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L’Ucraina perde ma resta in piedi. E a fine partita all’Olimpico il saluto è da brividi (Video)

by Eugenio Palazzini
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Roma, 4 lug – L’Inghilterra si inginocchia, l’Ucraina no. E all’Olimpico alcuni tifosi della nazionale guidata da Shevchenko mostrano il loro disappunto nei confronti del gesto più discusso degli ultimi giorni: fischiando. Come al solito questi Europei sono sconquassati dalla ridda di polemiche sul menzionato gesto compiuto da alcune squadre prima del fischio di inizio delle partite. E ieri sera non è andata diversamente. L’Ucraina ha scelto di non aderire alla campagna Black lives matter, restando coerente con quanto fatto durante tutto il torneo. Nessun cambio radicale di comportamento di fronte agli avversari prostrati. I giocatori in maglia gialla, la più discussa degli Europei per via della mappa disegnata e dello slogan nazionalista impresso, anche stavolta sono rimasti in piedi.

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L’Ucraina perde, ma resta in piedi

Poco da dire invece sulla partita, perché abbiamo assistito a un turno senza storia. L’Inghilterra era obiettivamente troppo forte per un avversario miracolosamente arrivato ai quarti di finale. Quattro reti a zero che evidenziano un dominio inglese indiscutibile, mostrato per tutti i 90 minuti. “Oggi la partita è stata decisa dagli episodi, l’Inghilterra è molto più forte di noi”, ha ammesso Shevchenko. “Noi abbiamo perso il centrale che poteva dargli fastidio, gli episodi hanno determinato il risultato. E’ vero che c’è stato un calo di attenzione nei calci piazzati ma abbiamo pagato anche troppo. L’Ucraina ha fatto un grande Europeo nonostante le difficoltà e le assenze, abbiamo espresso un bel gioco”, ha poi detto l’ex stella del Milan.

Il saluto da brividi dei tifosi

A colpire in particolare è stato l’orgoglio dimostrato da tifosi e giocatori ucraini allo stadio Olimpico. A fine partita hanno continuato a cantare a squarciagola e la squadra, accompagnata da Sheva, è andata a prendersi gli applausi dei propri sostenitori. Attimi da brividi, con i calciatori che a testa alta e con le lacrime agli occhi battono le mani seguendo il ritmo del tamburo sugli spalti.

Eugenio Palazzini

 

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