Bari, 16 feb – “Ti taglio la gola!“. Questa ed altre le minacce di morte ricevute ieri da Filomena Albano, garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, e da Rosy Paparella, garante regionale dei diritti dei minori, nel corso di un sequestro durato circa un’ora ed interrotto dall’intervento dei carabinieri, all’interno della comunità per minori stranieri non accompagnati a Cassano delle Murge (Bari).

A mettere in atto il sequestro e le minacce ai danni delle due i circa trenta ragazzi – provenienti da Gambia, Nigeria ed Egitto – ospiti della struttura che, nel corso di una riunione delle due con gli operatori del centro, hanno messo in atto la “protesta”, circondando la delegazione, tra urla e minacce, fino al blocco fisico portato avanti quando qualcuno ha tentato di abbandonare in auto la struttura. Stesi a terra, utilizzando sedie e panchine, con la tensione alzatasi in seguito appunto alle minacce di alcuni, le vie d’uscita sono state bloccate. E’ stato solo l’arrivo delle forze dell’ordine, giunti sul posto dopo la chiamata ai carabinieri effettuata da uno degli operatori e circa un’ora di trattative, a placare gli animi e “liberare” la delegazione. “Ci fanno mangiare, ci fanno dormire, ma noi non andiamo a scuola. Non facciamo niente, non vediamo nulla per il nostro futuro. Non crediamo più a nessuno, perché sono venuti dal Ministero e ci hanno detto un sacco di balle”. Queste, secondo il racconto della Paparella, le rivendicazioni dei minori.

Sangue di Enea Ritter

“Eravamo nel centro quando un gruppo di ragazzi esasperati dal fatto che sono nella struttura da tanto tempo, da ottobre, hanno impedito alle nostre auto di uscire. Una decina di loro ha chiesto di poter uscire dal centro- racconta Filomena Albano- Avevano un progetto migratorio, che li doveva portare a studiare e a lavorare in Italia. Non capiscono perché da 4 mesi sono bloccati là, la prima accoglienza dovrebbe durare 60 giorni. Un limite sempre disatteso”, ha aggiunto Albano.

Emmanuel Raffaele

3 Commenti

  1. Sono esasperati dal fatto che sono nella struttura da tanto tempo… non c’è problema rispediteli velocemente in Africa!

    • Giusto! Anche perché se veramente studiare era il loro “progetto”, con i soldi che hanno dato ai negrieri per venire in Italia potevano pagarsi fior di studi a casa loro!

  2. ho visto al tg1 l’intervista della signora ed è sconcertante: in pratica li giustifica e li assolve, aggiungendo che “hanno i loro diritti”… in che fa pensare nuovamente a quanto italiani stessi montino e istigano gli stranieri a pretendere tutto come un fatto dovuto

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