Roma, 6 nov – “Giocare nel Boca Juniors è la cosa più elettrizzante che possa capitarti. In Italia, al confronto ero in vacanza”. Secondo Andrés Guglielminpietro – esterno offensivo (italo)argentino che nella stagione 1998/99 regalò al Milan lo scudetto numero sedici – le emozioni suscitate dall’indossare la maglia blu e oro non hanno eguali. Daniele De Rossi, storica bandiera romanista e campione del mondo 2006, con quella divisa ha chiuso – brevissima parentesi di pochi mesi – la sua onorata carriera. Ma sono i tifosi italiani in generale ad avere un richiamo particolare per le vicende del CABJ. La Bombonera gremita ha sicuramente il suo fascino. Ma c’è di più. Ossia la storia schiettamente italiana della squadra più vincente del Sudamerica. Genovese per la precisione: il soprannome – Xeneizes – conferma le origini.

Da Genova a Buenos Aires

Buenos Aires, 3 aprile 1905. A casa Baglietto si ritrovano cinque ragazzi provenienti proprio dalla Superba. L’ignaro Esteban non avrebbe potuto sapere che proprio quell’invito rivolto ai quattro connazionali sarebbe coinciso con la nascita della Mitad Más Uno, la più tifata d’Argentina. Leggenda vuole che il quintetto – disturbato da una compagnia al momento indesiderata e quindi costretto ad uscire dalle mura domestiche – abbia fondato la leggendaria compagine su una panchina di Plaza Solìs. Boca come il quartiere, Juniors per omaggiare un marinaio inglese che donò loro il primo pallone.

Fatta la squadra, trovati – attingendo dalla comunità italiana – i giocatori. Ma non le divise. Inizialmente bianche con sottili righe nere (cucite da Manuela, sorella di uno dei soci), successivamente azzurre. Solamente intorno al 1908 la scelta sull’iconica maglietta blu scuro fasciata di giallo lucente.

La Bombonera, opera perfetta

Si scrive Boca, si legge Bombonera. Sebbene, almeno fino al 1940, il campo da gioco variò diverse volte. Anche il tempio dove oggi si professa la religione boquense ha un rapporto primigenio con l’Italia. Negli anni ‘30 del secolo scorso infatti il progetto dello stadio Berta di Firenze era in esposizione in quel di Baires. Ispirati dalle linee del razionalismo gli architetti costruirono – sulla falsariga dell’odierno Franchi – l’impianto con la particolare forma a D.

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L’opera perfetta, da subito paragonata a una scatola di bombones (l’equivalente dei nostri cioccolatini), iniziò con il piede giusto: tredici vittorie che contribuirono alla vittoria del decimo campionato argentino.

Successi (extra)continentali

Gli Xeneizes – traslitterazione del termine dialettale indicante appunto gli abitanti di Zena – non hanno inanellato successi solamente in patria. Dove comunque sono gli unici a non essere mai retrocessi. Alla quarantina di titoli nazionali vanno infatti aggiunti altri diciotto trofei internazionali. Coppe più o meno prestigiose che ne fanno la compagine sudamericana più vincente all’estero. Tra queste sei Libertadores e tre Intercontinentali. L’ultima delle quali, nel 2003, alzata ai danni del Milan. In campo nelle file del Boca, oltre all’allenatore Bianchi, tanti giocatori – almeno la metà – con origini italiche. Come se quella finale tra campioni continentali non fosse altro che un insolito derby giocato in una lontana notte giapponese di Yokohama.

Marco Battistini

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