Roma, 18 gen – È morto all’età di 86 anni Pietro Purpura, gigante dell’aviazione italiana e leggenda delle Frecce Tricolori, di cui fu anche uno storico solista. Una vita a solcare i cieli e sfidare la gravità, danzando tra le nubi per portarvi la bellezza della bandiera italiana.

L’esperienza nelle Frecce Tricolori

Era nato a Palermo ma aveva sempre vissuto in Friuli, dove si era trasferito fin da giovanissimo con tutta la famiglia. Quello stesso Friuli in cui, come per destino, è situata la base di Rivolto, storica sede delle Frecce Tricolori. Dopo aver frequentato diversi corsi di volo, Purpura entrò nell’Aeronautica militare, distinguendosi per le sue capacità e la sua bravura. Nel 1964 la chiamata nelle Frecce Tricolori con le quali debuttò a bordo di un G.91 dal colore blu, le inconfondibili frecce ai lati e il tricolore sotto le ali. Allora la celebre pattuglia acrobatica italiana era ancora agli inizi ed era nata da appena qualche anno, più precisamente il primo marzo del 1961. Purpura, in qualità di tenente colonnello, ha volato a lungo con le Frecce, fino al 1981. Prese parte a oltre 300 manifestazioni e a circa 50 sorvoli in Italia e all’estero. Quando lasciò l’Aeronautica aveva accumulato ben 4mila ore di volo.

Il ricordo della trasvolata

Dopo l’Aeronautica Purpura non dismise la passione per il volo. Fondò a Thiene la prima pattuglia acrobatica civile italiana, le Alpi Eagles. Nel 1983 ebbe modo di onorare una delle più grandi e pionieristiche imprese aviatorie di cui il nostro Paese può far vanto: la trasvolata atlantica che Italo Balbo, alla testa di venticinque idrovolanti, compì nell’estate del 1933. Purpura fu uno dei piloti che, a bordo di nove monomotori a elica, attraversarono le due sponde dell’oceano Atlantico per ripercorrere e celebrare a cinquant’anni di distanza lo storico volo di Balbo.

Michele Iozzino

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