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Cuneo, 20 set – Rubavano ai ricchi per dare ai poveri, proprio come Robin Hood. O almeno questo è quanto scrivevano sui profili facebook alcuni albanesi arrestati a Cuneo nel corso dell’operazione Robin. Sono nove le persone finite in manette per aver svaligiato 18 abitazioni tra novembre 2016 e febbraio 2017 nel cuneese. E poi una rapina, ricettazione e il favoreggiamento di un latitante, che deve scontare 7 anni e 6 mesi di reclusione per un tentato omicidio avvenuto nel 2006.

Tutti albanesi, dicevamo, e quasi tutti pregiudicati. Il più giovane ha 29 anni ed è incensurato, il più grande 38. Addirittura uno di loro sul profilo facebook alla voce professione aveva scritto “ladro”. La sede della banda era a Cuneo: da lì i ladri decidevano gli obiettivi e pianificavano i colpi. Poi, procurava alloggi sicuri e telefoni nuovi ai complici, che reclutava tra la malavita albanese di Milano e del Bergamasco.





I nomi degli arrestati sono Lulash Peci (38 anni), Vinsel Ulndreaj (32 anni), Gjovalin Vukaj (30), Saimir Zhuba (30) e Skender Arra (29), Kelmend Halili (24), Alfred Gaspri (30), Sokol Shkambi (29) e Agostin Peci (29).

Uno di loro, Sokol Shkambi, è stato arrestato per violazione della normativa sull’immigrazione, mentre Agostin Peci per ricettazione. Kelmend Halili e Alfred Gaspri sono finiti ai domiciliari. Un altro è stato fermato a bordo di un furgone mentre era diretto in Albania. Sul furgone c’erano gioielli e preziosi, computer, tablet e altro materiale proveniente dai furti. Sono stati inoltre recuperati 2 veicoli rubati e 40.000 euro di refurtiva, che è stata restituita ai legittimi proprietari.

Fondamentali nelle indagini sono state le intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre alle registrazioni dei sistemi di video sorveglianza pubblici e privati, cvhe hanno permesso di identificare e ricostruire il modus operandi della banda di questi moderni e sedicenti Robin Hood, che definivano gli esecutori dei furti “operai” e davano un giudizio sul loro lavoro.

Anna Pedri

 

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1 commento

  1. confesso che non ho nemmeno letto l’articolo,ho guardato solo l’età di questi signori; ricordo che all’arrivo in massa di albanesi nel 1991…seguì a breve prostituzione sulle nostre strade e una escalation di delinquenza mai vista prima; ricordo anche che per “giustificare” tutto questo si diceva -nel 1991- che in albania avevano aperto le porte delle carceri ed i delinquenti erano venuti tutti qui da noi in massa; orbene questi signori nel 1991 avevano solo pochi anni di vita e quindi qualcosa non torna come non torna che nel nostro Paese un detenuto su tre è straniero ed un detenuto su tre stranieri è albanese. Morale; di questa criminalità albanese a far data da 26 anni orsono,andava quanto minimo fatta esperienza per capire e gestire altri flussi immigratori giusto per non trasformare il nostro Pese nella “foresta di Sherwood”…

    PS come diceva Robin Hood in lingua d’Albione “spaco botilia amazo familia” ?

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