Roma, 18 ott – A Scampia apre una sede dell’università degli studi di Napoli Federico II, come riporta l’Ansa. Tante celebrazioni, tante belle frasi, tanta immagine.

Scampia, l’università delle illusioni?

Prima c’era una delle famigerate “Vele”. Adesso c’è la sede dell’università, in una delle piazze, citiamo testualmente, “che da anni lotta per smettere di essere una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa e per non essere più solo ed esclusivamente la terra di Gomorra”. E sono anni che, in effetti, per Scampia si moltiplicano le iniziative benefiche, ben da prima della fondazione dell’università stessa. Lì, nella terra di nessuno, cominceranno i corsi per le professioni sanitarie della facoltà di medicina e chirurgia. Secondo associazioni quali Cantiere 168, Comitato Vele e Movimento disoccupati, l’inaugurazione della sede è merito delle loro lotte. Maria Cristina Messa, ministro dell’università, dichiara: “Questa è un’iniziativa molto importante non solo per la città di Napoli ma come segnale forte di quanto un’istituzione come l’Università può fare per il proprio territorio e per il proprio Paese”.

Poi aggiunge un dettaglio che è il vero fulcro del problema: “È un’iniziativa importante che oggi ha un’inauguarzione ma che va curata, seguita, portata avanti e aiutata anche dallo Stato che non può ignorare parte del proprio Paese e dunque essere qui oggi di persona è fondamentale per portare la presenza dello Stato”. L’università, insomma, non deve essere “una cattedrale nel deserto”. Ma il punto è esattamente questo. Del resto anche il sindaco Gaeatno Manfredi lo ha definito “‘un punto di partenza”, aggiungendo poi che esso “costituisce l’affermazione che a Napoli le cose si possono fare e si possono fare bene”. Però, a questo punto, siamo un po’ confusi: se è un punto di partenza, come può essere già l’affermazione di qualcosa? Perché il cortocircuito – del tutto illusorio – sta esattamente in questo punto. L’affermazione non sussiste senza il prosieguo, altrimenti – per ora, ma non siamo ottimisti – rimane sempre ciò a cui siamo abituati: un ennesimo e sterile “punto di partenza”.

I “punti di partenza” sterili delle aree degradate

C’è un po’ il vizio di costruire strutture appariscenti in contesti degradati. Non necessariamente belle, anzi spesso orribili, basti pensare alla pomposità del centro direzionale, proprio a Napoli, nel quartiere Poggioreale, inaugurato nel 1995. A quello splendore di modernità (ma di discutibile, per essere gentili, “bellezza”), ammantato dell’immagine del “nuovo di zecca” sono bastati un paio d’anni per sprofondare nella melma del degrado del quartiere in cui è sorto. Perché questa è la storia, straconosciuta e perfino banale: in poco tempo, queste strutture finiscono con l’omologarsi all’ambiente circostante. Diventano decadenti, sporche, maltenute. Questo perché non sono sorrette da uno sviluppo sociale adeguato: in estrema sintesi, sono cappelli nuovi posati su un cumulo di rifiuti. Non si lavora mai per togliere anzitutto quei rifiuti, ma soltanto per “atteggiarsi” sullo – spesso presunto – splendore del copricapo, il quale in pochissimo tempo comincia a puzzare e a inzozzarsi, come è naturale che sia.

Una cattiva abitudine

Non avviene soltanto a Napoli tutto ciò, questo sia ben chiaro. È un po’ una cattiva abitudine propagandistica presente in tutta Italia – come al solito in modo meno serio al Nord e più pronunciato al Sud – a partire dalla stessa capitale. Il famoso quartiere Corviale, per “gli amici” detto “il serpentone”, è la Scampia di Roma. Anche lì le iniziative si sono moltiplicate nel corso degli anni. La più nota è rappresentata dal Centro Sportivo Valentina Venanzi, inaugurato nel 2009, di cui viene elogiata la “ecosostenibilità”. Letteralmente sponsorizzato da tutta la stampa mainstream come un miracolo. Per carità, nessuna critica all’iniziativa di per sé, che è anzi lodevole e meritevole di attenzione. Però Repubblica, nel 2018, poteva anche risparmiarsi un titolo come “Calciosociale, diritti e sport battono il degrado”, parlando proprio del Centro. Perché, cari colleghi, a Corviale il degrado non si batte con un campo sportivo, ma con la costruzione di strutture, con la promozione del lavoro, della tutela sociale, della produttività e della pedagogia della civiltà. Esattamente come Scampia non si risolleverà certamente con la nuova sede di una facoltà universitaria, ma con molto, molto altro. Di cui, ad oggi, non si vede traccia, al contrario di una propaganda che non solo è illusoria, ma forse pure dannosa per intraprendere un reale percorso verso la redenzione.

Stelio Fergola

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