Roma, 13 mag – Arriva finalmente il via libera dal Parlamento Europeo alla Risoluzione sull’intelligenza artificiale. Di cosa si tratta? Di un testo adottato con 495 voti favorevoli, 34 contrari e 102 astensioni, con cui l’Europa tenta di colmare il ritardo accumulato rispetto alla corsa globale verso la leadership tecnologica.

Intelligenza artificiale e UE

“Il dibattito pubblico sull’uso dell’intelligenza artificiale (AI) dovrebbe incentrarsi su come esplorare l’enorme potenziale della tecnologia a sostegno degli esseri umani” hanno sottolineato gli eurodeputati nel testo approvato il 4 maggio scorso a Strasburgo. L’esigenza di colmare il vuoto normativo in merito a queste nuove tecnologie è dettata anche da una necessità politica, ovvero quello di non correre il rischio “che le future norme tecnologiche vengano sviluppate altrove e da attori non democratici”.  Nelle raccomandazioni elaborate dalla Commissione speciale per l’AI (AIDA – Special Committee on Artificial Intelligence in a Digital Age) si identificano le opzioni attuabili a livello politico per sbloccare il potenziale dell’AI nei settori della salute, dell’ambiente e del cambiamento climatico, per aiutare a combattere le pandemie e la fame nel mondo, e per migliorare la qualità della vita delle persone attraverso la medicina personalizzata. Sempre nel testo si prende atto che l’Unione europea è “rimasta indietro nella corsa globale alla leadership tecnologica” mentre ciò dovrebbe costituire un problema prioritario da risolvere dato che “le tecnologie di intelligenza artificiale potrebbero porre questioni etiche e legali cruciali”, da cui discende la necessità di assicurare “l’uso responsabile dell’IA” alla luce delle “preoccupazioni per la ricerca militare e gli sviluppi tecnologici in sistemi d’arma autonomi letali”.

Sovranità digitale

La relazione mette nero su bianco le principali criticità regolatorie affermando che “l’attuale legislazione europea e nazionale è frammentata, lenta e non fornisce la certezza del diritto, al punto da rendere urgente la creazione di un contesto normativo favorevole che comprenda un processo legislativo dinamico e una governance moderna”. Peraltro, a maggior ragione le pericolose implicazioni connesse agli aspetti militari e di sicurezza dell’intelligenza artificiale impongono la necessità di affermare “una visione umanistica” basata sui valori europei. Seppur con lentezza e prudenza il testo sull’Intelligenza Artificiale è uno strumento indispensabile in grado di affermare la “sovranità digitale” europea su scala globale rispetto all’attuale primato (già consolidato) delle superpotenze tecnologiche come Stati Uniti e Cina.

Tornare potenza

Un cambio di rotta necessario quindi sull’orlo di quella che la stessa risoluzione definisce come “quarta rivoluzione industriale” e che “rispetto alle tre fasi precedenti, avviate dall’introduzione del vapore, dell’elettricità e successivamente dei computer […] trae la propria energia da un’abbondanza di dati unita a potenti algoritmi e capacità di calcolo”. Non si può più rimanere indietro, e il testo offre anche una forte autocritica: “ l’Europa, che per secoli ha fissato le norme internazionali, dominato il progresso tecnologico e ha guidato la produzione e la diffusione di alta qualità, è pertanto rimasta indietro, sviluppando e investendo di gran lunga meno nel mercato digitale di economie leader come gli Stati Uniti o la Cina, pur rimanendo relativamente competitiva nella produzione di ricerca tematica in materia di IA; riconosce il rischio che gli attori europei siano emarginati nello sviluppo di standard globali e nei progressi della tecnologia e che i valori europei siano messi in discussione”. Quali valori? Su questo potremmo discutere, ma la risoluzione è un primo passo verso un ritorno del nostro continente nella mischia della storia, senza sottovalutare la portata della sfida digitale prossima a raggiungere la singolarità tecnologica.

Sergio Filacchioni

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1 commento

  1. Dalla sovranità digitale alla sovranità “analogica” ? Percorso biforcuto, bifido… che ci allontana dal vero pane quotidiano sempre più.

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