggio – è risaputo – sono Burlamacco e Ondina. Il primo è una specie di Arlecchino, ma bianco e rosso (con il mantello nero); la seconda una giovane e bella bagnante in costume. Ecco, la Fondazione Carnevale, quest’anno ha assegnato il premio “Ondina d’Oro” a Vladimir Luxuria; questo per la sua “sensibilità sociale”. Chi meglio di Vladimir per rappresentare Ondina? D’altronde questo premio, in passato, era stato anche dell’attrice Franca Rame, animatrice dell’organizzazione “Soccorso Rosso”.

Pierluigi Arcidiacono



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