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VIII rapporto dottrina sociale chiesa cattolicaRoma, 16 feb – Nella giornata di ieri, mercoledì 15 febbraio, si è svolto l’VIII Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa ad opera dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan, organizzazione dedita allo studio e all’applicazione dei principi sociali espressi dalla Chiesa Cattolica, che prende il nome dall’uomo simbolo della persecuzione comunista in Vietnam. Quest’anno l’argomento è stato particolarmente interessante in quanto di profonda attualità sia per il mondo civile sia per il mondo cattolico da sempre coinvolto nelle tematiche di accoglienza e solidarietà rivolte ai copiosi flussi di immigrati riversatisi nel nostro paese. I relatori presenti hanno affrontato, in maniera coraggiosa, il tema dal titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos” dal punto di vista statistico, numerico ed economico ma soprattutto sotto il profilo dell’insegnamento sociale autentico che la Chiesa offre attraverso il proprio tesoro dottrinale.

Si è evidenziato immediatamente come l’approccio che gran parte del mondo cattolico tende a dare al problema è di carattere emozionale ed istintivo comportando l’accantonamento dell’analisi dottrinale a cui dovrebbero essere sottoposti tutte le questioni temporali dal punto di vista cristiano. Si rischia pertanto di avere una carità d’istinto che abbandona ogni ragionamento sano e lungimirante ben aderente alla realtà di ogni giorno. Da qui nascono i cattolici oltranzisti dell’accoglienza senza se e senza ma che vanno oltre qualsiasi analisi di impatto sociale economico ed antropologico sulla questione immigrazione, abbandonando ogni forma di ragionamento e di buon senso legato alle situazioni contingenti che dovrebbero influire sul tipo di comportamento da assumere.

All’interno della dottrina sociale della Chiesa esiste un principio importante che dovrebbe muovere ogni intervento umano dei così detti amministratori della cosa pubblica, politici, economisti, dirigenti di ogni categoria ecc.: è quello del bene comune. Esso non rappresenta altro che la sintesi degli interessi di tutte le parti coinvolte e chiamate in causa da un determinato problema o evento umano. Pertanto l’immigrazione non va affrontata soltanto con la carità immediata e personale ma va anche gestita tenendo conto di tutti gli aspetti riguardanti l’impatto sociale tra culture diverse, i diritti e le identità dei popoli che la subiscono, le conseguenze sociali ed economiche, le possibilità concrete per evitarla fin dalle cause primarie. La costruzione a tutti i costi di una società multiculturale e multireligiosa non è per forza di cose la migliore soluzione di fronte alle spinte migratorie qualsiasi siano le cause che le hanno generate.

Bisogna distinguere il volontariato, quello vero e privo di ritorni economici che lo renderebbero un’attività lucrativa, dall’azione di governo che decide le migliori azioni da intraprendere per risolvere il problema secondo i principi del bene comune, mettendo al primo posto l’interesse e l’equilibrio sociale della nazione che è chiamato ad amministrare. Nel rapporto dell’Osservatorio è emerso anche il concetto di ordine sociale inteso come bagaglio di visioni etiche e religiose su cui un paese ospitante è impostato e che non possono essere stravolte senza creare imposizione e violenza ai danni delle persone. Pensare a tutto ciò, secondo la dottrina sociale interna alla Chiesa, vuol dire pertanto saper gestire e valutare ogni forma di contatto tra culture e tradizioni diverse e a volte contrastanti. Farebbero bene quindi gli operatori di associazioni ecclesiali e cattoliche laiche a ripensare il proprio atteggiamento di accoglienza a tutti i costi tenendo invece presente proprio l’insegnamento chiave della dottrina sociale della Chiesa che fa del realismo e del bene comune i propri cavalli di battaglia.

Francesco Amato

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