Home Β» American Eagle – Sweeney: la bellezza esplosiva fa a pezzi la wokeness

American Eagle – Sweeney: la bellezza esplosiva fa a pezzi la wokeness

by Sergio Filacchioni
0 commento

Roma, 28 lug – Qualcosa si muove nell’immaginario collettivo americano. Dopo anni di pubblicitΓ  costruite attorno a slogan progressisti, testimonial simbolici e inclusivitΓ  a comando, il pubblico sembra sempre piΓΉ insofferente verso un marketing che parla di sΓ©, ma non al consumatore. A dimostrarlo, con chiarezza lampante, Γ¨ il caso American Eagle – Sydney Sweeney, diventato fenomeno virale e culturale.

Quale idea! Sweeney con i jeans

American Eagle Outfitters, marchio storico del denim americano, dopo un periodo buio (culminato in una campagna fallimentare con la modella Saaneah, pensata per cavalcare i trend β€œinclusivi”) ha cambiato completamente direzione. Il nuovo volto scelto Γ¨ Sydney Sweeney, attrice americana nota per la serie Euphoria, ma soprattutto simbolo di una femminilitΓ  classica, radicata, reale: una ragazza bella, bionda, atletica, sorridente. In jeans. Quale idea! Verrebbe da rispondere con sarcasmo di fronte a una scelta tanto semplice e sostanzialmente banale. Se non fosse che ha fatto infuriare i soliti ambienti progressisti e fatto volare il brand.

Il solito fuoco incrociato

Come riporta il Daily Mail, la campagna con Sweeney ha scatenato il solito fuoco incrociato su X (ex Twitter), accusando il marchio di β€œnon rappresentare la diversità” e di aver scelto β€œl’ennesimo volto stereotipato”. Ma la polemica ha raggiunto vette surreali: alcuni utenti hanno attaccato perfino lo slogan β€œGreat Jeans”, interpretandolo come un gioco di parole con β€œGreat Genes” (grandi geni genetici), insinuando che il brand stesse celebrando la bianchezza, la magrezza e l’attrattivitΓ  eurocentrica. Un’accusa tanto ridicola quanto rivelatrice: il marketing woke Γ¨ diventato una caccia semantica, dove ogni parola puΓ² essere sospettata di β€œprivilegio”. Ma il pubblico, per fortuna, ragiona ancora: invece di scandalizzarsi per una battuta sui jeans, ha premiato una campagna semplice, diretta, e soprattutto vera.

La Sweeney batte tutti

Come ha sottolineato anche Il Primato Nazionale in un recente articolo, la forza di Sydney Sweeney Γ¨ proprio quella di non avere nulla di forzato. Nessuna posa intellettuale, nessuna missione sociale, nessun bisogno di β€œdecostruire i ruoli di genere”. La sua figura parla dritto al cuore di una generazione che ha fame di normalitΓ , di autenticitΓ , di libertΓ  senza ideologia. Invece di β€œeducare” il pubblico, American Eagle ha finalmente deciso di rappresentarlo. E cosΓ¬, nello spot rivive decisamente l’American way of life: la Ford Mustang, una ragazza grintosa in t-shirt bianca e jeans. Un’America piΓΉ iconica che reale, ma che almeno non vuole venderci la spazzatura woke.

Meme stock, boom in borsa e ritorno al mito americano

La reazione commerciale Γ¨ stata immediata: American Eagle Γ¨ esplosa come “meme stock”, cavalcata da forum come WallStreetBets e TikTok, dove gli utenti hanno ironizzato definendo AEO β€œla nuova GameStop” β€” ma con risultati concreti. Le vendite sono salite, le azioni hanno guadagnato valore, e il brand ha riconquistato la scena. Non Γ¨ solo un successo pubblicitario: Γ¨ un segno culturale. Il ritorno a simboli β€œreganiani” β€” il denim, la libertΓ  individuale, il sogno americano fatto di macchine veloci e ragazze veraci β€” sta segnando una frattura sempre piΓΉ netta con il marketing post-identitario degli ultimi anni.

Marketing, ESG e realtΓ : la frattura che si allarga

Il caso American Eagle-Sweeney segna un punto di crisi per il modello ESG (Environmental, Social, Governance), sempre piΓΉ percepito come scollegato dalla realtΓ . Campagne incentrate su diversitΓ  obbligatoria, messaggi educativi, e testimonial scelti piΓΉ per curriculum ideologico che per empatia col pubblico hanno prodotto un marketing freddo, distante e autoreferenziale. L’ESG non vende. Al massimo compiace. E il pubblico, che magari non ha un master in gender studies, ma ha buon senso e istinto visivo, se n’è accorto. American Eagle ha interrotto questo circuito vizioso e ha rimesso al centro il cliente, non l’attivismo. Il messaggio? Non c’è niente di sbagliato nell’essere una ragazza bianca, sorridente, in jeans. Non c’è nulla da β€œdecostruire”. C’è solo da vivere, scegliere, e – ovviamente – comprare. PerchΓ© il capitalismo β€œetico” non esiste.

Un cambio di paradigma?

Segnali simili arrivano anche da altri brand: Bud Light, dopo il crollo causato dalla collaborazione con Dylan Mulvaney, ha tentato goffamente un ritorno alla mascolinitΓ ; Target e Nike hanno abbassato i toni β€œmilitanti” delle loro recenti campagne. Persino Netflix ha iniziato a produrre contenuti meno caricati ideologicamente. Coincidenze? No, risposte al mercato. Se il caso Sweeney non Γ¨ un’anomalia, va detto anche che il ritorno ai codici simbolici dell’americanismo piΓΉ classico e schietto no va scambiato con il ritorno effettivo di una qualche β€œvisione del mondo”. Quelle proposte dal marketing sono pur sempre β€œpose”. Lo stile e la postura reale appartengono ad altri codici: “Mi facevano pena quei ragazzi ammassati nelle palestre che cercavano di somigliare a quello che gli dicevano Calvin Klein o Tommy Hilfiger“, diceva Jack/Tyler Durden in Fight Club. Se le ragazze ora cercheranno di essere un po’ piΓΉ Sweeney, piuttosto che Eliott Page, sarΓ  per la nostra gioia o la nostra pena.

Evviva la ragazza con i jeans

Se il marketing aveva smesso di raccontare storie condivise per inseguire micro-agende ideologiche, il caso American Eagle – Sydney Sweeney mostra che si puΓ² tornare a parlare alla maggioranza silenziosa, a quella vasta parte di societΓ  che non si sente rappresentata da slogan ma da emozioni (o forse sarebbe meglio dire β€œerezioni”) vere. PerchΓ© come diceva Vittorio Gasmann interpretando Fausto Consolo, nel film del 1974 di Dino Risi “Profumo di donna”: “Il sesso, le cosce, due belle chiappe: ecco la sola religione, la sola idea politica, la vera patria dell’uomo“. Una lezione che evidentemente Γ¨ arrivata anche negli uffici creativi del marketing nordamericano. Evviva la ragazza con i jeans, allora. Non perchΓ© “inclusiva”, “progressista” o “fluida”, ma perchΓ© Γ¨ semplicemente esplosiva.

Sergio Filacchioni

 

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



Β© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati