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Roma, 5 nov – «Occorre che i criteri stabiliti dal ministero della Salute per le zone rosse, gialle e arancioni siano resi pubblici». Lo suggerisce Matteo Bassetti, che ai microfoni di AdnKronos Salute chiede venga fatta luce sulla situazione di incertenzza scaturita dalle scelte – decisamente discutibili – compiute dall’esecutivo nel contesto del nuovo Dpcm. In particolar modo, nei territori regionali caratterizzati dal «rosso» e dall’«arancione». «Se si è scelta la strada di valutare l’Rt delle singole Regioni allora se oggi sei in zona rossa, puoi cambiare ‘colore’ appena scende l’Rt?», si domanda l’infettivologo. «Mi chiedo, sono dei criteri dinamici? Oppure le scelte si sono basate sui dati già in possesso del ministero della Salute relativi al 19-25 ottobre? Qualcuno ci spieghi», conclude Bassetti.

Lombardia blindata

Richieste che è difficile non definire ragionevoli e che trovano il supporto dei capigruppo alla Camera di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi con l’Italia, che domandano di sapere «i criteri che hanno determinato le scelte sulle zone di rischio in Italia». Scelte che per alcune Regioni determineranno la morte civile delle imprese commerciali. Sulla base di quali dati, quindi, è stata decisa questa chiusura? «Comunicare ai lombardi e alla Lombardia, all’ora di cena, che la nostra regione è relegata in fascia rossa senza una motivazione valida e credibile non solo è grave, ma inaccettabile», questa la stoccata del  governatore Attilio Fontana. «A rendere ancor più incomprensibile questa decisione del Governo sono i dati attraverso i quali viene adottata: informazioni vecchie di dieci giorni che non tengono conto dell’attuale situazione epidemiologica», ha insistito il presidente. «Le richieste formulate dalla Regione Lombardia, ieri e oggi, dunque non sono state neppure prese in considerazione. Uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi. Un modo di comportarsi che la mia gente non merita».

Calabria: isolamento fatale

Non solo la Lombardia si ribella alle decisioni prese dall’esecutivo. La Calabria, per esempio, si dice pronta ad impugnare la nuova ordinanza: «Questa regione non merita un isolamento che rischia di esserle fatale», questo il commento del presidente facente funzioni Nino Spirli. Da queste decisioni emergerenne una «volontà, evidentemente preconcetta, di chiudere una regione i cui dati epidemiologici, di fatto, non giustificano alcun lockdown, soprattutto se confrontati con quelli delle nostre compagne di sventura: Lombardia, Piemonte e Val d’Aosta».

Cristina Gauri

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