Pavia, 5 gen — A due anni dall’inizio della campagna vaccinale anti-Covid dovrebbe essere dato per scontato e considerato come dato incontrovertibile: queste iniezioni avranno forse ridotto i sintomi delle forme più virulente di infezione, ma non hanno in alcun modo impedito di contagiarsi e contagiare. Ultimo, ma non meno importante, questi vaccini hanno scatenato un preoccupante numero di effetti avversi, in alcuni casi invalidanti o addirittura mortali, di cui nessuno sembra volersi preoccupare. Eppure, dopo due anni, c’è ancora chi ritiene pericolosa la diffusione di queste verità e si prodiga per silenziare chiunque tenti di farlo.

A Pavia vietati manifesti che sollevano dubbi sulla vaccinazione

Prendiamo, per esempio, il comune di Pavia, che ha vietato l’affissione di cartelloni che instillano dubbi sul vaccino. I manifesti censurati, sei metri per tre, recavano una semplice scritta, a manifestare alcuni, semplici dubbi: «Sei sicuro che la nostra salute sia la loro priorità?», «Hai fatto tre dosi, ti sei ammalato e hai contagiato. Sicuro di non essere stato ingannato?».

Stando a quanto riporta La Verità, l’amministrazione comunale pavese, calpestando in scioltezza quel bistrattato articolo 21 della Costituzione, cioè quello che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero, fornisce delle motivazioni surreali: «il messaggio è denigratorio nei confronti delle scelte assunte dal Legislatore sovranazionale e nazionale adottate in periodo pandemico» e «il contenuto racchiuso dal suddetto messaggio, veicolato attraverso un servizio pubblico comunale, si porrebbe in antitesi con la campagna vaccinale sulla cosiddetta quarta dose in atto da parte del Ministero della Salute, rivelandosi dannoso per la tutela della salute pubblica». 

Vietato dubitare

«All’ufficio Tributi del Comune mi hanno detto che in tema di affissioni c’è una commissione interna che decide se il messaggio che si vuole veicolare sia idoneo o meno in base alle direttive comunali. Si deve passare da questa commissione anche se ci si rivolge a un’agenzia di pubblicità privata», spiega Daniele Spairani, che fa parte di una delle associazioni cittadine promotrici dell’iniziativa. Va censurato, dunque, il sollevare dubbi legittimi e circostanziati e di certo non «contrari al buon costume» perché potrebbe intralciare una campagna vaccinale su base volontaria.

Dubbi legittimi, alla luce di quel «non ti vaccini, ti contagi, muori» di draghiana memoria — ripetuto a pappagallo per mesi da tutta la corte di lecchini e giullari vari — che la realtà de fatti ha smentito clamorosamente e per cui l’ex premier e relativo seguito non hanno mai chiesto scusa. In questi tre anni pandemici abbiamo sentito ripetere spesso che «non ne usciremo più»: in questo caso, è effettivamente così. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. E bene anche rammentare che il pseudo vaccino è arrivato dopo la prima ondata, quella veramente aggressiva, contribuendo pure alle varianti moltiplicatrici di business assai discutibili.

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