Roma, 27 ago – Fisicità, propensione alla fatica e cattiveria agonistica. Piedi grezzi, concentrazione e coperture preventive. Lontano dalla porta avversaria, spesso avulso dal centro nevralgico del gioco. Quello del terzino – soprattutto se interpretato nella storica versione italiana – è senza ombra di dubbio uno dei ruoli meno “nobili”. O per lo meno, non è di certo la posizione sognata dal bambino che si avvicina al mondo del pallone. Ma – forse – proprio per questo è spesso interpretato da personaggi diventati iconici. Come Moreno Torricelli, l’artigiano del calcio italiano.

Moreno Torricelli, un dilettante qualunque

Figlio della provincia lombarda, nei primi anni ‘90 Geppetto – soprannome che gli affibbierà scherzosamente un certo Roberto Baggio – è uno dei tanti calciatori dilettanti che utilizzano gran parte del loro tempo libero per rincorrere una sfera di cuoio. A quei livelli l’arte pedatoria è solo passione: un salutare dopolavoro fatto di sacrifici relativamente piccoli e qualche birra con il resto dello spogliatoio. Magazziniere in un mobilificio durante la settimana, il passo domenicale dal campionato di Promozione all’Interregionale (attuale Serie D, ma all’epoca l’Eccellenza ancora non esisteva) è davvero breve.

Dalla Promozione all’Europa

Con la maglia della Caratese lo trasformano da libero a terzino. Torricelli si fa notare: lo cerca il Lecco, vorrebbe provarlo il Verona ma una serie di meritate coincidenze lo portano a disputare una manciata di amichevoli a fine stagione con la casacca della Juventus. Trapattoni, incuriosito dalla prestanza di questo dilettante (evidentemente) non allo sbaraglio, lo convoca per il ritiro. E’ l’estate del 1992, il cartellino pagato pochi milioni di lire è il punto di svolta di una carriera qualunque destinata a subire un’impennata improvvisa. Sono gli stessi giorni che porteranno in bianconero anche Vialli, “follia miliardaria” per il (fino ad allora) colpo più oneroso della storia del calcio.

Anche l’esordio “ufficiale” – per di più da titolare – non tarda ad arrivare: 27 agosto, l’andata del secondo turno eliminatorio di Coppa Italia. Al battesimo contro la Fidelis Andria segue, due settimane più tardi, la vera iniziazione al professionismo: la prima in serie A. Pochi giorni dopo l’unica rete della stagione, in Coppa Uefa (vinta a fine anno) nella goleada ai danni dei ciprioti dell’Anothosis. Al 6 giugno, chiusura del campionato, le presenze in tutte le competizioni saranno quarantotto. Praticamente un titolare inamovibile.

Una Champions da migliore in campo

La panchina passa dal Trap a un emergente Lippi. All’affermazione continentale ne seguiranno diverse, soprattutto in Italia. La vittoria più prestigiosa è colta però nell’anno – 1996 – in cui il “falegname” si merita anche la maglia azzurra della nazionale di calcio. Sì, perché l’ultima Champions League alzata dalla Vecchia Signora porta anche – o meglio, soprattutto – la firma del generoso terzino, migliore in campo nella finale giocata a Roma contro lo stellare Ajax.

Ma il rapporto con il tecnico viareggino non è idilliaco. Nel 1998, dopo sei indimenticabili stagioni, raggiunge a Firenze l’amato allenatore di Cusano Milanino, nuova guida dei viola. Rimarrà in riva all’Arno fino al 2002, stagione dell’amara retrocessione a cui seguirà il fallimento societario. Un’esperienza in Catalogna, sponda Espanyol, prima di chiudere (2004/05) con la maglia dell’Arezzo.

Più della classe conta la fame”

Scarpino nero e maglia dentro ai pantaloncini. Guardando oggi le foto di Geppetto ci si accorge di quanto sia cambiato il calcio (e non solo) in questi anni, anche esteticamente. Sono altri gli elementi – quelli più importanti – ad essere immutabili. Fin da dilettante Torricelli si è sempre distinto per abnegazione, voglia di arrivare e cura del particolare. Come la puntualità all’impegno preso, magari al termine di un impegnativo turno di lavoro.

Raccontando la sua storia in molti hanno parlato di favola. Noi, al contrario, preferiamo considerarlo un esempio. Perché, più che di narrazioni, nell’annoiato grigio del presente abbiamo bisogno di reali dimostrazioni di volontà.

Marco Battistini

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