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Roma, 5 nov – Potrebbe uscire vincitore dalle presidenziali americane la dittatura cinese. Pensate: se Trump dovesse perdere, la Cina, dopo aver nascosto per mesi l’esistenza del Covid-19, dopo aver massacrato le economie occidentali concorrenti e dopo averci ridotti in stato di semi schiavitù, potrebbe addirittura ottenere lo strabiliante successo di affossare il nemico numero uno, Donald Trump. Senza la pandemia in corso, The Donald avrebbe avuto la strada spianata verso il secondo mandato come quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti d’America grazie agli impressionanti successi in economia, in sicurezza interna e in politica estera. Se davvero dovesse vincere Biden, la vittoria non sarebbe comunque sua ma riguarderebbe una condizione internazionale di instabilità voluta e gestita da Pechino, verso cui l’unico motto possibile è “America first”, ma puzza un po’ troppo di nazionalismo perché i democratici possano eventualmente ereditarlo e utilizzarlo a dovere. La battaglia contro la dittatura comunista cinese, e in difesa del pacchetto di libertà che essa ha deciso di archiviare, non è cancellabile né rimandabile, sebbene ciò significherebbe per i dem dare ragione alle invettive e alle supposizioni di Trump.

America divisa in due

L’America è divisa in due, e uno dei due vincerà per poco. L’America rurale, quella profonda, chiamatela come volete, vota Trump perché egli si è eretto ad argine contro la deriva nichilista, disfattista e politicamente corretta intrapresa dal mondo liberal. Esista un’America gloriosa che non ha intenzione di abbattere i simboli del proprio passato o di cancellare ciò che resta dei ricordi della propria storia. Esiste un’America cristiana, conservatrice, radicalmente liberale che, proprio in virtù della sua tradizione, non ama l’ingerenza del potere pubblico nella vita dei cittadini, pandemia o non pandemia, e che quindi ha apprezzato il profilo tenuto da Trump durante la stagione pandemica ancora in corso e volto a non schiacciare il privato cittadino col peso del governo. Sono loro stessi i detentori di libertà e diritti e solo loro possono decidere se e come limitarli, non il governo. Suonano strane queste parole a noi, poiché siamo imbevuti di una cultura collettivista per la quale al centro di tutto c’è il governo, non l’individuo. Nei comizi di Trump, in cui la folla si accalcava liberamente, circolava una vitalità e un senso di libertà difficilmente descrivibili, a differenza invece di ciò che accadeva con Biden, i cui seguaci militarizzati se ne stavano composti e imbavagliati. I guasconi, quelli irresponsabili, sono poi coloro stanno maggiormente subendo i danni derivanti dalla pandemia e che in religioso silenzio raccolgono i cocci distrutti dai movimenti antifascisti sobillati dalla sinistra.

Violenze solo a sinistra

Trump è dato per spacciato, eppure nessun suo sostenitore armato è sceso in strada a rivendicare il proprio diritto a sfasciare tutto. I fascistoidi che amano le armi si sono limitati a difendere i propri negozi e le proprie abitazioni mentre i sinceri democratici, le sentinelle della democrazia universale, mettevano a ferro e fuoco le maggiori città americane. Strano paradigma, questo, che si ripete come un mantra da Ovest a Est, dall’America all’Europa. La violenza delle frange estremiste, coccolate dal mondo liberal, corre parallelamente alla mitezza del popolo di destra, conservatore, dalle tante sfaccettature e che non è imbevuto nella cultura della colpa.

Tutto il male possibile se vincerà Biden

Se vincerà Biden, affiancato da un Obama che si proietta così verso il suo terzo mandato, queste colpe saranno tutte messe sul conto dell’America e dell’Occidente intero. La narrazione revisionista e politicamente corretta diverrà dominante, le statue saranno rimosse all’insegna di una storia da riscrivere da zero, l’ecologismo talebano occuperà il primo posto nell’agenda di governo (Biden ha promesso investimenti per duemila miliardi di dollari), la tasse aumenteranno per espiare i peccati del ceto produttivo inquinante e probabilmente discendente degli schiavisti, l’America tornerà ad utilizzare toni morbidi e suadenti con le dittature che nel mondo mietono vittime e libertà. Chissà, forse vi sarà un’altra primavera araba cui seguirà una candidatura per il Nobel per la pace. Questo risultato può essere raggiunto tramite la conta dei voti tramite posta, voluti e incoraggiati dai democratici che cavalcano l’onda della paura e della chiusura nei bunker. Trump, in questo caso, farà ricordo alla Corte Suprema dove i conservatori detengono la maggioranza.

Trump pronto a difendere il diritto dell’America ad avere il presidente che preferisce

Non facciamoci fregare: il mainstream, quello che da mesi dà Trump per morto, sta descrivendo Biden come l’eroe e Trump come il bambino che scappa via col pallone. Sono balle. Il presidente uscente ha annusato l’aria e conosce fin troppo bene i suoi avversari, dunque si prepara a difendere il proprio diritto di fare liberamente politica e il diritto dell’America ad avere il presidente che preferisce. Gli americani hanno paura, durante i sondaggi, ad esporsi in favore di Trump: temono ripercussioni di qualsiasi tipo, ed è ciò che realmente avviene. Ma noi lo possiamo dire serenamente: lo spettacolo continua, oh se continua.

Lorenzo Zuppini

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