Il Primato Nazionale mensile in edicola

Chioggia, 25 nov – Ve la ricordate Punta Canna, la “spiaggia fascista” che la scorsa estate aveva turbato i sonni della redazione di Repubblica e convinto il giornalista-segugio Paolo Berizzi di aver fatto l’inchiesta della vita? Ne era uscito un caso politico nazionale con lamenti sulla democrazia in pericolo e sulle pericolose derive estremiste che l’Italia stava prendendo. Tutto per uno stabilimento balneare, s’intende.

Ebbene, dopo la fanfara mediatica che ha scomodato perfino il prefetto di Venezia, fuori dal clamore di telecamere e taccuini la vicenda giudiziaria (perché sì, c’era stato anche uno strascico in aula di tribunale) si conclude com’è giusto che sia: in nulla.

chioggia spiaggia fascista 2Il Gip della Corte d’Assiste del capoluogo Roberta Marchiori, accogliendo la richiesta formulata lo scorso ottobre dal procuratore capo Bruno Cerchi, ha infatti deciso di archiviare il caso. Secondo il giudice gli slogan non rientrerebbero nell’ambito di applicazione delle leggi (la Scelba e le sue interpretazioni offerte nel tempo dalla Consulta) che disciplinano il reato di apologia del fascismo, in quanto non costituirebbero un tentativo di fare proseliti.

La spiaggia fascista, insomma, non rappresenterebbe un pericolo per la tenuta democratica perché mancherebbe l’elemento soggettivo e cioè la volontà di sovvertire l’ordinamento della Repubblica. La democrazia è salva? Le coronarie di Berizzi forse un po’ meno.

Nicola Mattei

3 Commenti