Il Primato Nazionale mensile in edicola

Molinella, 29 mag. – “Uscite il meno possibile” e “non esitate a chiedere”. Sono solo alcune delle raccomandazioni che i carabinieri fanno ai residenti della zona rossa, nelle campagne del ferrarese, dove si pensa che da due mesi si nasconda Igor il russo, che poi è serbo e si chiama Norbert Feher. Gli uomini che lo cercano sono sempre 1200, con i relativi costi che questo comporta, ci sono sempre i cani molecolari, i parà del Tuscania, i Cacciatori di Calabria e di Sardegna, le teste di cuoio del Gis, il super-drone, il partigiano di 94 anni. Tutti setacciano paludi, boschi, acquitrini, campi e casolari. Ma Igor non si trova.

La gente è arrabbiata, ha paura e pretende sicurezza. Oggi c’è stato un vertice tra i carabinieri e la popolazione per cercare di placare i malumori. Vi hanno partecipato i cittadini, i sindaci di Molinella, Budrio, Portomaggiore ed Argenta e i rappresentanti dell’Arma e che stanno guidando le operazioni di ricerca. Ai cittadini è stato raccomandato di limitare gli spostamenti, di non aprire a nessuno che non si conosce, e di non affrontare il killer in caso lo incontrassero, ma di chiamare i carabinieri. E via una lunga serie di altri consigli, che il buon senso già suggerisce, insieme alla giustificazione del colonnello Valerio Giardina, comandante provinciali dell’Arma di Bologna, il quale ripete che “le ricerche sono complesse e non si possono divulgare segreti investigativi”.

Ma le raccomandazioni dei carabinieri sembrano cadere nel vuoto se si legge quanto riporta oggi il quotidiano Il Resto del Carlino, che evidenzia una serie di errori e leggerezze commessi dagli inquirenti prima e dopo i delitti di Budrio e Portomaggiore. Innanzitutto i carabinieri si sarebbero lasciati sfuggire il killer nonostante la sera dell’8 aprile lo avessero visto a bordo del Fiorino e lo avessero riconosciuto. E prima ancora, ci si chiede come abbia fatto Igor a farsi tutti i selfie che ha pubblicato sul suo profilo facebook mentre era ricercato da due anni. Infine, l’identità. Tutti lo chiamano Igor Vaclavic, ma che lui fosse Norbert Feher gli inquirenti pare lo sapessero già dall’estate scorsa, così come pare sapessero quali erano i telefoni cellulari che utilizzava. E allora, perché nessuno lo ha fermato prima che fosse troppo tardi?

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. a meno che questo slavo (per fortuna almeno costui non lo dobbiamo chiamare “profugo” giusto ?) non abbia avuto connessione internet nella “giungla” come un novello Rambo via radio con il Colonnello Trautaman (“capo pattuglia chiama corvo”) cosa abbastanza improbabile…

    è abbastanza facil che se ne stia tranquillo a casa di suoi connazionali senza troppi problemi; gli “avvistamenti” (sempre che ve ne siano realmente stati) sono stati solo un escamotage per dare un senso ed una giustificazione a tutta quella importante macchina organizzativa a livello tattico impiantata in loco.

    tutto qui e non credo di sbagliare.

Commenta