Roma, 28 ago – Non c’è due senza tre. Anzi quattro. La notizia era così scontata e vergognosa che si stentava a pensare potesse diventare reale. E, invece, secondo quanto riporta il Giornale, esponenti di AvS (Allenza Verdi e Sinistra) avrebbero avuto contatti con tali Yossra e Khadija Abderrahim, rispettivamente sorella e sorella di Fakir, l’uomo marocchino morto dopo aver dato in escandescenze durante un fermo di Polizia al Pilastro al Bologna. Il motivo del contatto? Portarle in Parlamento, naturalmente.
Inutile dire che Kadija e Yossra non hanno peculiari doti politiche – ma questo potrebbe anche essere un complimento, non siamo mica Bonaccini – se non un cognome balzato agli onori della cronaca e, dunque, spendibile.
Gli onorevoli precedenti di AvS: non c’è due senza tre
D’altronde, come non fidarsi della bontà dell’operazione, se ad occuparsene è Ilaria Cucchi, che sulla “sua” tragedia familiare ha costruito la propria fortuna politica? Ma c’è di più. Pare che la regia di questa scalata sia addirittura a quattro mani: sua e del compagno-avvocato Fabio Anselmo, che, con fare da avvoltoio e dietro lauto patrocinio, pare si sia messo in contatto con i Fakir subito dopo il decesso. Esperti del mestiere, si fa per dire: per questo tipo di sciacallaggio mediatico non serve alcuna laurea né tirocinio, ma solo tanta, tantissima sfrontatezza da trasformare cronaca nera in opportunità politica e curriculum.
Altro caso, sicuramente più imbarazzante, ma non per AvS evidentemente, è quello che ha visto la candidatura come capolista di Ilaria Salis. La precaria insegnante che fu prelevata da una cella ungherese dove giaceva imputata – per aver ridotto, lo ricordiamo, in fin di vita un musicista di opposta tendenza politica insieme con i suoi compari della Hammerbande – per essere paracadutata d’urgenza al Parlamento europeo di Strasburgo col solo fine di regalarle l’immunità parlamentare ed evitarle un processo e, molto probabilmente, la galera. Ora con la/le Fakir potremmo essere al terzo atto di questa farsa disgustosa, ma che si annuncia essere solo un altro episodio di una lunga saga.
Lo scouting elettorale del duo Bonelli-Fratoianni
La sinistra progressista da decenni ha abbandonato le fabbriche e le periferie a favore dei salotti del centro città. Lo sappiamo bene: vive una scollatura insanabile dalla realtà – o forse è un eccesso di realismo demografico? – tanto da andare a raccattare voti e preferenze da immigrati e clandestini che promette di regolarizzare per farli diventare nuovo serbatoio elettorale. In questo quadro, entra di prepotenza il duo Bonelli-Fratoianni in versione talent scout, sempre alla ricerca della “vittima” più eccellente mediaticamente per portare voti.
Ma quando un partito rinuncia a formare una classe dirigente e si impegna nell’affannosa ricerca di sangue fresco da monetizzare in seggi significa che ha toccato il fondo della propria bancarotta morale e ideale. Ridurre le sedi della sovranità popolare a un ricovero per comparse da cronaca nera o a uno scudo penale per potenziali assassini non è difesa dei diritti: è solo una forma molto parassitaria di opportunismo politico. Nel loro casting elettorale non conta né il merito, né lo studio, né la gavetta sul territorio. Ciò che conta davvero è l’esibizione del trofeo umano, il brand della tragedia da spacciare in prima pagina, la cassa di risonanza mediatica per raccattare il voto più antifascista possibile.
Alla ricerca della giustizia
Sia chiaro: sorella e nipote non hanno alcuna colpa per ciò che ha fatto o non ha fatto Fakir. La responsabilità penale è personale non si eredita certo per parentela. Ma proprio per questi motivi è doveroso chiedersi quali siano i motivi per cui politici “rodati” come la Cucchi hanno pensato a loro due tanto da promettergli un ingresso in Parlamento. Se il loro merito è solo quello di avere il cognome “giusto”, il leaderismo viene sostituito dalla politicizzazione del risentimento. Mancano idee, proposte, meriti, capacità, competenze, cultura e curriculum? Tranquilli, c’è il cognome intestatario del “razzismo di stato” a cui affidare la politica nazionale. E dopo la Cucchi la Salis non c’è neanche da rimanerne più stupiti. Va solo preso atto della nuova antropologia politica della sinistra.
Tony Fabrizio